Mario Petrone racconta l'Ecuador e il suo calcio...
Lo schiaffo: l'allenatore del Grosseto espulso per aver colpito un proprio giocatore dopo il cambio
Il Coronavirus ha fischiato lo stop anche in Ecuador, dove Mario Petrone, allenatore che in Italia ha guidato, tra le altre, Ascoli, Catania e Pisa, dal mese di gennaio è sulla panchina del Club Deportivo y Social Santa Rita, nella Serie B del Paese. Raggiunto da TMW, racconta come nel paese centroamericano stanno vivendo questo difficile periodo: “Siamo in isolamento dall’altra domenica. Diciamo che la situazione non è drammatica: qui il virus è arrivato un po’ in ritardo e hanno potuto giocare d’anticipo. Seguendo gli esempi di Cina e Italia, hanno limitato gli arrivi. Ma casi ce ne sono: per esempio in una cittadina vicina si è ammalata una signora che veniva dalla Spagna. E in un’altra hanno fatto un matrimonio, si sono contagiati tanti dei partecipanti”.
Il calcio in Ecuador non si è fermato subito: “E stavamo per giocare ancora. Sabato siamo andati in trasferta, a Pelileo, sul monte Chimborazo, in altura. Abbiamo fatto il riscaldamento, poi il riconoscimento con l’arbitro. Cinque minuti prima del fischio d’inizio, è arrivato un dirigente della Lega a comunicarci che il presidente dell’Ecuador ha sospeso ogni tipo di attività. Quel sabato erano decedute cinque persone. Sul momento la decisione ci è stata comunicata un po’ così, ma hanno fatto bene. La settimana precedente avevamo giocato a porte chiuse e sinceramente è stato meglio così”.
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