Il centrocampista del Manchester City lancia l’allarme sulle troppe partite, racconta l’usura mentale dopo l’Europeo e fissa l’obiettivo Mondiale
Rodri, uno dei giocatori più utilizzati e continui del calcio europeo, ha parlato apertamente del problema legato all’accumulo di partite durante la stagione, affrontando un tema che negli ultimi anni è diventato sempre più pesante per i calciatori. Tra campionato, coppe europee, nazionali, tornei estivi e nuove competizioni che continuano ad aggiungersi al calendario, il numero di gare disputate ogni anno è cresciuto in modo evidente, proprio su questo il centrocampista del Manchester City ha voluto essere molto chiaro.
Durante un’intervista rilasciata a DAZN, ha dichiarato: “O ci fermiamo, o non arrivo a 32”. Una frase forte, che non parla soltanto del suo caso personale ma di una situazione che riguarda sempre più professionisti ad altissimo livello.
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Non solo fisico: “Il corpo ha un limite”
Rodri ha voluto spiegare che il problema non riguarda soltanto la stanchezza accumulata durante la stagione, ma soprattutto la capacità di gestire nel tempo il proprio corpo e la propria carriera. Per il centrocampista del Manchester City, il calcio moderno sta spingendo i giocatori oltre una soglia pericolosa, a questo proposito ha dichiarato: “Bisogna sapere come dosare, perché il corpo ha un limite e tutti noi abbiamo una data di scadenza”.
Una frase molto forte, che racconta perfettamente la sua visione, non si tratta soltanto di recuperare tra una partita e l’altra, ma di capire fino a che punto un atleta possa reggere certi ritmi senza compromettere il proprio futuro. Rodri sa bene che oggi il calendario impone una continuità quasi impossibile, soprattutto per chi gioca sempre ai massimi livelli tra club e nazionale, per questo insiste sulla necessità di trovare un equilibrio prima che il fisico presenti il conto.
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Dall’Europeo all’infortunio: la fatica mentale e l’obiettivo Mondiale
Il centrocampista spagnolo ha raccontato anche il peso vissuto dopo l’ultimo Europeo vinto con la Spagna, spiegando come il vero problema non fosse soltanto fisico ma soprattutto mentale. Rodri ha ricordato così quel momento: “Quando ho finito quell’Europeo che abbiamo vinto, arrivavo da 5-6 anni di fila giocando sempre le fasi finali di tutto”. Poi ha aggiunto una riflessione ancora più significativa: “Più che a livello fisico, mentalmente non sapevo come affrontarla negli anni successivi a causa dell’usura”.
Parole che mostrano una realtà spesso poco raccontata: la pressione continua, le partite decisive una dopo l’altra e la difficoltà di trovare davvero un momento per staccare, anche per un giocatore abituato a vincere tutto, il rischio di svuotarsi mentalmente diventa reale. Rodri ha parlato anche del periodo successivo all’infortunio, spiegando come quel momento difficile sia diventato anche un’occasione per fermarsi e ricaricare energie e con grande lucidità ha raccontato: “Ho toccato il cielo, ho raggiunto il massimo che avrei potuto raggiungere ed è stato un momento che ho usato per ricaricare le batterie e ossigenarmi”.
Un passaggio importante, perché dimostra come anche uno stop forzato possa trasformarsi in un’opportunità per ritrovare equilibrio, soprattutto dopo anni vissuti senza pause reali, adesso il suo obiettivo è molto chiaro: arrivare alla prossima Coppa del Mondo nelle migliori condizioni possibili, senza forzare i tempi e senza commettere l’errore di accelerare troppo il rientro. Per il centrocampista spagnolo, oggi, la priorità non è soltanto tornare in campo, ma farlo nel modo giusto.
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