Michel Kuka Mboladinga è uno dei personaggi chiave di questa entusiasmante Coppa d’Africa. Il tifoso della Repubblica Democratica del Congo è diventato presto famoso per la sua performance di “statua vivente” sugli spalti. In grado di restare perfettamente immobile per tutti i 90 minuti più recupero, questo speciale supporter ha voluto rendere omaggio a Patrice Lumumba, storico eroe nazionale e padre dell'indipendenza del Congo. La posa caratteristica col braccio alzato è stata ideata emulando quella della sua statua a Kinshasa.
Coppa d'Africa
Patrice Lumumba e la Coppa d’Africa: una storia di libertà e coraggio

La Coppa d'Africa come palcoscenico
—Nelle varie sfide in cui il Congo è sceso in campo, la celebrazione di Lumumba sugli spalti è sempre stata presente, attirando gradualmente l'attenzione di tutti. La recente eliminazione per mano dell'Algeria ha fatto scalpore, perché l'attaccante algerino Mohamed Amoura ha mimato in campo e deriso il povero tifoso Michel, scoppiato poi in lacrime al termine della partita. Un episodio che ha scatenato diverse polemiche, a causa della mancanza di rispetto nei confronti di un simbolo africano.
Successivamente l'Algeria è stata eliminata a sua volta dalla Nigeria: Akor Adams, autore della rete decisiva del 2-0, ha esultato mimando in maniera fiera la posa di Lumumba. Un gesto che chiude il cerchio di questa vicenda e che ripristina gli equilibri nella maniera migliore in questa Coppa d'Africa. Ma chi era esattamente questo Patrice Lumumba? E come mai ha assunto una tale importanza in questa Coppa d'Africa piena di record e curiosità? Si tratta è una figura centrale e tragica della storia africana del Novecento, simbolo delle speranze e delle contraddizioni che hanno accompagnato la decolonizzazione del continente.
La storia di Patrice Lumumba
—Patrice Émery Lumumba nasce nel 1925 nel Congo Belga, in un territorio sottoposto a un dominio coloniale rigido e profondamente ineguale. Intellettuale autodidatta, impiegato delle poste e poi giornalista, si avvicina presto alla politica maturando una critica sempre più netta al sistema coloniale belga, accusato di sfruttare le risorse del paese escludendo la popolazione congolese da ogni reale forma di potere.

Nel 1958 Lumumba fonda il Movimento Nazionale Congolese (MNC), distinguendosi dagli altri leader indipendentisti per una visione non tribale ma nazionale: è così che immagina un Congo unito, sovrano e politicamente autonomo dalle potenze europee. La sua leadership contribuisce in modo decisivo a dare al movimento indipendentista una dimensione nazionale, superando le divisioni etniche che il colonialismo aveva alimentato per mantenere il controllo del territorio, rompendo le prime barriere tra la gente.
Il 30 giugno 1960, giorno della proclamazione dell’indipendenza, nasce la Repubblica Democratica del Congo. In quella fase Lumumba è uno dei protagonisti centrali del passaggio da colonia belga a Stato repubblicano: pur non essendo l’unico artefice dell’indipendenza, il suo ruolo politico e simbolico risulta decisivo. Nominato primo Primo Ministro, con Joseph Kasa-Vubu presidente della Repubblica, Lumumba incarna le aspettative di un paese che cerca una sovranità reale, non solo formale, e che sogna la libertà.
Durante la cerimonia ufficiale dell’indipendenza, il suo discorso pubblico contro le violenze e le umiliazioni del colonialismo rompe il protocollo e segna una frattura profonda con il Belgio e con le potenze occidentali. Quel gesto, accolto con entusiasmo dal popolo congolese, contribuisce però a isolarlo rapidamente sul piano internazionale. I mesi successivi sono segnati dal caos: ammutinamenti dell’esercito, secessione della ricca regione del Katanga e continue interferenze straniere. Nel pieno della Guerra Fredda, la sua richiesta di aiuti all’Unione Sovietica lo fa apparire a Stati Uniti e Belgio come un leader scomodo e pericoloso.

Nel settembre 1960 Lumumba viene destituito e arrestato, con il sostegno delle potenze occidentali e la complicità di avversari interni, tra cui il colonnello Joseph-Désiré Mobutu. Dopo mesi di prigionia, viene trasferito in Katanga e il 17 gennaio 1961 viene assassinato. Il suo corpo verrà fatto sparire nel tentativo di cancellarne anche la memoria.
La morte di Patrice Lumumba provoca indignazione internazionale e lui diventa un martire dell’anticolonialismo africano. L’uomo che aveva incarnato la nascita della repubblica e non ha potuto mai governarla davvero: la sua eliminazione apre poi la strada a decenni di instabilità e autoritarismo. Resta però il risultato storico della sua azione politica: grazie alla sua leadership e alla sua visione unitaria, il Congo è riuscito a spezzare il dominio coloniale e a nascere come Stato repubblicano indipendente. Un traguardo irreversibile, che fa di Lumumba non solo il simbolo di un sogno tradito, ma anche l’artefice di una conquista fondamentale nella storia africana del Novecento.
Uno sguardo al futuro
—Per Lumumba in questa Coppa d'Africa ora si chiude il sipario. Quel che è certo è che la sua storia pregna di significato ha fatto il giro del mondo e rimarrà nei cuori di ogni appassionato. Ma non è finita qui, perché il Congo si è qualificato ai prossimi Mondiali in America e con ogni probabilità avremo modo di rivedere ancora il simbolo di Patrice Lumumba sugli spalti, immobile e imperturbabile, coraggioso e fiero.
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