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Gabriel Calderon: “Il Racing non mi ha voluto più e sono andato a giocare il derby con l’Independiente”

BUENOS AIRES, ARGENTINA - MARCH 27: Aerial view of Independiente's Libertadores de América stadium (R) and Racing's Presidente Juan Domingo Perón stadium on March 27, 2020 in Buenos Aires, Argentina. National government has ordered a lock down until end of March to help contain the spread of the COVID-19. (Photo by Getty Images/Getty Images)

Il nazionale argentino di Italia '90 parla del suo derby personale di Avellaneda, ma anche di Lo Celso, Paredes, Lautaro Martinez, Icardi, Dybala e Zaracho.

Domenico La Marca

Durante il programma “Taca La Marca”, in onda su Radio Musica Television, è intervenuto Gabriel Calderon, ex centrocampista di Independiente, Betis e Psg tra le tante ed ex calciatore della nazionale argentina. Gabriel Calderon si è soffermato sulla finale dei Mondiali del 1990, sulle sue esperienze in Europa e su tanti altri temi. Ecco quanto raccolto. Finale Mondiali ’90: “Siamo arrivati in finale con quattro uomini chiave in meno, mancava anche Caniggia che era fondamentale in attacco. Non eravamo pronti, in virtù di queste assenze la Germania era ulteriormente favorita”. Parole di Codesal (arbitro della finale del Mondiale del ’90) su Maradona: “Si può giudicare il calciatore in campo per i suoi comportamenti, ma non puoi parlare male della persona al di fuori del rettangolo di gioco. Tutto il mondo ha visto cosa è successo in quella finale, il rigore su di me era evidente. Tutti i professionisti possono commettere degli errori, basta riconoscerli”.

Semifinale contro l’Italia a Napoli: “Credo che in quella partita i napoletani facessero il tifo per l’Italia ma contestualmente amavano Maradona. Non è vero che sostenevano l’Argentina”. Rivalità tra Independiente e Racing: “E’ un derby molto importante, è paragonabile a quello di Milano tra Inter e Milan. Gli stadi delle due squadre distano soltanto 300 metri l’uno dall’altro. Ho vestito la maglia del Racing quando ero molto giovane, poi non mi hanno voluto più e mi ha cercato l’Independiente; da professionista ho accettato. Ho avuto la fortuna di vincere qualche derby con entrambe le maglie”. Esperienza col Betis: “Disputammo la Coppa Uefa e arrivammo quinti nella Liga, raccogliendo un risultato importante; il campionato spagnolo è molto difficile. Nelle stagioni successive ci sono state delle difficoltà, ma complessivamente giocammo ad alti livelli”.

Esperienza al PSG: “Il club francese mi voleva a tutti i costi, il Betis fu pagato bene e mi lasciò andare. E’ stata un’esperienza importante, disputammo la Coppa Uefa ma fummo eliminati dalla Juventus: anche se perdemmo, ricordo positivamente la partecipazione ad una competizione così importante. Già all’epoca il PSG aveva intenzione di costruire una grande squadra. Nell’88-89 la sconfitta contro il Marsiglia ci costò il titolo”. Mondiale Under 20 del ’79: “Ho un ricordo fantastico, è stata la mia prima competizione importante, avevo 19 anni. In quella Nazionale c’era gente del calibro di Menotti, Maradona, Ramon Diaz: eravamo molto giovani, quel successo fu fondamentale per noi. Realizzai 3 reti in 7 partite, ma l’assist era il mio punto di forza: Diaz realizzò 8 reti di cui 4 grazie ai miei assist”. Fabian Ruiz: “E’ un calciatore importantissimo e può giocare in un top club. Nelle ultime partite con il Napoli prima dell’emergenza coronavirus ha offerto delle ottime prestazioni. Ipotesi Barcellona? Non so se Quique Setien resterà sulla panchina blaugrana l’anno prossimo”.

Lo Celso: “Era molto giovane quando fu acquistato dal PSG ed ha sentito il peso delle responsabilità; al Betis, invece, ha disputato un anno fantastico. Pochettino l’ha voluto al Tottenham ma dopo poco tempo è stato esonerato. Non so se Mourinho gli darà fiducia. Lo Celso qualitativamente è molto bravo”. Paredes: “Ritengo che sia un grande giocatore. Ci si aspetta sempre un po’ di più da lui e credo che finora non è riuscito ad esprimere tutte le sue qualità. Mi auguro che l’anno prossimo riesca a dimostrare di che pasta è fatto. Il suo rendimento dipende anche dalla fiducia che l’allenatore ripone in lui”. Lautaro Martinez: “Mi piace molto, per me è un calciatore da Barcellona e merita il posto da titolare nella Nazionale argentina. Lautaro possiede fiuto del gol, forza, tecnica: per me è un attaccante fortissimo”. Icardi: “Non è né Messi e né Neymar, ma alla fine della stagione contano i numeri e il suo score è sempre alto. Icardi è molto forte nell’aria di rigore, ha un gran senso del gol. Se resta al PSG? In questo caso l’allenatore deve decidere se ritiene Mauro congeniale per il suo gioco”.

Argentina: “Purtroppo nel Mondiale del 2014 ha perso contro la Germania: quando arrivi in finale è sempre così, o si vince o si perde, è normale. Da quando Messi veste la maglia della Seleccion, la gente si aspetta sempre che l’Argentina arrivi in finale e la vinca. Dopo la gestione Sabella – prosegue Gabriel Calderon – nessun allenatore è riuscito a sfruttare le qualità tecniche che possiede questa Nazionale. L’Argentina vanta attaccanti molto forti ma è sbilanciata negli altri reparti. Scaloni è un tecnico giovane, però nell’ultima amichevole ha messo in campo una squadra molto equilibrata”. Dybala: “Non so se riuscirà ad affermarsi come prossimo numero 10 dell’Argentina. In Italia è molto difficile giocare e segnare molti gol, Paulo però ha dimostrato di avere continuità ed è un calciatore importante. Per quello che sta facendo vedere in Italia merita una chance, la scelta però spetta all’allenatore”. Zaracho: “E’ un calciatore molto tecnico, veloce, riesce ad andare in rete con facilità. Mi piace molto. Ipotesi Milan? Ha 22 anni, per andare a giocare in Europa devi possedere la mentalità giusta; il primo anno è sempre di adattamento, ed inoltre bisogna avere una forte personalità per riuscire ad imporsi a certi livelli. Penso che Zaracho abbia tutte le carte in regola per riuscire ad ambientarsi celermente”.

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