Il derby di sempre dal dischetto del rigore, Mazzola “Mi ipnotizzava”: Lev Jascin, il portiere pagato come un sergente

Lev Jascin, portiere da 812 incontri ufficiali

di Redazione DDD

di Luigi Furini –

“Prima di tirare il rigore mi sentii ipnotizzato – racconta Sandro Mazzola -. Il portiere era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall’altra parte, ma non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva il portiere”. Il portiere non era uno qualsiasi, era Lev Jascin, l’unico, nel suo ruolo, a vincere il Pallone d’oro (nel 1963). La sua è una storia di fatica, di umiltà, di impegno e sacrificio. E non di soldi, perché ha giocato sempre nella Dinamo Mosca (la squadra del Ministero dell’Interno) che lo ha pagato come un normale dipendente, un sergente qualsiasi. Jascin nasce nel 1929. Giovanissimo perde la madre, va a lavorare in fabbrica. Gli altri operai, per scherzo, gli tirano dei bulloni e lui li prende al volo. Ha braccia lunghissime e un fisico eccezionale. Ma in porta, alla Dinamo, combina guai. Nel primo incontro si lancia per fermare una palla partita, addirittura, dal portiere avversario, si scontra con un suo difensore e il pallone  finisce in rete. Stessa storia nella seconda gara. Alla terza, benché vittoriosa, la Dinamo prende 4 gol. Troppi. Jascin viene mandato alla squadra, sempre della Dinamo Mosca, di hockey su ghiaccio. Naturalmente anche lì fa il portiere. E vince la Coppa Sovietica nel 1953.

Però lui è fissato con il calcio. Viene richiamato, sul rettangolo verde, solo perché il titolare si infortuna. Jascin entra e non perde più il posto. Gioca 326 partite in campionato e 74 con la Nazionale sovietica. Contando varie coppe arriva a 812 incontri ufficiali. Pare che abbia mantenuto la porta inviolata per 207 volte (altre fonti dicono 270). Vince cinque campionati con la Dinamo e tre Coppe dell’Urss. Per combattere la tensione prima di ogni gara, fuma una sigaretta e beve un drink. Nell’anno del Pallone d’oro prende sei gol in 27 partite. Soltanto due giocatori italiani riescono a bucare la sua porta: Guarneri e Rivera, in due partite Italia-Urss. Mazzola, come detto ci prova nella qualificazioni agli europei 1964, ma resta imbambolato quando arriva sul dischetto.

Nel 1971. Per il suo addio al calcio la Dinamo Mosca sfida il Resto del Mondo allo stadio Lenin. Ci stanno, a sedere, 103 mila spettatori. Arrivano richieste per 700 mila biglietti. Nessuno vuole mancare all’evento. L’unico giocatore italiano presente è Giacinto Facchetti. Lev gioca solo il primo tempo, che finisce 0-0 (poi la gara termina 2-2) ed esce piangendo: è l’idolo di tutto un popolo. Non c’è portiere al mondo che non cerchi di imitarlo, nelle uscite, nella presa alta, nel tenere la posizione. Ha continuato, per tutta la carriera, a percepire lo stipendio da dipendente e per ogni anno si faceva bastare tre maglie (le cambiava quando le maniche era del tutto consumate). Nel 1985 subisce l’amputazione di una gamba per una tromboflebite.  Muore, a 60 anni, nel 1990. La sua gioia più grande? Parare un rigore su un campo di calcio. Fra partite ufficiali e no, pare che abbia neutralizzati più i 150. Compreso quello di Mazzola.

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