ArsenalFan TV, Robbie Lyle: “A causa del razzismo, mio padre 93enne mai allo stadio per il suo Arsenal”

ArsenalFan TV, Robbie Lyle: “A causa del razzismo, mio padre 93enne mai allo stadio per il suo Arsenal”

ITV: in onda stasera un documentario dei figli di papà neri, discriminati negli stadi inglesi

di Redazione DDD

Robbie Lyle, creatore di ArsenalFanTV, ha rivelato che il razzismo gli ha impedito di portare suo padre, Aston, a guardare i suoi amati Gunners. In un documentario-choc su ITV, destinato a essere proiettato questa sera, il presentatore di 48 anni apre il suo cuore alle paure con cui ha dovuto convivere suo padre di 93 e il tipo di insulti chel lo hanno sempre tenuto, come molti tifosi neri, lontani dal calcio. “È uno dei miei rimpianti”, ha detto Lyle, “che non sono mai stato in grado di portarlo a una partita allo stadio. Ha visto così tanto calcio in TV e io gli dicevo sempre: “Papà, devi essere lì”. Mi sarebbe piaciuto averlo fatto. Il razzismo mi ha rubato quell’esperienza, quindi il fatto di essere in grado di portare almeno mio figlio allo stadio significa che sto interrompendo quel ciclo. Quando sono cresciuto e ho detto a mio padre: ‘Ti porterò allo stadio’, la sua espressione è sempre stata: ‘Nah.’ Crescendo, tutti sapevamo che andare allo stadio da tifosonero significava anche rischiare la vita. Penso che abbia sentito che ci sarebbero stati dei problemi”.

Il papà di Robbie Lyle, 93 anni, mai una volta allo stadio…

Lyle, che ha fondato l’ArsenalFanTV nel 2013, ha vinto il Football Blogging Awards come miglior blog di calcio maschile. Ogni mese i video del suo canale accumulano quasi 40 milioni di visualizzazioni online. Nel documentario di questa sera, Football Fans Under Their Skin, è accolto da fan rivali che descrivono le loro esperienze di razzismo e il lavoro svolto dai club per combattere il problema. Il sostenitore del Chelsea Rene Carayol, descrive il suo ricordo d’infanzia di vedere suo padre riempito di sputi mentre tentava di guardare una partita di calcio. Lyle usa anche il suo documentario per evidenziare un’altra questione che i tifosi di tutti i club affrontano, gli abusi online. Dice infatti Lyle: “Con così tante persone che guardano i nostri video, siamo tenuti a ricevere alcuni commenti negativi. Quando vedo alcuni di questi tweet, le persone che mi chiamano black b** , black monkey, n * , mi fa sentire deluso dal fatto che le persone possano ancora avere questo tipo di atteggiamenti. Mi fa arrabbiare il fatto che qualcuno possa nascondersi e sparare in rete questo genere di cose. Ma poi anche, e questa non è una buona cosa, mi sento un pò immune. Perché ho avuto molto dalla vita. E l’ho avuto grazie al calcio “.

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