26 ottobre 1863: nasceva la “Welcome Football Association”, la federazione calcistica più antica del mondo

Nato come sport d’elite, divenne lo sport più seguito al mondo

di Redazione DDD

di Marco Alborghetti –

Chiunque abbia un minimo di conoscenza delle dinamiche sportive, sa perfettamente che furono gli inglesi ad inventare il calcio moderno, cosa di cui vanno molto fieri, e non si possono di certo biasimare. Esattamente il 26 ottobre 1863, nacque la prima federazione di calcio che ebbe risvolti importanti sotto il profilo sociale e culturale della stessa Inghilterra del 19esimo secolo: la Football Association.

Nel cuore di Londra, vicino ad un mercato ortofrutticolo vicino a Covert Garden, presso la Freemason’s Tavern si riunirono le dodici delegazioni calcistiche più importanti dell’epoca: Barnes, Blackheath, Blackheath Proprietary School, Bucks FC, Crusaders, Crystal Palace, Forest, Kensington School, No Names Kilburn, Perceval House School, Surbiton e War Office.

In poche ore, tutte le società riuscirono a trovare un accordo sui principi cardini e le regole che ogni società avrebbe dovuto seguire.

THE ENGLISH GAME

Il calcio all’epoca era un sport d’elite, che potevano praticare solamente gli esponenti dell’Upper Class e i rampolli dell’aristocrazia inglese, e di conseguenza ogni scuola adattava le regole a suo piacimento.

Nella serie Netflix The English Game, si raccontano le dinamiche che hanno portato il calcio inglese alla sua evoluzione negli anni ’80 del 1800, ma già agli inizi del secolo, quando ancora la FA non era stata creata, sussistevano due tipologie di regolamenti: il Cambridge Rules (1848) e lo Sheffield Rules (1857).

Nel primo caso, si poneva maggiore attenzione ai contatti fisici, al contrario del secondo regolamento che invece prevedeva un approccio più violento sul campo da gioco.

Il segretario dell’epoca della FA Ebenezer Cobb Morley cercò di trovare una via di mezzo tra i due regolamenti, con una certa tendenza verso il Cambridge Rules. Scelta che portò all’uscita di scena del Blackneath, unica società dell’epoca ancora in vita, ma che decise di dedicarsi al rugby. Nel regolamento previsto dalle scuole di rugby, infatti, era consentito portare la palla a mano, ma nel regolamento ufficializzato dalla FA, il gioco prevede l’esclusivo utilizzo dei piedi per segnare, ad eccezione di chi aveva il compito di fermare la palla diretta in porta (allora non si chiamava ancora portiere).

Fu così che questo sport dilagò a macchia d’olio nel Regno Unito, e anche le classi sociali più umili come i lavoratori delle fabbriche decisero di praticare il calcio come valvola di sfogo dopo lunghe ed estenuanti settimane di fatica, ma mettendoci sempre tanta allegria, spensieratezza e divertimento.

Solo negli anni a venire questo magico sport riuscì nell’impresa di creare un’uguaglianza tra le varie classi sociali, dove per una volta aristocratici e classe proletaria non venivano giudicati per il loro rango, ma per il talento espresso sul rettangolo da gioco. Ecco perché il calcio, come disse Pasolini, rimane l’ultima rappresentazione più sacra del nostro tempo.

 

 

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