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L'etimologia nel calcio

Napoli, da McTominay ad Hojlund: l’etimologia dei cognomi della Serie A

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Scopri l’origine e il significato dei cognomi dei protagonisti della squadra di Conte: dalle radici latine e medievali fino alle influenze balcaniche, africane e nord-europee. Un viaggio tra etimologia, storia e identità calcistica
Stefano Sorce
Stefano Sorce

Prima ancora dei numeri sulle maglie e delle gerarchie di spogliatoio, il Napoli è fatto di nomi. Nomi che non nascono per il calcio, ma che il calcio ha ereditato. Perché ogni cognome porta con sé una storia più antica del pallone, una traccia lasciata dal tempo, dalla terra, dalle lingue che si sono incrociate molto prima di arrivare al Maradona.

C’è chi porta addosso un augurio, come Buongiorno, nato da un saluto che voleva promettere fortuna e luce. Chi custodisce un titolo antico, come Conte, parola che un tempo indicava comando, responsabilità, potere. Chi arriva dalla geografia, come Lucca o Politano, cognomi che raccontano città, spostamenti, partenze. E chi, come Di Lorenzo, si porta dietro una discendenza, un nome passato di padre in figlio, come una linea che non si interrompe.

Altri cognomi dei giocatori del Napoli parlano lingue diverse. Lobotka nasce da un soprannome slavo, concreto e diretto. Hojlund cresce tra boschi elevati del Nord Europa. Gilmour e McTominay raccontano la Scozia dei clan e dell’appartenenza. Elmas brilla come un diamante nella tradizione balcanica, mentre Anguissa e Lukaku arrivano dall’Africa portando con sé forza, identità e peso simbolico.

Questo articolo non è un dizionario e non è una curiosità fine a sé stessa. È un viaggio dentro i cognomi del Napoli, dentro le loro etimologie, dentro ciò che raccontano senza parlare. Perché prima di essere urlati da uno stadio, quei nomi sono stati pronunciati in una casa, scritti in un registro, tramandati in una famiglia. E forse è anche per questo che oggi, così diversi per origine e storia, finiscono tutti sotto la stessa maglia.

Dalla pace al comando: cosa raccontano i cognomi di Meret, Gutierrez e Buongiorno

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Alex Meret, nato a Udine il 22 marzo 1997. Il cognome Meret affonda le sue radici in un’area geografica di confine, tra Friuli, Slovenia e Croazia, dove per secoli si sono incontrate e mescolate culture latine, slave e mitteleuropee. Non è un caso che proprio il Friuli sia una delle zone italiane in cui questo cognome è storicamente più diffuso. Dal punto di vista etimologico, Meret deriva con ogni probabilità da una forma abbreviata di nomi personali slavi come Miroslav, Mirko o Mirek, costruiti sulla radice mir, che significa “pace”, “armonia”, “equilibrio”. Un termine che richiama calma, controllo e stabilità, valori centrali anche nella simbologia onomastica slava.

Miguel Gutierrez, terzino sinistro del Napoli, nato a Pinto il 27 luglio 2001. Il cognome Gutierrez è uno dei più antichi e diffusi della tradizione spagnola e appartiene alla grande famiglia dei cognomi patronimici, quelli formati per indicare la discendenza dal padre. Dal punto di vista etimologico, Gutierrez significa letteralmente “figlio di Gutierre”. Il nome Gutierre deriva a sua volta dal germanico Walthari o Gaut-hari, composto da gund / walt (“combattere, governare”) e hari (“esercito”). Il significato originario rimanda quindi a concetti come guerriero, capo armato, uomo d’armi. Il suffisso -ez, tipico della lingua castigliana (come in Fernández, González, Rodríguez), indica proprio la discendenza diretta, ed è il segno linguistico lasciato dall’influenza visigota nella penisola iberica tra Alto Medioevo e Reconquista.

