derbyderbyderby rubriche PSG-Marsiglia a tavola: Le Classique in versione gastronomica

calcio gourmet

PSG-Marsiglia a tavola: Le Classique in versione gastronomica

PSG Marsiglia
I calciatori lasciano spazio ai piatti tipici: foie gras, boeuf bourguignon e macaron contro bouillabaisse, sardine e pastis. Una gara culinaria tra capitale e Mediterraneo, cucina borghese e identità popolare
Silvia Cannas Simontacchi
Silvia Cannas Simontacchi

Kuwait, giovedì 8 gennaio, ore 19.00 italiane. È tutto pronto per la finale di Supercoppa di Francia. Nelle cucine francesi, invece, si accendono i fornelli. Mentre il PSG di Luis Enrique si prepara a sfidare l’Olympique Marsiglia di De Zerbi, abbiamo voluto guardare a questa gara, non solo sportiva ma anche culturale, sociale, quasi antropologica, da un nuovo punto di vista: quello culinario.

Siamo quello che mangiamo: capitale contro porto, burro contro olio d’oliva, l’haute cuisine parigina contro il sole della cucina popolare provenzale. Se il campo fosse una tavola, PSG-Marsiglia sarebbe un derby gastronomico agguerritissimo, tutto identità e contrasti.

Primo tempo: il PSG schiera lusso e tecnica burrosa

PSG Marsiglia
—  

I padroni di casa scendono in campo con un 4-3-3 scintillante, pensato per dominare e sedurre l’avversario. In porta, il foie gras: morbido, sontuoso, simbolo del lusso parigino. Non è per tutti, ma è indubbiamente un nome stellare. La difesa è elegante e ben organizzata: al centro c’è il boeuf bourguignon, lento, profondo e strutturato. Accanto, il coq au vin, classico e affidabile. Sulle fasce, corrono i gratin dauphinois, a base di patate, latte e formaggio, tipici della regione del Delfinato.

A centrocampo, domina il cassoulet, un ricco stufato originario della Linguadoca, servito con precisione da ristorante stellato. Ai lati due interni di classe: la quiche lorraine, versatile e tecnica, e le escargots, tutt’altro che lente come potrebbero sembrare.

L’attacco è talento puro: sulle ali troviamo la ratatouille, colorata e gustosa, e il magret de canard, il petto d’anatra, elegante e incisivo. Punta centrale: il croissant, un top player internazionale, leggero e profumato di burro, capace di piegare qualsiasi difesa.

Ricco, burroso, elegante: il PSG è servito.

Secondo tempo: il Marsiglia risponde con il sole della Provenza

PSG Marsiglia
—  

Ma anche il Marsiglia ha le sue carte da giocare, e schiera un 4-4-2 ruvido, energico e senza paura. Tra i pali, c’è la soupe de poisson: densa, salmastra e impossibile da superare. Magari non elegante, ma sicuramente efficace. La difesa è tutta grinta, con la daube provençale al centro, un intenso stufato a cottura lenta, affiancata dall’intimidatoria gardianne de taureau, la carne di toro della Camargue marinata nel vino rosso. Sulle fasce, spingono le panisse, le tradizionali frittelle di ceci.

A centrocampo, il gioco passa dalla pissaladière, la focaccia della Costa Azzurra, con cipolla, acciughe e olive nere, supportata da aioli e fougasse, la salsa all’aglio e la focaccia a forma di spiga tipiche della Provenza.

Davanti, il Marsiglia punta tutto sulla sua identità mediterranea: le ali sono le sardine alla griglia, agili e dinamiche, e al centro non può che esserci lei: la bouillabaisse, un tempo specialità dei pescatori, oggi simbolo della cucina marsigliese, complessa, profonda e capace di decidere la partita da sola.

PSG-Marsiglia: capitale contro porto, burro contro olio

—  

Chi vince tra Parigi e Marsiglia? Se parliamo di calcio, i bookmaker hanno pochi dubbi, ma se si parla di cucina, la faccenda cambia. La sfida rimane equilibrata fino al momento del dolce: macaron e crème brûlée per il PSG, eleganti e instagrammabili, navettes e pastis per il Marsiglia, meno appariscenti ma profumati di fiori d’arancio e riviera.

Sul campo, vince chi segna. A tavola, chi gode fino all’ultimo boccone.