derbyderbyderby calcio estero A casa del Wolverhampton: il Moulinex Stadium ha radici affascinanti…
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A casa del Wolverhampton: il Moulinex Stadium ha radici affascinanti…

Vincenzo Bellino
Vincenzo Bellino Redattore 
La casa dei Wolves: da salotto aristocratico del '700 alle notti europee sotto i riflettori, una cattedrale del calcio inglese
01:14 min

Nel cuore delle Midlands Occidentali, tra Waterloo Road e Molineux Street, sorge uno degli stadi più iconici del calcio inglese: il Molineux Stadium, casa del Wolverhampton. Oggi può accogliere poco più di 31.000 spettatori, ma la sua storia supera abbondantemente i tre secoli.

Prima di diventare un tempio del football britannico, questo luogo è stato dimora aristocratica, hotel di lusso, parco pubblico, pista ciclistica e teatro di esposizioni industriali. Ogni mattone racconta una trasformazione, ogni tribuna custodisce l’eco di epoche lontane. Parlare del Molineux significa attraversare la storia sociale di Wolverhampton e, in parte, dell’intero calcio inglese.

Dalle origini aristocratiche al parco delle meraviglie

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Tutto comincia nel 1750, quando il mercante Benjamin Molineux acquistò un’ampia area nei pressi del centro cittadino. Qui fece edificare la Molineux House, residenza imponente che dominava il paesaggio urbano e simboleggiava la prosperità della famiglia. Con il passare dei decenni, la proprietà cambiò volto: prima rifugio per famiglie francesi in esilio, poi raffinato hotel, quindi spazio aperto alla collettività.

Nella seconda metà dell’Ottocento i terreni si trasformarono nei celebri Molineux Pleasure Grounds, un elegante parco attrezzato con giardini curati, un laghetto per le barche, un palco per la musica e persino una pista per ciclismo e atletica. Era un luogo di ritrovo per la borghesia e per la working class emergente, un’area viva e dinamica dove lo sport iniziava a farsi spazio tra le abitudini cittadine. Il calcio compariva solo occasionalmente, ma il destino del prato centrale era già segnato.

L’arrivo dei Wolves e la nascita dello stadio

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Nel 1889 avvenne la svolta decisiva. Il terreno, nel frattempo acquisito da una compagnia birraria, venne affittato ai Wolverhampton Wanderers F.C., fondati nel 1877 e alla ricerca di una casa stabile dopo l’esperienza al Dudley Road. Il 2 settembre di quell’anno il nuovo impianto fu inaugurato con un’amichevole contro l’Aston Villa: quasi quattromila spettatori assistettero alla prima partita su un campo descritto come “liscio come un tavolo da biliardo”.

Negli anni successivi il Molineux divenne teatro di incontri di FA Cup, semifinali prestigiose e persino partite internazionali dell’Inghilterra. Già alla fine dell’Ottocento si registrarono affluenze impressionanti per l’epoca, con oltre 19.000 persone presenti in un match contro il Blackburn. Lo stadio cresceva insieme alla popolarità del football, adattandosi progressivamente alle esigenze di un pubblico sempre più numeroso.

L’epoca delle grandi tribune e il fascino architettonico

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Il vero salto di qualità arrivò negli anni Venti e Trenta del Novecento. Dopo una retrocessione che paradossalmente diede impulso alla riorganizzazione societaria, il club acquistò definitivamente l’area e avviò un ambizioso piano di sviluppo. Nel 1925 fu inaugurata la nuova tribuna sulla Waterloo Road, seguita nel 1932 dalla ricostruzione della Molineux Street Stand, celebre per il suo tetto a falde multiple e per l’orologio incastonato nel timpano centrale. Era una struttura distintiva, elegante, destinata a diventare uno dei simboli visivi dello stadio.

Alle estremità sorsero la North Bank e la South Bank, immense terraces capaci di ospitare decine di migliaia di tifosi in piedi. Nel 1939, per una sfida di FA Cup contro il Liverpool, si toccò il record assoluto di 61.315 presenze: un dato che non sarebbe mai più stato superato. Il Molineux incarnava perfettamente l’anima popolare del calcio inglese, una cattedrale laica dove la domenica si celebrava il rito collettivo del tifo.

Gli anni Cinquanta e le notti europee

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Il periodo di massimo splendore coincise con l’epopea degli anni Cinquanta. Guidati dal carismatico capitano Billy Wright, i Wolves conquistarono tre campionati, una FA Cup e due Charity Shield, trasformando il Molineux in una fortezza. Nel 1953 lo stadio fu tra i primi in Inghilterra a dotarsi di un moderno impianto di illuminazione: una scelta pionieristica che rese possibili le celebri amichevoli internazionali in notturna.

Il 13 dicembre 1954, davanti a circa 55.000 spettatori, il Wolverhampton superò in rimonta l’Honvéd di Budapest, squadra simbolo dell’Aranycsapat ungherese. Quella partita, trasmessa in parte in televisione, ebbe un’eco enorme e contribuì ad alimentare il dibattito che avrebbe portato alla nascita della Coppa dei Campioni. Il Molineux non era più solo uno stadio di provincia: era diventato un palcoscenico europeo, un laboratorio di modernità calcistica.

Declino, crisi finanziaria e rinascita

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Dopo decenni di relativa stabilità, tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta lo stadio visse una fase drammatica. Le nuove normative sulla sicurezza imposero interventi radicali e la storica Molineux Street Stand venne demolita per far posto alla John Ireland Stand, un progetto ambizioso e costoso che aggravò i problemi finanziari del club. Nel giro di pochi anni i Wolves precipitarono fino alla Fourth Division e il rischio di liquidazione divenne concreto.

Il salvataggio arrivò grazie all’intervento del consiglio comunale e di nuovi investitori, ma fu solo nel 1990, con l’acquisizione da parte di Jack Hayward, che prese forma una vera rinascita. Le vecchie terraces lasciarono spazio a tribune interamente a sedere, in linea con le direttive post-Hillsborough. Nacquero la Billy Wright Stand e la Stan Cullis Stand, mentre la South Bank fu ricostruita in chiave moderna. Lo stadio cambiò volto, perdendo parte della sua struttura originaria ma guadagnando comfort e sicurezza.

Il Molineux oggi, tra memoria e futuro

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Oggi il Molineux Stadium rappresenta un equilibrio tra tradizione e innovazione. Con una capienza di circa 31.700 posti, continua a essere il cuore pulsante di Wolverhampton. Le sue quattro tribune moderne racchiudono un’eredità che va ben oltre il calcio giocato: è la storia di una città industriale, delle sue crisi e delle sue rinascite, della passione incrollabile di una comunità.

Camminare sugli spalti del Molineux significa attraversare secoli di trasformazioni, dalle eleganti feste ottocentesche alle notti europee illuminate dai riflettori. È uno stadio che ha conosciuto l’aristocrazia e la working class, la gloria e la paura del fallimento, la rovina e la fenice che risorge. Ed è proprio questa stratificazione di storie a renderlo uno dei luoghi più affascinanti del panorama calcistico inglese.