L’uomo dell’Europeo sfiorato nell’anno dell’Europeo rinviato, Dzajic: “Non esco di casa per il virus ma passerò anche questa”

L’uomo dell’Europeo sfiorato nell’anno dell’Europeo rinviato, Dzajic: “Non esco di casa per il virus ma passerò anche questa”

Parla Dragan Dzajic, l’uomo che ha fatto tremare l’Olimpico e tutta l’Italia nella finale europea Italia-Jusoglavia del 1968

di Redazione DDD

Dragan Dzajic, leggenda del calcio della Stella Rossa e del calcio serbo, afferma che l’intera nazione dovrebbe agire in modo responsabile per il Coronavirus, in particolare per gli anziani: secondo lui tutte le persone nel paese dovrebbero essere responsabili e curare la propria salute e quella degli altri. Come dice lui, è nella categoria degli anziani, la più vulnerabile al Coronavirus. Ecco perché fa appello a tutti i cittadini della Serbia di essere consapevoli dei loro obblighi e doveri.

Dzajic è stato l’autore del gol del vantaggio della Jugoslavia nella finale degli Europei di Roma ’68, quella finita 1-1 con il pareggio di Domenghini. Solo nei giorni successivi, l’Italia si è poi imposta 2-0.

La famiglia Dzajic ritratta da Damir Dervisagic

Le sue parole: “Cerco di agire in modo estremamente responsabile, di ascoltare le persone più intelligenti di me, i professionisti, i dottori e gli epidemiologi. Non esco di casa perché appartengo anch’io alla categoria di rischio delle persone. Spetta a ciascuno di noi avere consapevolezza di ciò che sta accadendo nel paese e nel mondo, per proteggere noi stessi e le persone che ci circondano. Almeno so cosa vuol dire essere isolati. Ne ho passate molte, Affronto anche questo”.

Sua figlia maggiore Sanja ha i figli Luke e Ognjen e il giovane Dragan Vid: “Amo molto i miei nipoti, ma a causa loro e della loro salute, abbiamo deciso, come famiglia, di non vederli. Sono piccoli ed è meglio per loro non visitare mia moglie Branka e me adesso. A causa dell’intera situazione. Tutto questo passerà e noi lo compenseremo. Mi manca molto il calcio Il Coronavirus ha fermato il calcio e tutti gli altri sport nel paese e nel mondo. Tutto si ferma, i campionati nazionali sono sospesi, la domanda è quando verrà ripreso. Il calcio è la mia vita e mi manca così tanto! Ogni giorno ero allo stadio, mi divertivo a guardare l’allenamento e la partita dal vivo. Tuttavia, la situazione è così com’è. La Stella Rossa ha sospeso tutte le attività sportive perché era l’unico modo in una situazione come questa. Dobbiamo essere pazienti e aspettare che tutto questo finisca, e poi saremo tutti di nuovo affamati di calcio”.

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