Famiglia Cappioli, Claudio è a Xining vicino al Tibet: “Qui non si sgarra e hanno vinto la battaglia”

Famiglia Cappioli, Claudio è a Xining vicino al Tibet: “Qui non si sgarra e hanno vinto la battaglia”

Allenatore di Settore Giovanile a Xining, Claudio Cappioli, cugino di Massimiliano Cappioli, racconta come la Cina sta riprendendo a vivere dopo il Coronavirus

di Redazione DDD

Claudio Cappioli è il cugino del celebre ex romanista Massimiliano: la sua storia, raccontata a Il Romanista, è quella di un cittadino italiano che ha voluto a tutti i costi tornare in Cina, contro il parere di quelli che gli vogliono bene e che oggi, a distanza di appena quattro giorni, può dire di aver avuto ragione: “Qui il problema sembra ormai alle spalle. L’altro giorno è stato il primo senza nuovi contagi in tutta la Cina. Wuhan è sotto Pechino, io invece sono a Xining, al centro della Cina, spostato verso ovest, verso il Tibet. Sono in quarantena obbligatoria preventiva. Sono al quarto giorno da quando sono arrivato dall’Italia. Per fortuna la temperatura è sempre intorno ai 36, sto bene. Dovrò stare ancora dieci giorni così. Poi se tutto andrà bene finalmente uscirò. Qui il virus lo hanno battuto definitivamente e presto rientrerò su un campo per allenare, non vedo l’ora. Io e Massimiliano Cappioli siamo figli di due fratelli, Romolo e Remo, che hanno sposato due sorelle, Florinda e Teresa. Massimiliano vive a Bali. A Roma veniva solo saltuariamente».

Claudio Cappioli si occupa del Settore giovanile a Xining e parla dell’inferno del virus: “Loro hanno risolto come adesso siamo chiamati a fare in Italia. La gente è rimasta a casa un mese intero, con i droni che giravano per controllare che nessuno uscisse. Provvedimenti estesi a tutta la Cina, tranne in quelle zone in cui le alte temperature non avevano permesso al virus di attecchire. A Pechino c’è stato praticamente un mese di coprifuoco, sono ancora chiusi ristoranti e palestre. Anche se adesso la vita sta ripartendo. Qui nessuno sgarra. Ho letto addirittura in un articolo che chi avesse contagiato altri consapevolmente, e cioè non mettendo in atto le misure richieste dal Governo, rischiava fino alla pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma questa linea della fermezza ha pagato. Da noi dovremmo fare lo stesso. Non c’è tempo da perdere”.

Il suo racconto: “Ho dovuto prendere tre voli per arrivare qui, passando per gli Emirati Arabi, poi da Abu Dhabi a Pechino e lì i controlli sono stati ossessivi: continue misurazioni della temperatura, colloqui, 4-5 questionari diversi. Poi da Pechino sono ripartito per un aeroporto vicino a Xining: a bordo avevamo posti alternati, ci hanno continuamente rilevato la temperatura, all’arrivo all’aeroporto mi hanno regalato 60 mascherine, qui abbiamo controlli a sorpresa di medici e poliziotti, sono già venuti due volte in quattro giorni, mi misurano la temperatura che io comunque ogni mattina devo comunicare via sms al mio interprete. Io non sgarro. E chi si muove? Sto qui, in questo bell’appartamento, al 27° piano, attraverso due bei finestroni vedo che la gente ha ripreso a vivere, vedo tanti taxi che girano. Domani riaprono le scuole e riprendono tutte le attività sportive. L’altro ieri è stato il primo senza nuovi contagi. La spesa? Me la portano gratis. Io devo fare solo la lista. Sto in quarantena, paga lo stato. Massimiliano? E chi lo ammazza a lui? Sta a Bali, fa surf, sta in piscina, sta benissimo. Peccato che gliene freghi poco del calcio… Sennò avremmo potuto fare un sacco di cose assieme”.

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