Il candidato della sinistra alle comunali di Parigi, Emmanuel Gregoire, nonostante la gioia per il successo di padroni di casa in PSG-Om, ha espresso disappunto e condannato invece i cori omofobi che si sono sollevati dalla tribuna Auteil.
LE DICHIARAZIONI
Paris Saint-Germain, Gregoire tuona dopo i cori omofobi: “È ora di dire basta!”


L'accaduto
—Le sfide tra PSG e Olympique Marsiglia non sono mai sfide banali. Se nel rettangolo di gioco la gara è stata di quelle da ricordare con i parigini che si sono imposti con un netto 5-0 sulla squadra allenata da Roberto De Zerbi, ciò che è accaduto sugli spalti è invece da dimenticare. Sin dal riscaldamento, infatti, i tifosi della squadra di casa non si sono trattenuti nel lanciare cori offensivi, e, purtroppo, anche di carattere omofobo.
Tutto ciò non è passato inosservato e lo speaker dello stadio ha più volte incitato i tifosi a mettere fine a ciò che stava accadendo. Nonostante l'avvertimento i cori sono andati avanti, fino al 70° minuto in cui, dopo una palla lanciata fuori da Facundo Medina, l'arbitro Delayod ha deciso di interrompere il gioco, richiamando i due capitani e minacciandoli di sospendere la gara in caso lo scempio sugli spalti non si fosse fermato. L'interruzione del match è durata pochi minuti dopo i quali la gara è ripresa, ma gli avvenimenti saranno oggetto di studio da parte degli organi di competenza.
Le parole di Gregoire dopo i cori omofobi di Psg-Om
—Il candidato alle elezioni comunali Emmanuel Gregoire, grande tifoso del Paris Saint Germain, sui suoi social nel post partita ha esultato per la vittoria della squadra di Luis Henrique. Ma ha voluto soffermarsi di più sui cori omofobi e sul comportamento dei tifosi della squadra di casa. Il politico su X ha espresso il suo disappunto per ciò che accaduto durante il match.
"È tempo che queste pratiche cessino" ha detto Gregoire, aggiungendo che i festeggiamenti sarebbero più belli senza questi atti incresciosi. Ha quindi fortemente criticato il contenuto discriminatorio del tifo ultras, definendo tali pratiche incompatibili con il rispetto e l’inclusività. È assurdo pensare che nel 2026 lo sport, che dovrebbe essere motivo di condivisione e abbattere le differenze sociali e non solo, sia invece ancora veicolo d'odio e discriminazione.
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