Justin e John Fashanu, dall’orfanotrofio alle incomprensioni: una storia di vita e di libertà sessuale

Justin e John Fashanu, dall’orfanotrofio alle incomprensioni: una storia di vita e di libertà sessuale

Il Norfolk e il Norwich: i fratelli Fashanu dall’adozione della famiglia Jackson in poi

di Simone Balocco

di Simone Balocco –

La storia del calcio è ricca di fratelli che hanno scritto pagine indelebili sul rettangolo verde di gioco. A elencarli, si farebbe un torto a quelli dimenticati. Ci sono stati però due fratelli che hanno segnato una pagina importante nella storia di questo sport in parte per ciò che hanno fatto in campo ed in parte per ciò che successe loro fuori,. Stiamo parlando dei fratelli Fashanu, Justinus (detto “Justin”) e JohnRispettivamente classi 1961 e 1963, erano figli di un avvocato nigeriano e di una donna della Guyana. I due fratelli vennero mandati in un orfanotrofio quando il padre tornò in patria e la madre non poteva accudirli: nel 1967, Justin e John furono adottati dai Jackson, una famiglia della classe media di Attleborough, nel Norfolk, la contea più orientale dell’Inghilterra.

I due fratelli si innamorano sin da subito del football e giocarono ogni qualvolta potevano. Justin era tecnicamente migliore del fratello ma entrambi furono tesserati, tra il 1978 ed il 1979, dal Norwich, compagine allora militante in First Division, antesignana della Premier League. Su John c’è poco da dire: è stato un discreto giocatore che in quattordici stagioni militò in sei squadre, tra First e Third Division. Fashanu jr giocò nel Norwich quattro stagioni, poco dopo fece una fugace apparizione al Crystal Palace per poi andare in terza serie nel Lyncoln Cty dove segnò con continuità.

Nell’estate 1984 passò al Millwall di Londra e vi rimase due stagioni per poi passare al Wimbledon. Con la squadra giallo-blu, Fashanu fu uno dei cardini della cosiddetta “Crazy gang”, una squadra di giocatori indisciplinati e cattivi capitanata da Vinnie Jones, considerato come uno dei calciatori più scorretti della storia del calcio di sua Maestà. In otto stagioni, Fashanu segnò oltre 100 gol e l’apice lo raggiunse il 14 maggio 1988 quando il Dons vinse niente meno che la FA Cup (la coppa calcistica per club più antica e prestigiosa del Mondo) contro il Liverpool di Grobbelaar e Aldridge.

Proprio gli anni di Fashanu al Wimbledon furono per lui d’oro perché ebbe una certa notorietà anche in Italia grazie al programma “Mai dire gol”, quando Peo Pericoli (alias Teo Teocoli) lo fece conoscere al pubblico italiano per via del fatto che era un giocatore che segnava anche se era totalmente sgraziato e non era tecnicamente eccelso. Celeberrimo, per chi visse quegli anni, l’urlo “Vai Fashanu!”. Ritiratosi nel 1995, John Fashanu è rimasto nel giro del calcio come opinionista, ma niente più.  Justin era il più dotato, ma la sua carriera fu molto più problematica. Dei due fratelli, era il più promettente tanto che nel 1981 passò dai Canaries, appena retrocessi in Second Division, addirittura al Nottingham Forrest, l’iconica squadra della contea di Robin Hood capace di vincere due Coppe dei Campioni consecutive a fronte di un solo scudetto vinto. Justin fece la storia perché fu il primo giocatore colored a costare oltre 1 milione di sterline, mentre la squadra poteva contare su Viv Anderson, il primo giocatore colored a giocare nella Nazionale inglese.

Alla guida della squadra “garibaldina”, c’era l’altrettanto iconico Brian Clough, famoso per la sua irriverenza ed il suo dire “pane al pane vino al vino”: il coach è stato considerato un grande del calcio inglese ma anche una persona che se doveva insultare o far pesare qualcosa ad un suo giocatore era sempre in prima linea. E Justin Fashanu con lui ebbe sin da subito gravi problemi. Il principale? Si iniziò a vociferare che il giovane attaccante fosse omosessuale. Come lo si intuì? Si disse che frequentasse locali “particolari” e che aveva frequentazioni gay. Quando Clough lo scoprì fece pesare la cosa al suo giocatore il quale non la prese bene, ritirandosi in sé stesso. Inoltre si sparse la notizia non solo tra i “colleghi” di Fashanu, ma tra i tifosi avversari. E l’Inghilterra dei primi anno ’80 era tutto fuorché aperta di mentalità: Fashanu dovette affrontare insulti non solo omofobi ma anche razzisti. Insomma, quelle malelingue lo stavano distruggendo non solo psicologicamente ma anche professionalmente, visto che in maglia Forester segnò tre reti in tutto il campionato, rivelandosi un flop clamoroso. Clough non vedeva l’ora di liberarsi di lui. 