Alessandro Buongiorno, difensore del Napoli, nato a Torino il 6 giugno 1999. Il cognome Buongiorno nasce da una delle espressioni più semplici e antiche della lingua italiana: buon giorno. Un saluto quotidiano che, nel Medioevo, aveva un valore molto più profondo di quello attuale, perché racchiudeva un vero e proprio augurio di fortuna e prosperità. Dal punto di vista etimologico, il significato è trasparente: buono deriva dal latino bonus, mentre giorno affonda le sue radici nel latino dies. Insieme formano l’idea di un “giorno favorevole”, di un inizio positivo, luminoso, propizio. Non a caso, Buongiorno rientra nella categoria dei cognomi augurali, nati come soprannomi attribuiti a persone considerate di buon auspicio, accoglienti, oppure simbolicamente legate all’idea dell’inizio, della presenza rassicurante. Col tempo quel soprannome si è fissato come cognome ereditario, diffondendosi soprattutto nel Sud Italia, ma senza rimanere confinato a una sola area geografica. Non indica un mestiere né una discendenza nobiliare, ma racconta qualcosa di più sottile: come una persona veniva percepita all’interno della comunità.

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Napoli: tra fede, clan e identità: cosa raccontano i cognomi di Juan Jesus, Gilmour e Neres

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Juan Jesus, nato a Belo Horizonte il 10 giugno 1991. Il cognome Jesus ha un’origine immediata e potente, profondamente legata alla tradizione religiosa iberica e alla storia del mondo lusofono e ispanico. È uno di quei cognomi che non nascono per descrivere un mestiere o un luogo, ma per affermare un’identità simbolica. Dal punto di vista etimologico, Jesus deriva dal nome proprio Gesù, che a sua volta proviene dall’ebraico Yehoshua (poi Yeshua), con il significato di “Dio salva” o “salvezza di Dio”. Il nome arriva in Europa attraverso il latino Iesus e si diffonde soprattutto nei paesi cattolici, come Spagna e Portogallo, da cui poi passa in America Latina con la colonizzazione. Come cognome, Jesus nasce in ambito devozionale. Veniva attribuito a famiglie profondamente religiose, a bambini nati in particolari festività cristiane, oppure come segno di protezione e affidamento alla figura sacra. In Brasile è molto diffuso e non ha connotazioni nobiliari, ma rappresenta un legame diretto con la cultura popolare e spirituale del paese.

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Billy Gilmour, nato a Irvine l’11 giugno 2001. Il cognome Gilmour affonda le sue radici nella Scozia medievale, dove i cognomi nascevano spesso dall’evoluzione di antichi nomi gaelici legati al clan e all’appartenenza familiare. Dal punto di vista etimologico, Gilmour deriva dal gaelico Mac Gille Mhoire, che significa letteralmente “figlio del servitore di Maria”. Il termine gille indicava un servo, devoto o seguace, mentre Mhoire è la forma gaelica di Maria. Con il passare dei secoli, la forma patronimica si è semplificata, perdendo il prefisso Mac e assumendo grafie diverse, fino a stabilizzarsi in Gilmour. Si tratta quindi di un cognome devozionale, legato alla tradizione cristiana celtica, molto diffuso nelle Lowlands scozzesi. Non indicava una condizione sociale servile, ma piuttosto una dedizione religiosa o simbolica, spesso associata a famiglie rispettate all’interno delle comunità locali.

David Neres, esterno d'attacco del Napoli, nato a San Paolo il 3 marzo 1997. Il cognome Neres porta con sé un’eredità che affonda nelle antiche tradizioni iberiche, arrivate in Brasile attraverso secoli di migrazioni e incroci culturali. Non è un nome nato per celebrare santi o mestieri, ma per distinguere le persone all’interno della comunità. La sua origine va ricondotta ai nomi Neri o Nero, derivati dal latino niger, termine che indicava il colore scuro. In epoca medievale, appellativi di questo tipo venivano usati come soprannomi legati all’aspetto fisico e, col tempo, si sono trasformati in cognomi trasmessi di generazione in generazione. Il suffisso -es segnala proprio la discendenza familiare, secondo un modello tipico delle lingue iberiche. Diffusosi tra Portogallo e Spagna, il cognome Neres ha poi trovato terreno fertile in America Latina, dove è diventato parte del tessuto popolare, soprattutto in Brasile. È un nome diretto, essenziale, che racconta un’origine concreta, senza mediazioni simboliche o religiose.

