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ERANO INSIEME AI DORADOS, IN MESSICO

Guardiola amato ed odiato: il Loco Abreu “Come mi rompeva le palle Pep…”

DORTMUND, GERMANY - APRIL 14: Pep Guardiola, Manager of Manchester City interacts with Edin Terzic, Head Coach of Borussia Dortmund following the UEFA Champions League Quarter Final Second Leg match between Borussia Dortmund and Manchester City at Signal Iduna Park on April 14, 2021 in Dortmund, Germany. Sporting stadiums around Germany remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors.  (Photo by Friedemann Vogel - Pool/Getty Images)

Prima le critiche, poi...

Redazione DDD

di Giuseppe Martorana -

Tantissimi sono gli estimatori del tecnico del Manchester City Josep Guardiola, uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio soprattutto per quanto riguarda il suo modo di giocare, un unicum nella storia del football. Il catalano è certamente osannato da molti calciatori che farebbero carte false pur di giocare per lui. C’è anche però chi critica il modo di fare dell’ex calciatore del Barcellona, con un passato anche al Brescia in Serie A. Frasi che non sarebbero state accolte così bene.

Tra di essi c’è sicuramente Sebastian Abreu, attaccante dei Dorados de Sinaloa, che ha giocato insieme al catalano nell’ultimo suo anno da calciatore. Tra i due, c’è sempre stato un rapporto particolare, dovuto a due visioni diverse di interpretare il calcio. L’attaccante sudamericano infatti ha riferito: “Venivo dalla cultura del calcio sudamericano, dove il numero nove si preoccupava più di coprire il pallone e di fare da sponda. Quando sono arrivato ai Dorados, Pep e Lillo hanno, cominciato a dirmi che così perdevo secondi. Mi rompevano le palle con questa storia“. Nonostante le frizioni iniziali, il Loco ha dopo capito che, chi dei due andava ascoltato, era proprio Guardiola: “Poi però è arrivato un momento in cui ho capito che avevano un’esperienza ed una conoscenza del gioco del calcio molto più ampia della mia ed ho iniziato a dar loro ascolto. Ho cominciato a capire che mi chiedevano di dare continuità al gioco, di fare attenzione alla posizione, al controllo orientato. E devo ammettere che sono cresciuto molto come attaccante e come calciatore“.

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