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IL GRANDE EX

“Il comandante” Maurizio Sarri: dal ritorno a Napoli alla “grande ambizione” di Enrico Berlinguer

Maurizio Sarri
C'è stato un tempo in cui il tecnico toscano agitava e guidava folle come un grande leader della sinistra: la stagione 2017-18 ha racchiuso al meglio l'esperimento "socialista" del calcio posizionale sarrista
Pietro Rusconi
Pietro Rusconi Redattore 

"La storia si ripete, prima come tragedia e poi come farsa", così diceva il tedesco Karl Marx. La citazione è contenuta nell'opera "Il 18 Brumaio di Napoleone Bonaparte" (1852). Maurizio Sarri è da sempre associato ad una certa idea politica: per confessione, per il fumo, per aneddoti (il rifiuto da parte del Milan di Berlusconi in quanto comunista) e per una certa aura. Il background da cui proviene il tecnico di Figline è certamente quello della classe del proletariato. Padre operaio presso l'Italsider e lui banchiere giramondo per Banca Toscana. Nel 2002 la scelta radicale di abbandonare la stabilità del suo impiego per concentrarsi esclusivamente sul migliorare come allenatore di calcio. Non è un caso che a Napoli Sarri diventerà il Comandante, come il famoso medico, eroe della Rivoluzione cubana (1953-1959).

Per trovare una figura altrettanto carismatica e popolare nel ramo della politica italiana di sinistra, basta vedere la risonanza che un certo film ha avuto lo scorso anno. 4 milioni incassati e 2 David di Donatello vinti. Dunque, il film in questione è "La grande ambizione" di Andrea Segre, che ripercorre 5 anni della vita di Enrico Berlinguer, segretario del PCI. In anni di dominio capitalista torinese, la stagione 2017-2018 del Napoli rientra perfettamente nella narrazione e negli intenti ideali di Berlinguer. Maurizio Sarri aveva una grande ambizione, un sogno collettivo e popolare: una via napoletana al socialismo (leggasi Scudetto).

Maurizio Sarri e i colori azzurri

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Il rapporto fra il tecnico toscano e la squadra campana è difficile da scrivere in qualche riga. Le emozioni (positive o negative che siano) che prenderanno le viscere dei tifosi napoletani al ritorno a casa di Maurizio saranno migliaia e incontrollate. La delusione del passaggio dell'allenatore alla Juventus nel '19-20, ha trasformato completamente il ricordo di molti supporter del Napoli. La relazione fra Sarri e il popolo azzurro è stata così intensa da essere vissuta come rivendicazione identitaria e politica. Arrivato da Empoli, i primi due anni hanno condotto ad un 2 e un 3 posto, accompagnati dalla costruzione di una base solida (facendo a meno di super Higuain) e di un impianto di gioco ben definito.

“Il comandante” Maurizio Sarri: dal ritorno a Napoli alla “grande ambizione” di Enrico Berlinguer- immagine 2

Il 4-3-3 sarrista

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Negli ultimi anni solo Gasperini ha dato un'impronta tattica così forte al calcio italiano. Sarri e il suo modulo hanno aiutato a costruire l'identità di una nazionale (quella italiana) imbattibile che ha terminato il suo percorso con la vittoria di un Europeo. Una squadra costruita su principi posizionali e fortemente automatizzata. Il focus degli insostituibili 11 era incentrato su tanto fraseggio corto e una costante ricerca del terzo uomo.

Pioniere della costruzione dal basso e della salida lavolpiana (per attirare il pressing ed eluderlo), Sarri dava le maggior responsabilità per sviluppare l'azione a Jorginho. L'epicentro delle azioni partenopee ha però la luce nel sovraccarico a sx prodotto da Ghoulam (ampiezza), Hamsik (inserimento nel mezzo spazio) e Insigne (taglio dentro). Tuttavia, il colpo di genio del mister toscano rimane lo spostamento di Dries Mertens come falso nove, una mossa che permette di muovere corpi e pallone molto rapidamente. Di importanza chiave rimane una delle azioni più codificate di sempre: il taglio di Callejon in aerea su cross di Insigne.

In fase di non possesso la linea difensiva si muove organicamente, col riferimento sul pallone. In occasione di palla scoperta i giocatori scappavano all'indietro, mentre su palla coperta i calciatori alzavano la linea e la squadra. La riaggressione del pallone è immediata e ciò avviene anche per le distanze cortissime fra i reparti.

Maurizio Sarri e il sogno del 2017-18

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Nel 2017-18, la squadra partenopea è una compagine che vince 12 partite nelle prime 14 (pareggiando le altre 2). Risultati roboanti con spesso più di 3 gol di scarto. Alla 15esima giornata arriva lo stop proprio contro la Juventus di Allegri e dell'ex Higuain. Un altro pareggio e poi tutte vittorie fino alla 27esima, dove la doppietta di Edin Dzeko condanna i napoletani ad un secondo posto a cui forse rassegnarsi. Ci saranno ancora 3 pareggi prima dello scontro diretto con i bianconeri.

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Il 22 Aprile 2018, all'ex Juventus Stadium, si affrontano due stili e due ideologie di gioco agli antipodi, calcisticamente e simbolicamente. Da una parte l'ambizione popolare socialista, dedicata a soddisfare il senso sociale di Napoli, contro l'individualismo e a favore di una trasformazione collettiva. Dall'altra i padroni, impegnati ad affidarsi alle proprie individualità, forti di una maggior potenza di fuoco. La sfida la vince la squadra proletaria grazie ad un gol di Koulibaly a partita conclusa. Un match dove Allegri si è chiuso per tutto il tempo, rinunciando completamente a giocare. L'ondata socialista-comunista sembra finalmente destinata a governare l'Italia per la prima volta nella storia del partito.

La storia e la farsa

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Dunque, la storia si ripete prima di tutto come tragedia. Nel turno successivo di campionato il Napoli perde lo scudetto nel celeberrimo albergo. Passa alla storia l'impressionante tripletta di Simeone e tutte le polemiche arbitrali di Juve-Inter. La perdita così futile di quel campionato apre un varco enorme nel cuore dei tifosi e della popolazione napoletana. Gli azzurri faranno comunque il record di punti in campionato (91), non vincendo però nulla.

All'epilogo tragico di Berlinguer, colpito da un ictus, il PCI tocca il suo apice: 34,4 % alle urne europee diventando primo partito nazionale. Per quanto riguarda la farsa, basterebbe guardare le squadre di Maurizio Sarri dopo quella magica annata. Sono arrivate vittorie e soddisfazioni sì, ma le sue squadre non sono mai riuscite a replicare nel gioco e nell'ambizione quel Napoli rosso. Un gioco posizionale che sembra ormai essere passato di moda, diventando talvolta una parodia e una caricatura della sua vecchia esperienza.