Dal clan scozzese all’Africa centrale: le storie dietro i cognomi McTominay, Lukaku e De Bruyne

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Scott McTominay, leader del centrocampo del Napoli, nato a Lancaster l’8 dicembre 1996. Il cognome McTominay affonda le sue radici nella tradizione gaelica scozzese, dove il cognome non era solo un’identità anagrafica, ma un vero segno di appartenenza al clan. Il prefisso Mc (o Mac) indica infatti “figlio di”, ed è uno degli elementi più riconoscibili della cultura onomastica scozzese. McTominay deriva dalla forma gaelica Mac Thòmais, che significa letteralmente “figlio di Tommaso”. Il nome Tommaso ha origine aramaica (Ta’oma’), con il significato di gemello, ed è arrivato in Scozia attraverso la diffusione del cristianesimo e dei nomi biblici nel Medioevo. Con il tempo, la pronuncia e la trascrizione hanno adattato il cognome fino alla forma moderna McTominay. Si tratta quindi di un cognome patronimico puro, legato alla discendenza diretta e alla continuità familiare, tipico delle Highlands e delle Lowlands. In questo tipo di nomi, l’individuo non è mai isolato: è sempre parte di una linea, di una storia che lo precede.

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Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, nato ad Anversa il 13 maggio 1993. Il cognome Lukaku porta immediatamente fuori dall’Europa e racconta una storia che affonda le sue radici nell’Africa centrale, in particolare nell’area dell’attuale Repubblica Democratica del Congo, da cui proviene la famiglia del calciatore. Lukaku è un cognome di origine bantu, tipico delle lingue parlate tra Congo e Angola. Il nome deriva dal verbo -luka, che in diverse varianti bantu è associato all’idea di muoversi, emergere, distinguersi, mentre il raddoppio della sillaba (luka-luka, poi contratto in Lukaku) rafforza il significato, dandogli un valore intensivo e identitario. In questo contesto, il cognome può essere interpretato come “colui che si distingue”, “colui che emerge”, oppure “uomo di forza e presenza”. Nelle culture africane, il cognome non è solo un’etichetta familiare, ma un vero messaggio sociale: racconta il ruolo dell’individuo all’interno del gruppo, le aspettative, talvolta persino il destino augurato. Lukaku è quindi un nome che parla di impatto, fisicità, affermazione, molto più che di discendenza formale.

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Kevin De Bruyne, nato a Drongen il 28 giugno 1991. Il cognome De Bruyne è profondamente radicato nella tradizione linguistica delle Fiandre, e già dalla sua struttura rivela una chiara origine geografica e descrittiva. Il prefisso De, molto comune nei cognomi fiamminghi e olandesi, indica appartenenza o provenienza, mentre Bruyne deriva dall’antico termine germanico brūn. Il significato originario rimanda al colore bruno, scuro, e veniva utilizzato nel Medioevo per identificare una persona in base a caratteristiche fisiche, capelli, carnagione, oppure per distinguere un ramo familiare all’interno della stessa comunità. In alcuni casi, il riferimento poteva estendersi anche al territorio, indicando una zona di terreno scuro o boschivo. De Bruyne nasce quindi come cognome descrittivo, concreto, legato all’osservazione diretta, tipico delle società nord-europee in cui il nome serviva prima di tutto a riconoscere e differenziare. Non contiene riferimenti nobiliari o religiosi, ma racconta una storia di precisione, ordine e riconoscibilità, valori centrali nella cultura fiamminga.

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Napoli: dalla misericordia alla terra: l’origine dei cognomi Rrahmani, Contini e Olivera

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Amir Rrahmani, difensore centrale del Napoli, nato a Pristina il 24 febbraio 1994. Il cognome Rrahmani racconta una storia che affonda nelle radici balcaniche e islamiche del Kosovo, dove i nomi di famiglia conservano ancora oggi un forte valore identitario e culturale. Rrahmani deriva dal termine arabo “Rahmān”, uno dei nomi più importanti attribuiti a Dio nella tradizione islamica, con il significato di “misericordioso”, “compassionevole”. Da questa radice nasce anche Rahman, da cui si sviluppano forme patronimiche come Rrahmani, che indicano l’appartenenza o la discendenza da una persona chiamata Rahman. La doppia r iniziale è una caratteristica tipica dell’adattamento fonetico albanese. Il cognome si è diffuso nei Balcani durante il periodo ottomano, quando molti nomi di origine araba entrarono stabilmente nelle comunità locali, integrandosi nella lingua e nella cultura albanese. Rrahmani è quindi un cognome devozionale e patronimico, che unisce fede, famiglia e continuità storica.

