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LA STORIA DI BORJA NAVARRO

Dona il midollo osseo alla mamma malata di leucemia: a 31 anni smette di giocare a calcio

Dona il midollo osseo alla mamma malata di leucemia: a 31 anni smette di giocare a calcio

A 31 anni, l’ex attaccante dello Sporting Gijón ha appeso gli scarpini al chiodo per eseguire un trapianto di midollo osseo per la mamma, a cui è stata diagnosticata la leucemia

Davide Capano

L’attaccante Borja Navarro avrebbe potuto continuare a giocare a calcio ancora per qualche anno. A 31 anni, normalmente il fisico ti accompagna per molte altre stagioni fino a quando non decidi di porre fine alla carriera di calciatore professionista. Bene, il suo caso va oltre, perché il ragazzo ha scelto di appendere gli scarpini al chiodo per salvare la vita di sua madre.

Navarro è uscito fuori dalla cantera dello Sporting Gijón, club con cui ha debuttato e giocato nella Liga. Fino a pochi giorni fa difendeva i colori del Caudal Deportivo, squadra con sede a Mieres, nelle Asturie, che milita nella Tercera División RFEF (quinta serie spagnola), di cui era anche capitano. Ma una svolta nella sua vita familiare gli ha cambiato il mondo: alla mamma 54enne è stata diagnosticata la leucemia. A comunicarglielo sua moglie, a casa in un pomeriggio piuttosto “pesante”.

“Ho iniziato a piangere ed ero completamente scioccato. Non dimenticherò mai quella scena – racconta Borja al quotidiano Marca –. Mi ha detto che a mia madre era stata diagnosticata la leucemia. All’inizio ho cercato di essere calmo perché è vero che tu sai cos'è la leucemia, ma non sai molto bene cosa c'è dietro. Ho parlato con i miei genitori e, anche se non lo ero, ho cercato di trasmettere loro che ero calmo per non preoccuparli. Lo stesso giorno l'hanno portata in ospedale e il giorno dopo ha iniziato la chemio. L'inizio di quel processo è stato molto difficile” .

La situazione si è complicata cosicché che l’ormai ex giocatore ha donato il midollo osseo alla mamma: “La prima cosa che si fa in questi casi, quando è già noto che è necessario un trapianto dopo diversi cicli di chemio, è cercare un donatore il più compatibile possibile. Mia madre ne aveva uno in Italia, ma alla fine non è riuscita a portarlo a termine a causa di alcuni problemi sorti. Ed è per questo che mi sono offerto, perché sono il figlio più piccolo e quello più vicino”.

Lo shock ha così portato l’asturiano a ritirarsi dal calcio giocato: “È vero che la decisione, che è stata molto complicata dopo tanti anni, non la attribuisco solo al caso di mia madre. Ma è anche vero che se questa non fosse successo non mi sarei ancora ritirato. Quest’anno non mi sentivo fisicamente come volevo, probabilmente a causa di questo problema. Il calcio dovrebbe aiutarti a staccare e stare bene e per me era un peso in più”.

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