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Il primo (mini) break della stagione di Serie A è servito: lo mette l'Inter, che vince a Parma e allunga sulle rivali. Si fermano Napoli e Milan, la Roma, la Juve e il Como convincono e tanto altro ancora: ecco i top e i flop di questa giornata di Serie A, la 19a.
Partiamo dall'alto e quindi dal Tardini di Parma. L'Inter di Chivu batte i crociati 0-2 e si porta, complici i passi falsi di Milan e Napoli, a +3 sui rossoneri secondi e +4 sui partenopei terzi. Un risultato positivo, in un turno che forse non doveva nemmeno essere così favorevole ai nerazzurri. L'Inter però ha giocato una partita da grande squadra soprattutto nel secondo tempo, concedendo pochissimo dopo il vantaggio e dando una sensazione di sicurezza che l'anno scorso raramente si era vista. Ripensando proprio al pareggio di Parma (2-2, dopo essere andata in vantaggio 0-2), sembra passata una vita. Bravo Chivu a ridare linfa e vitalità a un gruppo che dopo Monaco sembrava destinato a sciogliersi, bravi i giocatori a recepire: e domenica sera, contro il Napoli, può esserci la vera, prima, spallata al campionato.
Vincono e convincono anche Roma e Juventus, che accorciano, con una partita in più, è bene ricordare, su Milan e Napoli. Due vittorie senza subire gol, un bel modo per reagire dopo i passi falsi del weekend. Complimenti, questa volta, a David, autore di un'ottima partita, dimostrazione di carattere e serietà dopo il brutto rigore calciato contro il Lecce. Un plauso anche a Ferguson e Dovbyk, che nonostante un allenatore che a più e più riprese li punge, eccessivamente, in conferenza stampa vanno in campo e regalano tre punti alla Roma.
C'è anche chi è pronto a giocarsi la chance di agganciarsi definitivamente al treno Champions League: è il Como di Cesc Fabregas. Settanta minuti non entusiasmanti a Pisa, poi tre gol per portare a casa tre punti su un campo dove tutti hanno fatto fatica. La notizia migliore? Con un Paz lontano dai propri standard i lariani riescono comunque a vincere e convincere, con un altro giovane dal futuro scintillante, Perrone. E poi, a proposito di attaccanti che si meritano complimenti, Tasos Douvikas. Spesso sottovalutato, il greco sta dimostrando perché la vera follia di Fabregas in questi mesi sia stata la titolarità di Morata a suo discapito, unico vero errore imputabile all'allenatore di Arenys de Mar.
Chiudiamo la parte dedicata ai top con l'Atalanta di Palladino. Poche parole, tanti fatti: così si potrebbero riassumere questi primi mesi di lavoro dell'allenatore ex Monza. Un secco 0-2 al Bologna al Dall'Ara non è cosa di poco conto. E ora gli orobici sono settimi dopo la partenza horror con Juric, senza proclami, senza Lookman impegnato in Coppa d'Africa. Mica male.
Pareggia in casa il Milan di Allegri, contro una piccola: non una novità che contro le squadre di bassa classifica i rossoneri inciampino. Sulla partita c'è poco da dire, con il vantaggio del Genoa arrivato in modo piuttosto estemporaneo e Leao e compagni che si sono schiantati su un Leali in serata di grazia fino al 92'. Tuttavia, i punti persi in questo modo iniziano a diventare parecchi.
Pareggia in casa anche il Napoli, dopo essere andato sotto 0-2, con il Verona. La sensazione è che i partenopei abbiano abbassato un po' la guardia, pensando più al big match di San Siro contro l'Inter e dando per scontata la vittoria contro l'Hellas. Strano per una squadra di Conte, di solito bravo a trasmettere l'importanza delle partite ai suoi. Adesso gli azzurri andranno a Milano a -4: obbligatorio cercare di fare risultato.
Il Bologna non vince più. La squadra di Italiano appare spenta, poco reattiva, lontanissima dalla corazzata che appena pochi mesi faceva pelo e contropelo al Napoli campione d'Italia. Italiano deve trovare la cura in tempi brevi, perché ormai questa crisi si prolunga da parecchie settimane e le altre squadre in lotta per l'Europa non concedono periodi di rotta prolungata. Ultimo flop per Nzola. L'angolano ha giocato contro il Como una partita ai limiti, e forse oltre, dell'inguardabile, coronata da un rigore calciato malissimo. Scaricato anche da Gilardino, tornerà a Firenze: trent'anni ad agosto, se un allenatore dice di te "deve capire cosa fare da grande", forse è tempo di crescere.
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