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Nelle ultime ore l’Iran è precipitato nel caos. Tra le tante persone costrette a lasciare il Paese c’è anche Duckens Nazon, attaccante dell’Esteghlal e della nazionale di Haiti. Secondo quanto riportato da L'Équipe, il centravanti ha vissuto ore drammatiche: pronto a decollare, si è ritrovato invece bloccato per quasi due giorni al confine dopo un viaggio di dieci ore in auto, con il timore di non rivedere i propri figli.
I BOMBARDAMENTI IN IRAN -"Il giorno in cui è iniziato tutto non dovevo essere in Iran, ma col fatto che avevamo cambiato allenatore e il nuovo arrivato voleva conoscerci tutti. Un mio amico il giorno prima mi aveva avvisato che sarebbe potuto succedere qualcosa di brutto a breve".
IL DECOLLO E L'INIZO DELLA GUERRA -"Appena saliti in aereo, il mio amico mi scrive: "Dove sei, sono appena suonate le sirene che annunciano praticamente l'inizio della guerra". Li mi sono sentito fortunato. Successivamente però il comandante ferma l'aereo perché erano iniziati ufficialmente i bombardamenti".
L'INIZIO DELLA CATASTROFE -"Inizialmente io e Munir siamo scesi e abbiamo preso un bus per tornare immediatamente in città, non avevo mai visto un traffico simile. C'era il fumo di una bomba proprio vicino a noi, tutti gli altri invece hanno deciso di andare in Turchia, mentre io sono andato in Azerbaijan facendomi 10 ore di macchina".
LA FAMIGLIA - "I miei cari hanno pressato tantissimo l'ambasciata per farmi passare, alla fine c'e l'hanno fatta. In questi momenti pensi a qualsiasi cosa. A casa mi aspettavano i miei 4 figli e mia moglie. Quando ti ritrovi in un conflitto che non ti riguarda... e lasci soli figli e moglie è una cosa bruttissima".
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