Ungheria, Marco Rossi positivo al Covid: “Mai più in Italia, stavo per diventare commercialista, Szoboszlai eccezionale”

Mancini perso di vista. Bielsa e Lucescu i suoi maestri…

di Redazione DDD

Marco Rossi, già difensore del Brescia e della Sampdoria negli anni Novanta, oggi è il ct dell’Ungheria, risultato fra l’altro positivo al Covid. “Allenare in C in Italia è scoraggiante. Puoi anche raggiungere risultati straordinari, ma non ti si fila nessuno. Così, stavo pensando di lavorare con mio fratello come commercialista. Mi sono ritrovato in Ungheria per caso. Quando ero a Francoforte – ha raccontato a Repubblica – un ristoratore italiano mi disse che all’Honved c’era un dirigente italiano e che cercavano un allenatore. Mi ha convinto a chiamarlo a mi presero. Facemmo un’impresa, arrivando al titolo dopo 24 anni con una squadra dal budget più basso del campionato. Io guadagnavo 2.800 euro al mese. Poi il club non rispettò i patti e me ne andai allo Streda, prima di approdare in Nazionale”.

Marco Rossi (Photo by Stu Forster/Getty Images)

Non solo: “Bielsa e Lucescu sono stati i miei paestri. Il primo l’ho conosciuto quando giocavo in Messico: aveva un ufficio pieno di vhs, guardava partite dalla mattina alla sera. Mi ha insegnato che il gioco parte dai difensori, 25 anni fa era un’eresia. Lucescu è stato un grande insegnante di tattica. Szoboszlai? E’ eccezionale. Il padre lo portò a Salisburgo quando aveva 14 anni, farà una grande carriera. Ma ce n’è un altro fortissimo, Orban del Lipsia. Mancini? Siamo stati compagni di squadra alla Samp, mi chiamava spesso quando suo figlio giocava alla Honved. Poi non l’ho mai più sentito”.

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