Da Mondino Fabbri a Setti, da Hidegkuti a Troise: riparte il Mantova, con il Verona di Juric modello da imitare

Da Mondino Fabbri a Setti, da Hidegkuti a Troise: riparte il Mantova, con il Verona di Juric modello da imitare

Alla metà degli anni ’60 in A, il Mantova era una delle provinciali terribili: all’ultima giornata fece perdere lo scudetto all’Inter di Herrera Poi lunghe stagioni di oblio, retrocessioni e bancarotte in serie Ora riparte dalla C

di Redazione DDD

Lo chiamavano “Piccolo Brasile” e quel Mantova (sono passati 60 anni) è ormai leggenda. Salì di corsa dalla Quarta Serie alla Serie A con un gioco alla Didi-Pelè-Vavà, calcio spettacolo: Mondino Fabbri in panchina, “Carburo” Negri in porta, Gustavo Giagnoni in regia e in attacco il “Pelè Bianco”, al secolo Angelo Benedicto Sormani. Negli anni a seguire Schnellinger, Simoni e Jonsson fino a Dino Zoff e a Beniamino Di Giacomo scipparono all’Inter di Herrera (1 giugno 1967) uno scudetto già in bacheca.

Il Mantova degli astri riemerge ora dagli archivi in coincidenza del ritorno in serie C, anche se dopo il crack di Fabrizio Lori, l’imprenditoria mantovana si è bellamente defilata. I Marcegaglia e i Colaninno, per dire, devono aver visto lo stadio Martelli soltanto dai finestrini dell’auto. A ripianare il bilancio e a rilanciare la sarabanda dei sogni ha provveduto così Maurizio Setti, carpigiano, imprenditore della moda già in estasi di suo per via dell’Hellas e di Ivan Juric, che proprio a Mantova ha cominciato, sei anni fa, la carriera di allenatore.

Come fa notare Avvenire in un proprio ritratto speciale, in quel Mantova aveva giocato il grande Nandor Hidegkuti, il prototipo del falso nueve, mentre oggi, nel 2020, i primi applausi, stagionali sono toccati già in apertura a Emanuele Troise, debuttante in panchina dopo l’esperienza alla Primavera del Bologna. Dicono che alleni «alla Juric»: umiltà e realismo. Quanto è bastato, a far “passare” l’idea di un Mantova satellite in orbita Hellas.

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