Solo i coraggiosi hanno posto tra i vincitori, facendo dell'audacia una molla fondamentale per raggiungere traguardi importanti. Il Napoli di Antonio Conte di coraggio ne ha da vendere, iniziando il suo 2026 con il big match contro la Lazio, in trasferta, la prima gara di un tour de force davvero incredibile. Si giocherà ogni tre giorni tra campionato e Champions League fissando la strada tra presente e futuro, godendosi un magic moment che cela ugualmente insidie e difficoltà. Ora però, gli azzurri hanno più strumenti e conoscenze per affrontarlo al meglio e la meravigliosa vittoria dell'Olimpico di ieri ne è la riprova.
L'ANALISI
Napoli, contro la Lazio un’altra gara perfetta tra cuore e intelligenza tattica

L'intelligenza tattica del 3-4-2-1
—Lo spartiacque tra il Napoli confusionario e abulico pre Bologna e quello in crescendo del seguente filotto positivo sta, senza ombra di dubbio, nella rivoluzione tattica operata da Antonio Conte. Il tecnico, visionario ma al contempo fortemente integralista, non ha messo in discussione soltanto la squadra e la sua voglia di superare uniti le difficoltà ma persino il proprio credo calcistico, cercando e trovando un nuovo vestito che potesse calzare perfettamente su una squadra in difficoltà non solo psicologica ma soprattutto per gli uomini a disposizione. Gli uomini chiave erano ancora out passando così al 3-4-2-1, con il fulcro del gioco che si spostato dal centro del campo sulle ali, scoprendo così un undici molto più brioso e realizzativo, coinvolgendo anche coloro che hanno avuto meno spazio ad inizio campionato come Neres, Politano e Juan Jesus.
Non solo maggiore concretezza in attacco con le ali richiamate in causa con azioni verticali e percussioni fulminee ma anche una ritrovata compattezza in difesa, tornando ai clean sheet che hanno caratterizzato la scorsa stagione. Ora si produce molto di più, si è tranquilli almeno con il doppio vantaggio ma soprattutto non si subisce quasi mai gol, seppur gli interpreti siano cambiati. Milinkovic-Savic è una sicurezza tra i pali, con la costruzione che può partire sia dal basso ma anche con un lancio lungo in caso di pressing avversario e di difficoltà oggettiva, così come Juan Jesus è il leader silenzioso che si conferma fondamentale per il Napoli. Infine, Rrahmani ha ritrovato il gol e Spinazzola e Di Lorenzo sono preziosissimi e impeccabili nella doppia fase, decisivi anche ieri contro la Lazio.
Lazio-Napoli, Antonio Conte pater familias e e joystick umano
—Una grande nota di merito per il magic moment azzurro e per la splendida vittoria del Napoli contro la Lazio va anche ad Antonio Conte. Il tecnico partenopeo non è vestito solo da sarto per cucire il miglior abito per una squadra costantemente rimaneggiata ma è l'indiscusso punto di riferimento della sua rosa, nei momenti di difficoltà, in quelli perfetti e anche nei minuti in cui bisogna gestire il possesso palla ma anche le emozioni. Da joystick umano dirige il suo Napoli dalla panchina, suggerendo movimenti, passaggi e anche qualche gesto di scaltrezza.
Felicissimo al gol di Rrahmani finalmente suggerito da calcio da fermo, è un'esplosione di gioia al termine del match contro la Lazio, con la consapevolezza che la sua squadra sta crescendo, sta maturando e sta difendendo al meglio lo scudetto cucito sul petto. Non sa solo esplodere ma anche disinnescare: nel momento del parapiglia finale tra Mazzocchi e Marusic entra in campo a dividere i due e soprattutto, a fermare il suo calciatore, provando a farlo ragionare e a limitare i danni. Unico.

La grande forza del gruppo
—Se tatticamente Lazio-Napoli ha regalato un'altra prestazione perfetta degli azzurri, è emersa ancora una volta la grande forza del gruppo. Non solo quella che si percepisce con la compattezza tra i reparti e una squadra che non agisce solo per mettere in mostra il talento dei singoli ma quello dell'unicum partenopeo ma in particolar modo di tutti gli interpreti che festeggiano ai traguardi raggiunti insieme ma ancor più a quelli che i compagni raggiungono.
Il duo assist-gol formato da Politano e Spinazzola ne è la riprova, palesando una sinergia in campo unica che sugella la loro grande amicizia anche all'esterno del rettangolo verde di gioco. Ma non è l'unica scena emozionante alla quale si assiste: a fine match il capitano Di Lorenzo è raggiante di gioia per il premio di Mvp conquistato proprio dal 21 azzurro che non ha segnato ma ha pennellato i due assist al bacio per i suoi marcatori. A ogni gol la squadra corre verso la panchina abbracciandosi insieme, ritrovando un ambiente idilliaco proprio come lo scorso anno.

Il pelo nell'uovo di Lazio-Napoli
—Tra le risposte molto convincenti che il Napoli ha dato in Supercoppa ma anche di ritorno in campionato contro la Lazio, resta ancora qualcosa da migliorare. Volendo proprio trovare il pelo nell'uovo della prestazione dell'Olimpico, c'è da richiamare proprio Pasquale Mazzocchi: la sua reazione contro le provocazioni di Marusic è stata troppo veemente, costandogli nel finale di match il cartellino rosso per condotta antisportiva. Un doppio danno, sia personale che per la squadra ancor più per il tour de force di gennaio, dove sarebbe stato chiamato in causa proprio per le prossime gare infrasettimanali contro Verona e Parma.
Poi, l'infermeria. Torna Meret tra i convocati ma Lukaku si conferma lungodegente insieme a De Bruyne che si rivedrà all'ombra del Vesuvio solo a fine gennaio per iniziare la fisioterapia. In attesa di Gilmour e Anguissa, i tifosi azzurri mantengono il fiato sospeso per Neres che al 70' si accascia da solo, reggendosi la caviglia particolarmente dolorante. Si teme subito il peggio ma il bollettino medico del Napoli post gara rassicura: si tratterebbe "solo" di un trauma contusivo. In attesa di averne la conferma, Conte spera che non si aggiunga ai già troppi forfait: Lazio alle spalle, il Verona è già alle porte.
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