derbyderbyderby calcio estero Il calcio a Londra: l’Arsenal, Highbury e Febbre a 90

Febbre a 90

Il calcio a Londra: l’Arsenal, Highbury e Febbre a 90

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Febbre a 90: il film che racconta la storia di Paul, un insegnante di una scuola di Londra innamorato dell'Arsenal, e non solo
Antonio Marchese
Antonio Marchese

Per narrarvi questa storia meravigliosa dobbiamo viaggiare con la mente e tornare indietro agli anni settanta, Londra Nord. Paul è un ragazzino timido e introverso che abita con la sorella e la mamma. Il padre vive in Francia ed è uno sfegatato tifoso dell’Arsenal. La prima volta che Paul va con il padre a vedere una partita dei Gunners si innamora subito del calcio e di quella squadra che gli fa battere il cuore sin da subito. In età adulta Paul diventa l'insegnante di lettere in una scuola superiore londinese, diventando anche un punto di riferimento per i ragazzi, essendo anche il loro allenatore di calcio.

Paul inizia a capire che oltre l'Arsenal c'è un mondo da scoprire e si innamora della signorina Sarah Hughes, insegnante di storia, severa, rigorosa e con una logica d'insegnamento distante da quella di Paul. Il 1989 nel Nord di Londra è un anno particolare, si aspetta con ansia la fine del campionato, che vede in testa proprio l’Arsenal di George Graham e Alan Smith.

La vittoria del campionato

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Paul ci spera, sogna la vittoria del campionato non sta più nella pelle, la sua squadra non vince il campionato da ben diciotto anni. Nel frattempo la relazione amorosa tra Paul e Sarah è in crisi: lui ha occhi solo per l'Arsenal e lei si sente giustamente trascurata e messa in secondo piano. Quando Paul scopre che Sarah è incinta sembra aver capito che non esiste solo l’Arsenal e che “c’è un mondo che non si ferma a maggio e riparte di nuovo in agosto”. Paul non riesce però a desistere e l'Arsenal è troppo importante, i Gunners perdono una partita importante che rischia di mandare a monte la conquista del titolo e anche il suo rapporto con Sarah. L’inevitabile rottura della coppia arriva nel momento decisivo della stagione, l'Arsenal va a giocare la partita della vita ad Anfield Road, in casa del Liverpool.

Highbury

Highbury, Arsenal - Ph Getty Images
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Paul assiste alla partita nella sua casa situata nel quartiere di Highbury, a due passi dallo stadio, in compagnia di Steve, il suo amico di sempre. Nel frattempo Sarah, che sta partecipando a una festa della scuola dall’altra parte di Londra, non riesce a non seguire la partita dell'Arsenal che sta vincendo 1-0. Per laurearsi Campioni d'Inghilterra ai londinesi servirebbe un altro gol e in quel 26 maggio 1989 accade l’imponderabile. Sarah è troppo innamorata di Paul e sotto sotto anche dell'Arsenal, così corre a prendere un taxi e si presenta sotto casa di Paul, che ormai disperato vive gli ultimi minuti del match in preda a una crisi di rabbia. Ad un tratto suonano alla porta e Paul tentenna ma dopo qualche secondo corre ad aprire, ma non trova nessuno. Attimo fatale, decisivo, fuggente: Michael Thomas si ritrova da solo nell'area de Liverpool, tutto solo dinanzi al portiere Bruce Grobbelaar.

L'amico Steve chiama a gran voce Paul, che si precipita in cima alle scale, giusto in tempo per non perdersi l’ultima occasione, quella decisiva, in cui Thomas realizza il gol del 2-0. Dopo diciotto anni si avvera il sogno di Paul, che si precipita in strada a festeggiar insieme a tutto il quartiere. Paul canta e gioisce ma la gioia più grande è vedere Sarah che festeggia la vittoria dell'Arsenal con gli altri tifosi. Paul è l persona più felice del mondo: “Quando ripenso al 26 maggio 1989, non so spiegarmi esattamente cosa sia successo a entrambi. Beh, a tutti tre se contiamo la squadra".

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Sarah e l'Arsenal

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"Però so una cosa: il mio rapporto

con l’Arsenal è cambiato quella sera. È come se fossi saltato

sulle spalle della squadra e questa mi avesse trasportato nella

luce che si irradiava di colpo su tutti noi. In quel momento,

in qualche modo mi sono sentito staccato dalla squadra. Oh

sì, ci frequentiamo ancora e io continuo ad amarla e insieme

a odiarla, ma ho la mia vita ora, i miei successi e i miei fallimenti

non sono necessariamente legati ai suoi. E questa è una

buona cosa, o almeno credo".