Il 2026 della Serie A inizia con un chiaro segnale, forse definitivo: per lo Scudetto, a meno di ribaltoni incredibili, sarà corsa a tre. Ecco cosa ci ha detto la prima giornata dell'anno solare, la 18a di campionato.
I giudizi
I top e i flop della 18a giornata di Serie A: Inter travolgente, disastro di Fabbri

MILAN, ITALY - JANUARY 04: Marcus Thuram of FC Internazionale celebrates with teammates after scoring their team's third goal during the Serie A match between FC Internazionale and Bologna FC 1909 at Giuseppe Meazza Stadium on January 04, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

I top della 18a giornata di Serie A: che Inter a San Siro! Atalanta in crescita
—Tra le tre big, ha convinto in modo particolare l'Inter di Cristian Chivu. Novanta minuti pressoché perfetti per liberarsi di un Bologna tutt'altro che irresistibile, complice la grande prestazione dei nerazzurri. I padroni di casa hanno avuto una quantità di chance enorme per un big match, pur concretizzandone solo tre. Si prende poi la luce dei riflettori un Lautaro Martinez tirato a lucido, reattivo, sempre a segno nelle ultime settimane. Questa versione dell'attaccante argentino, già in doppia cifra, è una delle migliori viste a Milano negli ultimi anni, per continuità e impatto.

Napoli e Milan vincono invece lontano dalle mura amiche, espugnando rispettivamente l'Olimpico sponda biancoceleste e l'Unipol Domus di Cagliari. Il ritmo in ottica Scudetto aumenta e, di conseguenza, inizia ad aprirsi un gap tra le prime tre e le altre. Chi ha contribuito alla fuga del trio di testa è sicuramente l'Atalanta. Gli orobici, con un primo tempo di grande qualità, battono una Roma spuntata, che segna poco e che se va sotto non vince praticamente mai. L'Atalanta però ora è tornata a essere un avversario scomodo per tutti e ora la banda di Palladino è in scia per la zona Europa. Bravo l'allenatore nativo di Mugnano di Napoli a ridare vita a un gruppo che, con Juric, sembrava tutt'altro che pimpante.

Bel weekend anche per il Torino, corsaro a Verona e ormai lontano dalle agitate acque della lotta salvezza. I granata si sono imposti con autorità, sbloccando la partita in avvio e chiudendola nel finale, come fanno le grandi squadre. Inizia bene anche il 2026 della Fiorentina. Kean segna il gol vittoria contro la Cremonese al 92', dopo una partita in cui la porta grigiorossa sembrava stregata nonostante l'ottima prestazione dei ragazzi di Vanoli. Dai gol dell'attaccante della Nazionale passa tanto, tantissimo della rincorsa salvezza della viola, che ha bisogno del suo bomber per una seconda metà di stagione più adatta al blasone e alla storia del club.
I flop di giornata: Fabbri "show", sanguinosa la scelta di David
—Partiamo da Fabbri. L'arbitro di Roma-Atalanta regala spettacolo, purtroppo per la partita e per lui in negativo: in Serie A non è la prima volta. Il gol di Scalvini, dopo un'attenta revisione, viene convalidato. Decisione dubbia, visto che Scalvini ha le braccia leggermente stese e tocca Svilar, ma che ci può stare. Incredibile invece l'annullamento del gol di Scamacca. Dal regolamento che si trova sul sito Aia si parla di "giocata deliberata" che annulla la posizione di fuorigioco quando "il pallone arrivava da lontano e il calciatore - Hermoso - ne aveva una visuale chiara" e "ha avuto il tempo di coordinare il movimento del proprio corpo".

Scamacca non interferisce minimamente con il tentativo di Hermoso di controllare il lancio di Ederson, anzi, non si muove nemmeno verso il giocatore spagnolo prima che questo tocchi il pallone. Poi il romanista sbaglia lo stop e sostanzialmente gli passa il pallone. E il regolamento dice: "Un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, il quale lo ha giocato deliberatamente, non è considerato aver tratto vantaggio". Difficile spiegare l'interpretazione del Var Maresca prima e di Fabbri poi.

A proposito di cose difficili da spiegare: il rigore di David. Un attaccante che non segna da mesi, in crisi, beccato dalla tifoseria, si presenta sul dischetto in una partita potenzialmente spartiacque e prova un cucchiaio improbabile. Partiamo dal fatto che, visto il momento, il penalty avrebbe dovuto tirarlo il primo rigorista, checché ne dica Spalletti. E poi la scelta del canadese. Un rigore calciato con superficialità, con poca convinzione, quasi con disinteresse. Tutto ciò che alla Juventus non serviva in quel momento, al di là dell'errore, vista la delicatezza e l'equilibrio in corsa Champions.
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