Non è la prima volta che accade, e la Kapnisi ha chiamato in causa le autorità, sollecitando misure urgenti per prevenire il ripetersi di episodi simili e per garantire la sicurezza negli impianti sportivi. Sul piano istituzionale si aprirà ora la discussione su controlli, responsabilità e tutele per atlete e spettatori, mentre la vicenda è destinata a porre l’accento sul tema più ampio della violenza degli ultras nel calcio femminile e non solo. "Quello su cui voglio soffermarmi e che mi rattrista è che siamo stati per l’ennesima volta testimoni di un simile episodio. Le mie compagne sono state minacciate, i nostri tifosi sono stati picchiati e lo denuncio pubblicamente. Non se ne può più con la violenza degli ultras. Non è possibile che in un luogo del genere entrino dieci teppisti, dieci incappucciati e picchino chi vogliono. Adesso la palla è nelle mani dello Stato".
Succede in Grecia
Grecia, calcio femminile: squadra e tifosi aggrediti nello stadio

L’aggressione è stata segnalata ai media della Grecia e ha richiamato l’attenzione delle società sportive: restano da chiarire dinamiche, eventuali responsabilità organizzative e la necessità di misure di ordine pubblico più efficaci. Per le dirette interessate l’episodio ha avuto conseguenze immediate sul clima della squadra e sulla percezione di sicurezza nelle trasferte.
La violenza dentro e fuori gli stadi è un problema atavico ed internazionale. Recentemente, il Viminale, ha vietato le trasferte delle squadre di Lazio, Roma, Napoli e Fiorentina, dopo che, in due episodi distinti, un gruppo violento di tifosi delle squadre è venuto a contatto lungo l'autostrada A1.
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