derbyderbyderby calcio italiano Lima ESCLUSIVA: “Contro la Juve era come indossare la maglia del Brasile. Malen? Fortissimo”

IL RACCONTO

Lima ESCLUSIVA: “Contro la Juve era come indossare la maglia del Brasile. Malen? Fortissimo”

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L'ex centrocampista brasiliano ha parlato ai microfoni di DDD dei suoi precedenti contro la Juventus e di quella marcatura asfissiante su Zidane
Felipe Cereser
Felipe Cereser

L’energia di Francisco Lima non scade mai. Dopo anni dalla sua esperienza in maglia giallorossa, l’ex centrocampista, soprannominato “Duracell” per il suo inesauribile fiato in campo, ha parlato a DerbyDerbyDerby.it in una lunga intervista in cui sembrava rivivere le stesse emozioni dei tempi d’oro della Roma guidata da Fabio Capello. In vista dell’incontro tra romanisti e juventini, Lima ha rivelato che era ancora più motivato a vincere quando c'era la Juventus davanti e scommette sulla vittoria della Roma questa domenica 1 marzo. In esclusiva ai nostri microfoni, lui, che oggi fa l'allenatore di giovani calciatori, ci ha anche ricordato delle difficoltà prima dell'arrivo in Italia.

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Lima: dalla povertà in Brasile alle stelle a Roma

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Prima anche di parlare dei momenti passati con la Roma e anche di oggi, volevo che ci ricordasse del Suo Brasile, in particolare i ricordi di Manaus. Per uno che è nato e cresciuto lì, quanto è cambiata la Sua vita quando Lei è arrivato in Italia?

"La mia famiglia era molto umile e povera. Mio papà aveva lasciato mia mamma da sola con otto figli. Ho lavorato nelle campagne, ho fatto il muratore per un po’ per prendere qualche soldo. Ero piccolo, però lavoravo già e alla fine il calcio è stato il modo che ho trovato per aiutare in casa. Io andavo in allenamento e lì prendevo un ticket pasto per riuscire a comprare pane e uovo per far mangiare i miei fratelli. Sono uscito da Manaus a 17 anni per fare il calciatore professionista e ringrazio Dio per la carriera che ho avuto, particolarmente per gli anni con la Roma. Non dimenticherò mai come piangevo quando sono entrato all’Olimpico per la prima partita. Piangevo tanto perché non avevo mai visto una cosa così, con i tifosi che rispondevano allo speaker Carlo Zampa quando lui chiamava dicendo il mio nome e loro urlavano il mio cognome. E pensavo tra me e me: “Da dove vengo io, un paese sconosciuto in mezzo all’Amazzonia, dovevo fare otto ore in barca per arrivare a Manaus, e invece guarda: ora qua c’è uno stadio pieno che mi chiama per nome".

Sin dall’inizio la Roma è sempre stata nel Suo percorso. Quella squalifica con il Zurigo, dove Lei giocava, contro i giallorossi in Europa League, La ha aiutato a venire in Italia?

"Sì, abbiamo perso all’Olimpico 1-0 e pareggiato in casa 2-2. Siamo andati via, ma in Italia tutti mi volevano. C’erano Fiorentina, Bari, Piacenza e Sampdoria, ed il Lecce si è fatto avanti. Il campionato italiano era ancora il più forte al mondo, c'erano squadre molto forti e nella mia seconda partita in casa c’era già la Juventus. Il nostro allenatore, Cavasin, mi dice che per vincere quella partita dovevo sacrificarmi e tenermi accentrato a marcare Zidane. E ci ho provato. Era una giornata caldissima, facevano 40 gradi a Lecce e nei primi minuti sono salito per un colpo di testa che ci ha portato avanti. Van der sar è rimasto fermo. Io esultavo tanto, sono andato in curva… solo dopo ho visto che per il colpo stavo sanguinando perché avevo beccato anche un compagno di squadra e mi ero fatto male alla testa. Per me è stata una cosa stupenda! Abbiamo vinto 2-0 ed io sono stato scelto migliore in campo, per il gol ma in gran parte anche perché sono riuscito ad annullare Zizou. E lui, infastidito fin dall’inizio, mi diceva: “Lasciami stare. Tu sei brasiliano, voi giocate non marcate”. E io gli ho risposto: “Ma io non sono brasiliano, io sono africano”. Dopo ci siamo incontrati in Champions Roma-Real Madrid e lui mi chiedeva sempre di andarci piano".

Si può dire che la tifoseria della Juve non ha delle belle memorie con Francisco Lima. Tra i suoi ricordi con loro anche credo che ci sia anche quel 4-0 allo stadio Olimpico, vero?