Da Nottingham passò prima al Southampton e poi nella squadra storica di Nottingham, il Notts County. Con la squadra più vecchia del Mondo, Justin Fashanu mostrò ancora classe e segnò con frequenza. Gli insulti e le male lingue aumentarono ed il giovane Justin si sentì solo e si buttò sulla preghiera e nella fede. Tra il 1985 ed il 1997, Justin Fashanu giocò in diciassette squadre diverse tra Inghilterra (otto squadre), Stati Uniti (due squadre), Canada (tre squadre), Scozia (due squadre), Svezia e Nuova Zelanda, vestendo i colori del Trelleborgs e dei Miramar Rangers di Wellington. Le sue prestazioni erano comunque altalenanti ed era un lontano parente di quel giocatore capace di segnare gol non banali con la maglia del Norwich, con il quale giocò anche una decina di partite con la Under 21.

Nell’autunno 1990 Justin giocava nel Leyton Orient, in terza serie e la stagione successiva “precipitò” tra i dilettanti con il Southall. Justin Fashanu aveva un problema interiore enorme. Una cosa normale che nell’Inghilterra del tempo era un problema (ma a dire il vero, anche oggi un po’ ovunque): Justin Fashanu era davvero omosessuale. Le voci che giravano su di lui erano veritiere: nessun fidanzata, era gay. Ed il 22 ottobre 1990 il “The Sun”, il quotidiano inglese che punta spesso agli scoop scandalistici e sensazionalistici, uscì con una notizia bomba in prima pagina: Justin Fashanu, il calciatore costato un milione di sterline dieci anni prima, è omosessuale.

Fashanu divenne il primo calciatore della storia a fare coming out, a dichiarare apertamente la sua omosessualità. Apriti cielo: da una parte si tolse un macigno, ma dall’altra dovette affrontare il disagio di vedere allontanarsi tutti i suoi (presunti) amici e colleghi. La comunità afro inglese non mosse un dito verso di lui, lasciandolo solo quando invece una persona, in questo momento, non dovrebbe esserlo. Per di più dovette anche subire l’allontanamento del fratello John che non tollerò l’avere un fratello “diverso”. La vita di Justin Fashanu stava andando a rotoli proprio quando lui si era liberato di un “peso”. Ma Justin aveva voglia di riprendersi la sua vita ed il calcio e per questo emigrò nel Maryland dove accettò un’offerta per allenare una squadra di giovani calciatori. Un posto tranquillo dove insegnare il mestiere a giovani del posto (lui che il 9 febbraio 1980 segnò un gol in casa da manuale al Liverpool, con la maglia del Norwich che a fine stagione fu designato come il più bello di tutti).

Se non che, il 25 marzo 1998, la doccia freccia: un diciassettenne accusò Fashanu di abusi sessuali dopo una serata “alternativa”. L’ex calciatore disse che non era successo nulla e si dimostrò collaborativo nelle indagini, visto che nel Maryland allora i rapporti sessuali tra persone omosessuali erano un reato (non lo sarebbero stati più successivamente). Non appena però iniziarono le indagini, il 3 aprile, Fashanu scappò in Inghilterra. Non si seppe nulla del motivo della sua fuga, anche se si pensò fosse tornato a casa a chiedere aiuto a qualcuno.  La mattina del 2 maggio la notizia shock: Justin Fashanu fu trovato impiccato in un garage a  Shoreditch, una zona centrale di Londra. In un foglio accanto al suo cadavere venne rinvenuto un foglio dove scrisse che il rapporto con il ragazzo fu consenziente e chiedeva perdono a tutti.

Terminava nel peggiore dei modi la vita di un 37enne che aveva scardinato un tabù in uno degli sport dove non si pensava non ci potessero essere omosessuali, anche se lo stesso Fashanu anni prima aveva detto che in Inghilterra tra i calciatori ve ne erano molti (senza dire chi) e che aveva avuto relazioni con uomini importanti. Dichiarazioni che compromisero anche le sue esperienze calcistiche. Justin e John Fashanu giocarono a calcio rispettivamente per 19 e 14 anni, ma non si affrontarono da avversari se non giocare insieme due stagioni nel Norwich con Justin in grandissimo spolvero.

Con il senno di poi (cosa di cui tutti siamo capaci), magari avremmo voluto i due fratelli affrontarsi da avversari e stringersi la mano, ponendo fine al loro distacco. Cosa che invece non avvenne prima della morte di Justin: John perdonò il fratello ma non glielo disse mai quando era in vita. Fu lui a ricevere da parte della polizia la notizia della morte del fratello, quel fratello premiato per il miglior gol della stagione inglese diciotto anni prima.

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