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Gli Esports e il suo mercato sono in crescita costante ed esponenziale. Da semplice hobby di nicchia si è trasformato in un fenomeno globale capace di attirare non solo migliaia, ma anche milioni di persone. L'aumento del numero di tornei e la loro messa in onda su canali accessibili a tutti, fa sì che questi eventi arrivino a toccare picchi di spettatori paragonabili ad alcuni degli eventi sportivi più importanti. Il potenziale degli Esports è enorme e le università lo hanno capito, includendoli nei propri programmi di studio.
Mentre Stati Uniti e Asia sono diversi anni che hanno deciso di puntare sugli Esports, in Europa è dagli anni Dieci del Duemila che le università hanno intuito l'enorme potenziale del settore. Con Inghilterra e Irlanda in testa, sempre più atenei hanno abbracciato il mondo degli Esports. Il numero di corsi dedicati sono aumentati, così come gli spazi con l'attrezzatura necessaria a tale scopo. In alcuni casi sono stati costruiti addirittura degli stadi con grandi schermi, anche per ospitare eventi aperti al pubblico.
Ma quali sono i motivi principali dell'inclusione degli Esports nei programmi studi delle università? Innanzitutto c'è la volontà di attrarre nuovi studenti che probabilmente non avrebbero intrapreso gli studi. Gli appassionati di gaming e tecnologia trovano in questo modo uno stimolo molto forte nel decidere di iscriversi presso un ateneo. C'è poi il fattore relativo alla promozione dell'inclusività, dato che le community comprendono spesso un insieme di generi, nazionalità e culture.
Si tratta poi di un modo per le università di mostrare di essere al passo coi tempi e quindi di essere all'avanguardia. Per gli istituti è fondamentale questo aspetto sia per attrarre studenti sia per ricevere attenzione mediatica e quindi favorire nuove partnership con le aziende di questo settore e ricevere finanziamenti. Da non dimenticare, infine, le innumerevoli possibilità di carriera che l'ecosistema Esports fornisce agli iscritti a questi corsi: marketing, analisi dati, content creator ecc.
Uno dei settori maggiormente favoriti dagli Esports è infatti quello delle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Seguire questi corsi permette di sviluppare i particolari requisiti e skill necessari a lavorare in quei settori. I giocatori sviluppano per esempio abilità di problem solving e pensiero critico, dato che sono portati ad analizzare e prendere decisioni rapidamente.
La comunicazione è fondamentale nei giochi di squadra per decidere strategie e lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi stabiliti. Le capacità di collaborazione sono necessarie per molte delle carriere relative alle materie STEM. È quindi importante soprattutto una comunicazione efficace per risolvere problemi complessi e in poco tempo.
Come detto, l'Irlanda è uno dei Paesi pionieri in Europa per l'introduzione degli Esports nelle università. Da lì arriva anche uno degli esempi di maggior successo legato al binomio gaming-atenei, ovvero le Ireland Esports Collegiate Series. Si tratta della competizione nazionale ufficiale per 16 università dell'intera isola (Irlanda del Nord compresa). Qui i giocatori possono non solo mettere in pratica le loro abilità, ma anche rappresentare la propria scuola a livello Nazionale, creando senso d'appartenenza.
Nato nel 2017, questo campionato ha conosciuto una crescita costante nel tempo. Nel 2025 è arrivato a sancire ogni record per numero di partecipanti, visualizzazioni e partnership. Tra queste ultime, emblematico è il fatto che Red Bull sia diventato sponsor ufficiale delle Ireland Esports Collegiate Series. Si tratta certamente di un modello vincente che l'Italia, così come altri Paesi europei, potrebbe seguire.
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