Nikita Contini, nato a Čerkasy il 21 maggio 1996. Il cognome Contini appartiene a una delle grandi famiglie dell’onomastica italiana, quelle nate dall’evoluzione dei nomi personali latini e poi fissatesi come cognomi ereditari nel corso del Medioevo. La sua origine va ricondotta al nome latino Continus o Continuus, termine che indicava l’idea di continuità, perseveranza, costanza. In epoca romana e tardo-antica, nomi di questo tipo venivano attribuiti per sottolineare una qualità morale o caratteriale, più che un tratto fisico o un mestiere. Con il passare dei secoli, Continus si è trasformato in Contino e infine in Contini, secondo una pluralizzazione tipica dei cognomi italiani, spesso usata per indicare un intero nucleo familiare.

Mathias Olivera, nato a Montevideo il 31 ottobre 1997. Il cognome Olivera appartiene alla grande tradizione onomastica iberica, ed è strettamente legato alla terra e al paesaggio mediterraneo, prima ancora che alla persona. È un nome che racconta un’origine concreta, agricola, profondamente radicata nella storia della penisola iberica. Olivera deriva dal termine latino olivarius e dal sostantivo oliva, con un riferimento diretto all’ulivo, pianta simbolo di pace, resistenza e longevità. In origine indicava chi viveva nei pressi di un oliveto, chi lavorava la terra legata alla coltivazione dell’ulivo o chi proveniva da un luogo caratterizzato da questa presenza. Con il tempo, la forma Olivera si è affermata soprattutto in area spagnola e portoghese, per poi diffondersi in Sud America attraverso la colonizzazione.

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Quando il territorio diventa nome: Højlund, Elmas e Politano

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Rasmus Højlund, centravanti del Napoli, nato a Copenaghen il 4 febbraio 2003. Il cognome Højlund appartiene in modo netto alla tradizione scandinava, e già dalla sua struttura rivela un legame diretto con il paesaggio nordico. È un nome che nasce dal territorio prima ancora che dalle persone. Højlund è composto da due elementi della lingua danese: høj, che significa “alto, elevato”, e lund, termine antico che indica un bosco, un piccolo boschetto sacro. In origine, il cognome faceva riferimento a chi viveva nei pressi di un bosco situato in altura, oppure a una fattoria o insediamento identificato proprio da questa caratteristica geografica. Nella cultura scandinava medievale, i cognomi toponimici come Højlund erano essenziali per distinguere famiglie che condividevano lo stesso nome di battesimo. Il legame con la terra non era simbolico, ma pratico: indicava provenienza, appartenenza e posizione all’interno della comunità.

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Eljif Elmas, nato a Skopje il 24 settembre 1999. Il cognome Elmas affonda le sue radici nel mondo ottomano e balcanico, dove la lingua turca ha lasciato tracce profonde e durature, soprattutto nei nomi di famiglia. È un cognome breve, sonoro, ma carico di significato simbolico. Elmas deriva direttamente dal termine turco “elmas”, che significa “diamante”. Non è una metafora moderna: nella tradizione ottomana, questo vocabolo veniva usato sia come nome proprio sia come cognome con un valore augurale, per indicare preziosità, forza, purezza e resistenza. Il diamante, infatti, era considerato non solo una gemma rara, ma anche il materiale più duro, simbolo di solidità e incorruttibilità. Diffusosi nei Balcani durante i secoli di dominazione ottomana, Elmas è diventato parte integrante dell’onomastica di paesi come Macedonia del Nord, Albania, Kosovo e Turchia.

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Matteo Politano, nato a Roma il 3 agosto 1993. Il cognome Politano appartiene alla tradizione dei cognomi italiani legati all’origine geografica, quelli nati per indicare la provenienza di una persona prima ancora delle sue caratteristiche individuali. Il nome rimanda infatti a Poli, centro storico del Lazio, e deriva dal latino Politanus, termine usato per indicare “chi proviene da Poli”. In epoca medievale, era comune identificare una persona con il luogo d’origine, soprattutto quando ci si spostava verso grandi città come Roma: il toponimo diventava così un segno distintivo, utile a riconoscere immediatamente chi arrivava “da fuori”. Politano è quindi un cognome toponimico, nato dal movimento e dalla migrazione interna, non da un mestiere o da una discendenza familiare specifica. Racconta una storia di spostamento, di passaggio dal territorio d’origine a un nuovo contesto urbano, dove il legame con il paese natale restava inciso nel nome.

