- Notizie Calcio
- Calcio Italiano
- Calcio Estero
- Calciomercato
- Streaming
- eSports
- DDD X EVENTS
- Redazione
Atalanta-Roma è una sfida che pesa sulla classifica di entrambe, certo, ma soprattutto sulla memoria collettiva di due mondi che si conoscono fin troppo bene. La Dea è ancora in cerca della miglior versione di sè, la Roma arriva a Bergamo con l’urgenza di chi sa che il quarto posto non è un obiettivo romantico ma una necessità concreta, vitale.
Per i giallorossi il suolo orobico è stato spesso un terreno ingrato, una tappa storta del calendario, fatta di sconfitte pesanti, di partite scivolate via senza appigli, di rare eccezioni che proprio perché tali non hanno mai cancellato del tutto il senso di ostilità. Eppure stavolta qualcosa è diverso, radicalmente diverso: l’incubo degli ultimi anni siede sulla panchina della Roma.
Gian Piero Gasperini torna a Bergamo per la prima volta da avversario, dopo nove anni che hanno riscritto la storia dell’Atalanta e, in fondo, anche la sua. Quattrocento e più partite, notti europee diventate abitudine, finali, un’Europa League sollevata come consacrazione definitiva, uno scudetto solo sfiorato ma abbastanza vicino da sembrare reale. Un’epoca.
Il suo ritorno non è un dettaglio di contorno, è il cuore emotivo della serata. Gasperini rientra nello stadio che lo ha trasformato da allenatore stimato a figura simbolica, quasi monumentale, con un’altra tuta addosso ma lo stesso sguardo affilato. Le identità vere non si cambiano, si stratificano.
Sugli spalti il sentimento sarà inevitabilmente ambiguo: applausi che scivolano verso la gratitudine, silenzi carichi di rispetto, forse qualche fischio che non riuscirà a restare in gola. Perché a Bergamo resta ancora una cosa non fatta, un saluto pieno, viscerale, con l’uomo in campo e la sua gente sugli spalti. Questa partita, volente o nolente, colma quel vuoto.
Dentro questo scenario la Roma si gioca molto più di tre punti. In un campionato corto, equilibrato, dove ogni passo falso pesa doppio, questa è una vera sliding door stagionale. Vincere significherebbe consolidare la rincorsa al quarto posto, mandare un segnale netto alle dirette concorrenti, inaugurare il 2026 con l’idea concreta di poter ambire a qualcosa di grande.
Perdere vorrebbe dire restare prigionieri dei soliti fantasmi, confermare che Bergamo è ancora un confine difficile da superare. Gasperini lo sa, e sa anche che vincere qui avrebbe un sapore irripetibile, come chiudere un cerchio nel punto esatto in cui si era aperto.
Dall’altra parte c’è un’Atalanta chiamata a un esame di maturità emotiva prima ancora che tecnica. Guardare in faccia il proprio passato senza lasciarsi immobilizzare dalla nostalgia, affrontare il calcio che l’ha resa grande ora indossato da altri colori, dimostrare che il presente può reggere il confronto con ciò che è stato. Il campo dirà chi è più pronto, ma intanto la notte è già carica di significati, di sguardi, di respiri trattenuti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA