La storia del Charlton e del suo personale derby fatto in casa, anzi.. in accademia

La storia del Charlton e del suo personale derby fatto in casa, anzi.. in accademia

L’accademia del Charlton nell’arco di 7 anni ha messo sotto contratto ben 72 apprendisti: 29 di loro (il 40%) stanno ancora giocando in Inghilterra a livello professionistico in Premier League, nella Football League Championship o nei vari campionati europei

di Redazione DDD

di Antonio Lopopolo –

Come si comporta un club che nonostante abbia trascorso le ultime tre stagioni in terza serie continua a produrre numerosi talenti del football? È la storia del Charlton e di suoi quattro giocatori del settore giovanile che cinque anni fa, durante la stagione ’14-’15, giocavano tutti insieme nell’under 18 del club inglese prima di essere venduti per un cifra vicina ai 50 milioni di sterline. Dopo il primo affare datato 2015 con il passaggio di Joe Gomez al Liverpool per 3,5 milioni di sterline, dopo il trasferimento di Karlan Grant all’Huddersfield a gennaio 2019, e l’acquisto da parte dell’Aston Villa del difensore della Nazionale under 21 dei Tre Leoni, Ezri Konsa, prelevato dal Brentford per 12 milioni di sterline a inizio luglio, la settimana scorsa è arrivato il colpo da 22,5 milioni di sterline del Lipsia che ha preso dall’Everton Ademola Lookman, ceduto dallo stesso Charlton ai Blu di Liverpool nel 2015 per un somma pari a 11 milioni di sterline.

L’accademia del Charlton nell’arco di 7 anni ha messo sotto contratto ben 72 apprendisti – conosciuti nel calcio come scolari. Il dato eclatante è che 29 di loro (il 40%) stanno ancora giocando in Inghilterra a livello professionistico in Premier League, nella Football League Championship o nei vari campionati europei. Dal momento che meno del 15% degli studiosi riesce poi ad avere una carriera da professionista di buon livello nel calcio, questo è davvero un risultato notevole per il Charlton.

Dopo aver ottenuto la promozione in Championship attraverso i play off, il team allenato da Lee Bowyer incontrerà nel corso del campionato diversi prodotti della sua accademia che hanno completato il loro apprendistato nel club biancorosso. Nonostante un presidente impopolare come Roland Duchâtelet che ha interrotto la riqualificazione del centro sportivo a New Eltham dopo la retrocessione in terza serie, con il rischio di ritrovarsi strutture degradate, il Charlton ha continuato a finanziare un’accademia di tutto rispetto. E sebbene si ritrovi a fare i conti con delle realtà londinesi di primo livello quali Arsenal, Chelsea, Tottenham, Fulham e West Ham, o con i rivali locali di Milwall e Crystal Palace, il Charlton riesce comunque a sfornare elementi di valore che si fanno strada nel calcio d’oltremanica.

Uno dei motivi di questo successo è l’aver mantenuto una certa stabilità all’interno della gestione dell’accademia, distaccandosi dal numero uno del club, Roland Duchâtelet, che ha cambiato 11 manager della prima squadra in soli cinque anni. Il direttore dell’accademia Steve Avory, ex insegnante e dirigente dell’England Schoolboys, lavora a tempo pieno nel club da 18 anni, coadiuvato dal suo collega Joe Francis che educa i giovani talenti del Charlton attraverso disciplina, entusiasmo e sostegno quotidiano. Una sorta di figura paterna di cui i ragazzi hanno bisogno per esprimere al massimo le loro potenzialità.

Provengono da ogni parte del mondo quelli che entrano a far parte dell’accademia del Charlton, ognuno con una sua personale storia ma “The Addicks” – questo il famoso nickname dei biancorossi – stanno dimostrando che, con pazienza, dedizione e lavoro, ci sono diamanti grezzi da trovare ovunque, da trattare con gentilezza e da far brillare nel football del terzo millennio.

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