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Napoli: figli, partenze e origini: le storie dei cognomi Di Lorenzo, Vergara e Lucca

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Giovanni Di Lorenzo, capitano del Napoli, nato a Castelnuovo di Garfagnana il 4 agosto 1993. Il cognome Di Lorenzo rientra nella grande tradizione dei cognomi patronimici italiani, quelli che nascono per indicare l’appartenenza familiare piuttosto che un luogo o un mestiere. Il prefisso Di segnala infatti una discendenza diretta: “figlio di”. Il riferimento è al nome Lorenzo, che deriva dal latino Laurentius, termine usato nell’antica Roma per indicare chi proveniva da Laurentum, ma che nel tempo ha assunto un valore simbolico molto più forte. Il nome è legato all’alloro (laurus), pianta sacra e segno di vittoria, onore e prestigio. Da qui il significato figurato di Lorenzo come “uomo degno d’onore”, “incoronato d’alloro”. Di Lorenzo significa quindi “figlio di Lorenzo”, ma porta con sé anche l’eredità simbolica del nome originario: rispetto, autorevolezza, riconoscimento pubblico. È un cognome diffusissimo in tutta Italia, soprattutto nel Centro-Sud, proprio perché nasce da uno dei nomi di battesimo più popolari della tradizione cristiana.

Antonio Vergara, nato a Frattaminore il 16 gennaio 2003. Il cognome Vergara racconta una storia che non nasce in Italia, ma arriva da lontano, portando con sé il segno dei rapporti storici tra la penisola iberica e il Sud Italia. È un nome che entra nel nostro territorio soprattutto tra Cinquecento e Seicento, durante il lungo periodo della dominazione spagnola nel Regno di Napoli. Vergara è un cognome toponimico, legato alla città basca di Bergara (in castigliano Vergara), nei Paesi Baschi. Il toponimo deriva dalla lingua basca e viene generalmente interpretato come riferimento a un luogo verde, fertile, pianeggiante, associato all’idea di campo o area coltivabile. In origine, quindi, indicava chi proveniva da quel territorio preciso. Con il passare del tempo, il cognome si è diffuso fuori dalla Spagna, soprattutto nel Sud Italia, dove molti cognomi iberici si sono stabilizzati e italianizzati, diventando parte integrante dell’onomastica locale. Vergara è uno di questi: mantiene la forma originale, ma assume una nuova identità nel contesto napoletano e campano.

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Lorenzo Lucca, attaccante del Napoli, nato a Moncalieri il 10 settembre 2000. Il cognome Lucca nasce dal nome di una città, una delle più antiche e riconoscibili della Toscana. È un cognome che porta con sé un’origine geografica netta, legata al movimento delle persone più che alla descrizione di un mestiere o di una qualità personale. In origine, Lucca veniva attribuito a chi proveniva proprio dalla città omonima o dal suo territorio. Nel Medioevo, quando gli spostamenti tra città erano sempre più frequenti, indicare la provenienza diventava essenziale per distinguere gli individui all’interno delle comunità urbane. Il nome del luogo si trasformava così in cognome stabile. Il toponimo Lucca ha radici antiche e viene generalmente collegato al termine latino Lucus, che indicava un bosco sacro. Da qui l’idea di un luogo protetto, riconosciuto, carico di valore simbolico già in epoca preromana e romana. Il cognome conserva quindi, indirettamente, questo legame con il territorio e con una memoria molto profonda.

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Corpo, alberi e famiglia: le storie dei cognomi Mazzocchi, Beukema e Milinkovic-Savic

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Pasquale Mazzocchi, nato a Napoli il 27 luglio 1995. Il cognome Mazzocchi appartiene alla tradizione dei cognomi italiani nati dal linguaggio popolare, spesso legati a oggetti, soprannomi o attività quotidiane. È un nome che affonda le sue radici nella concretezza della vita medievale. Mazzocchi deriva dal termine mazza, parola di origine longobarda che indicava un bastone, un attrezzo contundente, utilizzato sia nel lavoro manuale sia in ambito militare. Il diminutivo mazzocco o mazzocchio veniva usato per riferirsi a una mazza più piccola oppure, in senso figurato, a una persona robusta, energica, dalla presenza fisica marcata. Da qui la forma plurale Mazzocchi, tipica dei cognomi italiani, che identifica l’intero nucleo familiare. In alcune aree d’Italia, il termine mazzocchio indicava anche un particolare copricapo rinascimentale, molto diffuso soprattutto in Toscana, ma la radice resta la stessa: solidità, struttura, impatto. Il cognome si è poi diffuso soprattutto nel Centro-Sud, con una presenza significativa in Campania.

