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Dalla Spagna

LaLiga, 50 euro ai cittadini per segnalare i locali che trasmettono illegalmente i match

Samuele Dello Monaco
Samuele Dello Monaco
Nonostante anni di campagne legali e oscuramenti di siti, il danno economico stimato rimane nell'ordine delle centinaia di milioni di euro ogni stagione
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La guerra alla pirateria audiovisiva in Spagna ha appena superato un nuovo, controverso confine. In quella che appare come l'ultima mossa di una crociata portata avanti da anni dal presidente Javier Tebas, LaLiga ha lanciato un'iniziativa senza precedenti: pagare direttamente i cittadini per trasformarli in ispettori sul campo. Si delinea così uno scenario in cui i tifosi non sono più solo spettatori, ma potenziali "cacciatori di taglie" al servizio dell'industria calcistica.

LaLiga, 50 Euro per una "soffiata"

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Il meccanismo al centro della proposta è tanto semplice quanto destinato a far discutere. LaLiga offre una ricompensa economica, che si aggira intorno ai 50 euro, a chiunque denunci un esercizio pubblico (bar, ristoranti, caffetterie) che trasmette le partite del campionato spagnolo senza la regolare licenza.

L'obiettivo è stanare quella zona grigia del settore Horeca (Hotel, Restaurant, Café). Molti locali, infatti, pur trasmettendo le partite ai propri clienti, non sottoscrivono l'abbonamento specifico per i locali pubblici (che ha costi decisamente più elevati rispetto a quelli domestici), ma utilizzano decoder residenziali o, peggio, segnali pirata via IPTV. Per LaLiga, questo costituisce non solo un reato, ma una forma di concorrenza sleale verso i gestori onesti che pagano le tariffe corrette.

Una misura disperata o necessaria?

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Questa mossa evidenzia quanto il problema della pirateria sia ancora una ferita aperta per il calcio spagnolo nel 2026. Nonostante anni di campagne legali e oscuramenti di siti, il danno economico stimato rimane nell'ordine delle centinaia di milioni di euro ogni stagione. LaLiga sostiene che ogni euro perso a causa della pirateria nei bar è un euro in meno che finisce nelle casse dei club, riducendo la competitività del campionato rispetto, ad esempio, alla Premier League.

Tuttavia, l'iniziativa solleva dubbi etici e sociali. Trasformare i clienti in delatori crea un clima di sospetto e potrebbe generare tensioni all'interno delle comunità locali. Se da un lato LaLiga difende il diritto alla proprietà intellettuale e la legalità commerciale, dall'altro viene accusata di esternalizzare i costi di controllo sui cittadini, facendo leva sull'incentivo economico in un periodo storicamente complesso.