"È stata una partita bellissima, perché c’era anche il comitato della Nazionale del Brasile allo stadio e ho pensato: “Oggi devo spaccare”. Era di sera, L’Olimpico strapieno, partita contro la Juve e quel 4-0… abbiamo giocato molto bene, Cassano ha segnato due volte, c’era Francesco [Totti] che faceva il quattro con la mano e dopo il gesto di andare via a loro. Mi ricordo che Thuram era furioso con me perché avevamo già fatto il quarto gol e io continuavo lo stesso, a marcare e arrivare forte contro di loro. Ma io ero così, volevo e dovevo fare tutto dall’inizio alla fine per vincere e contro la Juve ancora di più. Mi vengono i brividi a ricordare i tifosi e noi a esultare dopo il fischio finale. Sembra che sia adesso la partita… io non mi dimentico mai le esperienze che ho vissuto a Roma".

Lima: "Battere la Juve per la Champions"

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Come sentiva Francisco Lima una partita contro la Juventus a quel tempo?

"Quando si indossa la maglia della Roma, bisogna avere sempre grande responsabilità. E io indossavo la numero 5, quella di Falcao, che è un mio idolo… contro la Juve era tutto più intenso perché tutti dicevano che loro avevano tante influenze, c’erano sempre grandi calciatori in campo e, quindi, il clima di ogni partita era diverso. Ma da quando sono arrivato alla Roma, con mister Capello, tante cose sono cambiate. La squadra era campione d’Italia, era la opportunità più bella della mia vita ed essere lì per i tifosi, per la maglia, per la città contro di loro [Juventus] era come difendere i colori del Brasile, della mia Nazionale".

Tra quella squadra del 4-0 della Roma e questa attuale, che giocherà contro la Juve questa domenica 1 marzo, ci sono delle similitudini?

"Il calcio è cambiato tanto. Penso che la mia Roma giocasse il vero calcio: il sistema di gioco era diverso. C’erano più talenti, squadre fortissime dappertutto in Serie A, si lavorava sulla tecnica, la nostra squadra si conosceva tanto che si permetteva di girare la palla sul campo senza guardare perché già si sapeva che il compagno sarebbe stato dall’altra parte ad aspettare il cross… oggi il calcio è più pragmatico, è più diretto. Vince chi ha più resistenza fisica e sbaglia di meno. Non c’è paragone con quel calcio del passato anche perché si aveva pazienza di lavorare i calciatori. Oggi ai ragazzi giovani manca coscienza collettiva. Io oggi faccio l'allenatore di ragazzi tra i 13 e i 15 anni a Boston [negli Stati Uniti] e qui a Lecce e li vedo tutti guardare solo la palla senza guardarsi attorno, non curano gli spazi, chi c’è dietro. Tutti credono di essere calciatori, ma non è così, bisogna allenarsi. Non esistono calciatori pronti e noi dobbiamo lavorare con questi ragazzi in Italia, avere più campi di strada, più scuole calcio e vedo che, ad esempio, Gasperini è uno che lo sa fare, ha rivoluzionato l’Atalanta con poco e dà valore ai giovani. Lui ha gli occhi aperti per i ragazzi che saranno ancora più bravi, ma per adesso manca un bilanciamento tra questi giovani e altri calciatori più forti e con esperienza. Solo Dybala è molto poco per la Roma".

Lei crede che Gasperini potrà vincere uno scudetto in futuro con la Roma?

"Sì, lo conosco da quando allenava il Genoa e mi piace il suo lavoro, però bisogna fare un bel calciomercato per la prossima stagione. La difesa è forte. La Roma deve puntare sui centrocampisti e sugli attaccanti, anche se Malen è arrivato molto bene, io sento la mancanza di un capocannoniere, uno che sappia fare il gol dentro l’area di rigore e possa approfittare dei cross o dei lanciamenti in profondità. L’arrivo di qualcuno in questo ruolo, che sia forte così come Malen, cambia tutto. Malen è forte, io vorrei andare a guardarlo dal vivo allo stadio o in allenamento a Trigoria".

Per questa domenica, 1 marzo, per Roma-Juve quale proiezione può fare Lei?

"Vince la Roma e fa una bella partita, perché vincere domenica significa stare a un passo dalla Champions League. Avere la Champions sul calendario della prossima stagione cambia tutto. Cambia il modo di pensare della società, si alza il livello… nessuno vuole fare brutta figura in Europa. Ti immagini la Roma in una semifinale di Champions allo Stadio Olimpico? Mamma mia, io sarei il primo ad arrivare lì anche il giorno prima della partita ad aspettare quel momento. Sarebbe uno spettacolo!"