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Sam Beukema, nato a Deventer il 17 novembre 1998.

Il cognome Beukema affonda le sue radici nella tradizione onomastica olandese, dove il rapporto con il territorio e con la natura ha sempre avuto un ruolo centrale nella formazione dei nomi di famiglia. Il nome deriva dal termine nederlandese beuk, che indica il faggio, albero molto diffuso nei Paesi Bassi e nell’Europa settentrionale. Il suffisso -ema è tipico dell’area frisone e settentrionale dei Paesi Bassi e indica appartenenza o discendenza, spesso legata a un luogo o a una famiglia identificata da un elemento naturale. Beukema può quindi essere interpretato come “famiglia del faggio” oppure “colui che proviene dal luogo del faggio”.

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Vanja Milinković-Savić, portiere del Napoli, nato a Ourense il 20 febbraio 1997. Il cognome Milinković-Savić racconta una storia profondamente legata alla tradizione slava, dove il nome di famiglia è spesso una mappa precisa della genealogia. La doppia forma non è decorativa: è un modo chiaro per dichiarare appartenenza e discendenza. La prima parte, Milinković, nasce dal nome Milan o Milinko, entrambi derivati dalla radice slava mil, che significa “caro”, “amato”, “benevolo”. Il suffisso -vić indica “figlio di”, rendendo il significato “figlio di Milinko”. La seconda parte, Savić, segue lo stesso schema: deriva dal nome Sava, molto diffuso nei Balcani e legato sia alla tradizione cristiana ortodossa sia al grande fiume Sava, elemento centrale nella geografia e nella storia serba. Anche qui, -vić rafforza l’idea di discendenza. Milinković-Savić è quindi un cognome doppiamente patronimico, che unisce due linee familiari in un’unica identità. È tipico dell’area serba e montenegrina e riflette una cultura in cui il cognome non serve solo a identificare, ma a raccontare da dove si viene.

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Quando il nome nasce dall’uomo e dalla terra: Marianucci, Spinazzola e Lobotka

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Luca Marianucci, giovane difensore del Napoli, nato a Livorno il 23 luglio 2004. Il cognome Marianucci appartiene alla grande famiglia dei cognomi italiani nati dall’evoluzione dei nomi propri, un meccanismo molto diffuso soprattutto tra Medioevo e Rinascimento. È un nome che racconta una storia di discendenza, ma anche di forte tradizione religiosa. Marianucci deriva dal nome Mariano, a sua volta collegato a Maria, una delle figure centrali del cristianesimo. Il suffisso -ucci ha valore diminutivo e patronimico, tipico dell’Italia centrale, e veniva usato per indicare i “figli di” o i “discendenti di” una persona chiamata Mariano. Il cognome può quindi essere letto come “appartenente alla famiglia di Mariano” o “i piccoli di Mariano”.

Leonardo Spinazzola, nato a Foligno il 25 marzo 1993. Il cognome Spinazzola ha un’origine fortemente territoriale e descrittiva, tipica dei cognomi italiani nati dal paesaggio e dal lavoro agricolo. È un nome che richiama immediatamente la natura, prima ancora delle persone. Spinazzola deriva dal termine spina, parola di origine latina che indicava una pianta spinosa o un arbusto ricco di rovi. Il suffisso -zzola ha valore diminutivo o localizzante e veniva spesso usato per identificare un luogo caratterizzato da una particolare vegetazione. In questo senso, Spinazzola indicava chi viveva nei pressi di una zona ricca di sterpaglie o rovi, oppure proveniva da un’area conosciuta con questo nome. Non è un caso che Spinazzola sia anche il nome di un comune pugliese: cognomi e toponimi, nel Medioevo, nascevano spesso dallo stesso ceppo linguistico, alimentandosi a vicenda. Il cognome può quindi essere considerato toponimico, ma con una forte base descrittiva naturale.

