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C'è una situazione abbastanza curiosa nel panorama videoludico: la nota casa Valve sta testando il suo nuovo cavallo di razza Deadlock, un innovativo mix tra sparatutto e MOBA. C'è già tutta una serie di eventi organizzati attorno a questo prodotto, che però in realtà ufficialmente non è ancora stato rilasciato. C'è un velo di mistero attorno alo sviluppo e al rilascio di questo gioco, che sta attirando la curiosità di chiunque.
Deadlock esiste, si gioca e ha già una scena competitiva. Tutto questo senza trailer, senza data di uscita e senza una vera presentazione ufficiale. È qui che nasce il paradosso: Valve, la stessa azienda che ha creato Counter-Strike e Dota 2, sta testando in silenzio un nuovo gioco che non solo circola tramite inviti segreti, ma ha già tornei semi-pro e organizzazioni pronte a firmare giocatori. Un eSport prima ancora di essere un prodotto.
Il concept è, sulla carta, audace ma rischioso. Deadlock fonde un hero shooter in terza persona con la struttura classica dei MOBA. Si spara, sì, ma non per accumulare kill fini a se stesse. L’obiettivo è avanzare su una mappa a corsie, scortare minion, abbattere strutture e coordinarsi come in una partita di Dota. Il tutto con eroi dotati di abilità uniche, sagome immediatamente riconoscibili e uno stile visivo che mescola futuro distopico e art déco, con evidenti richiami a BioShock. È un’estetica che rinuncia al realismo esasperato per puntare sulla leggibilità e sulla personalità.
Il punto, però, non è solo che tipo di gioco sia Deadlock. È come sta arrivando ai giocatori. Valve non ha annunciato nulla per mesi e l’esistenza stessa del progetto è emersa tramite leak, movimenti sospetti su SteamDB e voci insistenti. Poi, a metà 2024, il contagio: inviti tra amici su Steam, senza limiti chiari, in una forma di marketing virale tanto semplice quanto spiazzante.
Niente trailer, nessuna campagna pubblicitaria. Solo la sensazione di far parte di qualcosa di riservato. L’esclusività, in questo caso, non è un effetto collaterale: è il messaggio. Tantissimi content creators si sono messi in gioco producendo video, tier lists e quant'altro, anche se la sensazione è che per il momento il gioco in sè sia tenuto in piedi più dalla sua community che dagli sviluppatori.
Sul campo, Deadlock confonde e incuriosisce. La sparatoria è sorprendentemente precisa per un third-person shooter, ma il time-to-kill è alto, la salute dura e il ritmo invita al gioco di squadra più che al riflesso puro. Non è CS, non è VALORANT: qui conta abbattere le difese, non eliminare rapidamente l’avversario.
Le zipline accorciano i tempi morti dopo il respawn; i Guardiani, enormi robot difensivi, scandiscono l’avanzata come torri viventi e le mappe simmetriche evitano vantaggi strutturali. È familiare e particolare allo stesso tempo. Un po’ Dota, un po’ Overwatch, ma senza essere davvero nessuno dei due.
Il risultato di questo approccio è un hype agonistico spontaneo. Deadlock è ancora in early development, con asset provvisori e un focus evidente sul bilanciamento, eppure ha già attirato decine di migliaia di giocatori. Alcuni organizzano tornei, altri studiano meta e sinergie. La comunità corre, come spesso accade con i giochi Valve, più veloce del gioco stesso.
Ed è qui che nasce la domanda chiave. Valve è famosa per lasciare che gli eSports si auto-organizzino. Counter-Strike e Dota sono cresciuti così, tra libertà e caos creativo. Ma nel 2026, in un ecosistema dominato da leghe strutturate, franchigie e investimenti milionari, questo modello funzionerà ancora? In tutto ciò, non c'è ancora una vera e propria data di rilascio per Deadlock.
Non bisogna dimenticare che Valve è diventata in passato famosa anche per il rilascio del celeberrimo Half Life, che dopo il suo sequel non ha più avuto seguito. Il terzo capitolo di questa famosa saga è atteso in tutto il mondo, ma dalla casa madre non è mai arrivata alcun tipo di comunicazione in merito in 22 anni. Il modus operandi di Valve quindi è sicuramente particolare e si riflette in quelle che sono le sue opere: Deadlock potrebbe diventare il primo eSport moderno a nascere nell'incertezza assoluta. Per ora Valve osserva e il resto del mondo gioca, organizza, firma contratti. In attesa di qualcosa che, ufficialmente, non esiste ancora.
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