Il caso arbitrale continua a crescere e accanto a Rocchi spuntano anche Nasca e Di Vuolo, con nuovi dettagli sulla vicenda nata dopo Inter-Verona

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Il caso che sta scuotendo il mondo arbitrale italiano non riguarda più soltanto Gianluca Rocchi, ma si sta progressivamente allargando anche ad altri nomi importanti del sistema VAR, stando a quanto riportato da La Repubblica. Tra questi compaiono adesso Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, due profili che entrano in una vicenda sempre più delicata, destinata ad avere conseguenze pesanti anche sul piano mediatico.

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Il nodo centrale resta quello della gestione delle comunicazioni e delle decisioni durante alcune partite finite sotto osservazione, con particolare attenzione a episodi che hanno generato forti polemiche e proteste da parte dei club e dei tifosi. Quando si parla di arbitri, designazioni e possibili pressioni interne, il problema non riguarda mai soltanto un singolo episodio, ma tocca direttamente la credibilità dell’intero campionato. Per questo motivo l’inchiesta viene seguita con enorme attenzione, perché ogni nuovo nome che emerge aggiunge peso a una vicenda che rischia di diventare uno dei casi più pesanti degli ultimi anni nel calcio italiano.

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Gianluca Rocchi, designatore arbitri italiani CAN A e B
Gianluca Rocchi, designatore arbitri italiani CAN A e B (Photo by Filippo Alfero - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Inter-Verona e il sospetto sui segnali in sala VAR: il punto più delicato della vicenda

Uno degli episodi da cui tutto ha preso forza resta Inter-Verona, partita che aveva già acceso enormi polemiche per la mancata revisione VAR sul contatto tra Bastoni e Duda prima del gol decisivo nerazzurro. Da quella gara sarebbe partita una denuncia che ha spinto ad approfondire il funzionamento interno della sala VAR e le modalità con cui venivano gestite alcune decisioni.

Secondo quanto si legge su La Repubblica, Nasca e Di Vuolo risultano collegati proprio a quel contesto, e l’attenzione si concentra soprattutto sull’ipotesi di una comunicazione interna non ordinaria, una sorta di linguaggio condiviso che avrebbe potuto orientare l’intervento o il mancato intervento del VAR in alcune situazioni specifiche.

Si parla infatti del cosiddetto “gioca jouer”, un’espressione diventata simbolo dell’intera vicenda, associata a presunti segnali gestuali che avrebbero avuto il compito di indirizzare le scelte operative. Se questa ricostruzione trovasse conferme concrete, il peso della questione diventerebbe enorme, perché significherebbe mettere in discussione non soltanto singole decisioni, ma il principio stesso di autonomia del VAR. Ed è proprio questo il punto più sensibile: non l’errore arbitrale, che nel calcio esiste sempre, ma l’eventuale esistenza di un sistema capace di influenzare quei margini di scelta.

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La linea della difesa è netta: “Non c’è nulla di fondato”

Sul fronte opposto, però, chi difende i soggetti coinvolti prova a spegnere immediatamente il caso, sostenendo che non ci siano elementi concreti per trasformare la vicenda in qualcosa di realmente grave. L’avvocato di Rodolfo Di Vuolo, Simone Ciro Giordano, ha spiegato che il fascicolo legato a Inter-Verona nasce da una denuncia presentata tempo fa da un tifoso e che, secondo la difesa, non avrebbe basi solide. “Fu aperto su denuncia di un tifoso due anni fa, ma poi non abbiamo saputo più nulla e credo vada verso l’archiviazione, perché non c’è nulla di fondato”, ha dichiarato all’ANSA. Una posizione che si aggiunge anche alla strategia difensiva già emersa attorno a Rocchi, dove il punto centrale resta sempre lo stesso: contestazioni considerate vaghe, accuse poco definite e mancanza di elementi precisi su eventuali responsabilità.

Adesso toccherà alla Procura stabilire se ci si trova davanti a una semplice tempesta mediatica destinata a spegnersi oppure a un’inchiesta capace di aprire una frattura profonda nel sistema arbitrale italiano. In ogni caso, il tema è ormai esploso e difficilmente potrà essere ignorato.

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