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Stanislav Lobotka, regista del Napoli, nato a Trenčín il 25 novembre 1994. Il cognome Lobotka affonda le sue radici nella tradizione slava, dove i nomi di famiglia nascono spesso da soprannomi legati al corpo, al carattere o a elementi immediatamente riconoscibili della persona. Lobotka deriva dal termine slavo lobo / lob, che indica la fronte o una parte prominente del capo. Il suffisso -ka ha valore diminutivo o familiare, molto comune nelle lingue slave, e veniva utilizzato per rendere il nome più colloquiale o identificare un ramo specifico della famiglia. In origine, quindi, Lobotka indicava qualcuno riconoscibile per una caratteristica fisica, probabilmente una fronte marcata, prima che il soprannome diventasse cognome ereditario.

Nomi che pesano: dall’immortalità di Ambrosino al potere di Conte

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Giuseppe Ambrosino, nato a Procida il 10 settembre 2003. Il cognome Ambrosino affonda le sue radici nel mondo greco-latino, e porta con sé un significato fortemente simbolico, legato all’idea di immortalità e distinzione. È uno di quei cognomi che nascono prima come nome proprio e solo in seg uito diventano identificativi familiari. Ambrosino deriva dal nome Ambrogio, che ha origine dal greco ambrosios, termine che significava “immortale”, “divino”, letteralmente “colui che appartiene agli dei”. Nell’antica Grecia, ambrosía era il cibo degli dei, ciò che garantiva l’eternità. Questo valore simbolico è passato poi nella tradizione cristiana attraverso figure come Sant’Ambrogio, contribuendo alla diffusione del nome in tutta Italia. Il suffisso -ino ha una funzione patronimica e affettiva, tipica dell’Italia centro-meridionale, e indica appartenenza o discendenza. Ambrosino significa quindi “discendente di Ambrogio” o “figlio di Ambrogio”.

Noa Lang, nato a Capelle aan den IJssel il 17 giugno 1999. Il cognome Lang è uno dei più antichi e immediati della tradizione germanica e nederlandese, un nome che nasce dall’osservazione diretta e non ha bisogno di interpretazioni complesse. Lang deriva dall’antico termine germanico lang, che significa semplicemente “lungo” o “alto”. In origine veniva usato come soprannome per identificare una persona dalla statura slanciata, dalle membra allungate o, più in generale, da una presenza fisica facilmente riconoscibile all’interno della comunità. Col tempo, come spesso accade nei paesi del Nord Europa, il soprannome si è fissato come cognome ereditario. È molto diffuso nei Paesi Bassi, in Germania e nelle aree fiamminghe, proprio perché riflette un modo pratico e diretto di nominare le persone.

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André-Frank Zambo Anguissa, centrocampista del Napoli, nato a Yaoundé il 16 novembre 1995. Il cognome Anguissa affonda le sue radici nelle tradizioni onomastiche dell’Africa centrale, in particolare nell’area camerunense, dove i nomi di famiglia hanno spesso un valore che va oltre la semplice identificazione anagrafica. Anguissa è un cognome di origine bantu, e come molti nomi africani nasce all’interno della comunità come segno identitario e narrativo. La sua radice è legata a termini che richiamano l’idea di forza, resistenza e solidità, qualità centrali nelle culture dell’Africa subsahariana, dove il nome può riflettere il ruolo dell’individuo, il carattere auspicato o le circostanze della nascita.

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Antonio Conte, allenatore del Napoli, nato a Lecce il 31 luglio 1969. Il cognome Conte è uno dei più antichi e riconoscibili dell’onomastica italiana, e affonda le sue radici direttamente nel lessico del potere medievale. È un nome che nasce come titolo, prima ancora che come cognome. Conte deriva dal latino comes, termine che indicava il compagno del sovrano, colui che accompagnava l’imperatore o il re nell’esercizio del potere. Con il tempo, comes è diventato il titolo nobiliare di conte, assegnato a chi governava un territorio per conto dell’autorità centrale. In molti casi, il titolo è poi passato a identificare stabilmente la famiglia, trasformandosi in cognome. In Italia, Conte si è diffuso sia come cognome di origine nobiliare reale, sia, più frequentemente, come cognome attribuito a famiglie legate all’amministrazione, al servizio di un conte o a una posizione di rilievo all’interno della comunità. Il nome ha quindi mantenuto un’aura di autorità, comando e responsabilità, anche quando il legame diretto con la nobiltà si è perso.