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Spagna

Espanyol-Barcellona, l’analisi tattica: come giocano Gonzalez e Flick

Mattia Celio
Mattia Celio Redattore 
Efficacia contro pressing alto. La partita di questa sera vedono due squadre che sanno perfettamente come trovare la via della rete. La sfida è tutta da vivere.
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Il sabato sera de LaLiga presenta una partita tutta da vivere. Questa sera ci sarà il Derby catalanoEspanyol-Barcellona. Una sfida che, da una parte, potrebbe significare la sesta vittoria di fila per la squadra di Manolo Gonzalez e che, di conseguenza, lancerebbe i Periquitos sempre più verso la zona Champions League. Dall'altra, invece, potrebbe consentire ai blaugrana di consolidare il primo posto in classifica in attesa poi di Real e Atletico Madrid. Ecco l'analisi tattica degli allenatori dei due club.

Espanyol, come gioca Manolo Gonzalez: gioco non spettacolare ma efficace e vincente

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La sconfitta contro l'Alaves si è rivelata una sorta di sveglia per l'Espanyol: da lì ben cinque successi consecutivi e Champions League più vicina. Un andamento non male per un autista. Proprio così. Manolo Gonzalez lavorava coma autista prima di intraprendere la carriera di allenatore. Ha dovuto lasciare il calcio molto presto per un brutto infortunio ma ora, nelle vesti di tecnico, sta raccogliendo risultati soddisfacenti sulla panchina dei Periquitos. 

Con la tattica di Manolo González, il gioco di costruzione dell'Espanyol si concentra su una progressione strutturata e controllata, piuttosto che sul possesso palla per lunghi periodi. L'obiettivo principale è quello di sfondare in modo netto la linea di pressione iniziale dell'avversario, mantenendo al contempo una formazione equilibrata che fornisca copertura difensiva.

Nella fase iniziale di costruzione della squadra, la formazione passa dal 4-2-3-1 al 3-2-4-1 quando ha la palla. Questo cambio avviene nel momento in cui uno dei centrocampisti centrali, spesso Eduardo Expósito, arretra per unirsi ai due difensori centrali, Leandro Cabrera e Clemens Riedel, e al portiere. In alternativa, il terzino destro può schierarsi con i difensori centrali. In questo modo si crea una difesa a tre, che dà loro un vantaggio 3 contro 2 contro gli attaccanti avversari e consente una circolazione della palla più sicura ed efficace dalla difesa.

L'obiettivo fondamentale non è la velocità o la creatività, bensì la chiarezza posizionale e la riduzione del rischio: assicurando le linee di passaggio e controllando il ritmo, l'Espanyol riduce al minimo le possibilità di perdere palla nelle zone pericolose e costruisce una piattaforma stabile per ulteriori progressi.

Barcellona, la macchina da gol guidata da Hansi Flick

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Hansi Flick non è certo un allenatore che ha bisogno di presentazione. Ha preso un Barcellona distrutto nel fisico e nell'animo dopo le ultime deludenti stagione e l'ha fatta tornare la squadra che il mondo del calcio é abituata a vedere: una macchina da gol. Anche se ora non c'è più il famoso tridente Messi - Suarez - Neymar, questo Barça corre, diverte, segna e vince. A volte stravince.

Il segno distintivo è stato un reparto difensivo aggressivo e alto, che cercava di comprimere lo spazio, forzare decisioni affrettate e dominare il territorio. Utilizzando la trappola del fuorigioco sincronizzata come arma centrale, il Barcellona ha ripetutamente tentato di soffocare gli attacchi avversari prima che raggiungessero la trequarti di campo. Questa scommessa calcolata, tuttavia, ha portato sia ​​vantaggi che vulnerabilità, evidenziando lacune contro le squadre disposte a prolungare il gioco con corse dirette o lanci aerei.

Il Barcellona solitamente recupera il pallone centralmente a causa della grande densità di uomini che posiziona nella zona centrale del campo, avviando una rapida transizione offensiva con passaggi diretti verso i giocatori più avanzati. Si cerca spesso una transizione offensiva veloce per cercare di spezzare la linea difensiva avversaria con diversi interpreti fuori ruolo. Lo smarcamento preventivo è affidato ai due esterni alti, Lamine Yamal e Raphinha, mentre in zona centrale è Lewandowski che detta la profondità immediata.

Se invece, una volta conquistata palla, la pressione avversaria annulla lo spazio e il tempo necessari per una giocata filtrante, il Barcellona rallenta il gioco, consolidando il possesso del pallone e impostando la costruzione dell’azione dal basso. Uno schema che, da quando Flick siede sulla panchina blaugrana, ha portato il Barça a bucare la rete ben 246 volte.