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BRUCIAMO TROPPI TALENTI...

Sergio Pellissier: “Subito la D, poi l’assalto alla Serie C: vi racconto il progetto Clivense”

Pellissier ripercorre le tappe più importanti della sua carriera, con uno sguardo rivolto al suo progetto e all’attuale situazione calcistica.

Redazione DDD

La Clivense, nel suo primo anno di vita, ha vinto il campionato veneto di Terza Categoria. Com’è stato il percorso vissuto questa stagione? Quali obiettivi vi siete posti per il futuro? “Abbiamo creato una società in pochissimo tempo, in una settimana circa, e abbiamo allestito la squadra in due giorni. Questo ha rappresentato un enorme difficoltà. Siamo stati bravi a partire bene fin da subito, mantenendo sempre il primo posto in classifica. È stata una cavalcata meravigliosa, all’inizio anche inaspettata. L’obiettivo di costruire una società sana e ambiziosa è stato raggiunto. In più è arrivata anche l’emozione della promozione: la ciliegina sulla torta. Vincere sembra facile, ma non lo è mai in qualsiasi categoria. Ora stiamo aspettando per l’iscrizione in Serie D, abbiamo voglia di fare subito il salto. Tra le prerogative ci sono anche il centro sportivo e il settore giovanile. Abbiamo voglia di concretizzare tutti gli scopi prefissati”.

 

Tutti possono diventare soci della Clivense, anche investendo somme non esorbitanti. Perché il club ha deciso di adottare un modello di crowdfunding? C’è un esempio al quale vi siete ispirati? “Inizialmente il mio desiderio era quello di fare tutto da solo col mio socio Enzo Zanin. Poi abbiamo avuto l’idea di aprire la società a tutti quelli che vogliono contribuire al progetto e che credono nelle cose sane e oneste. Si tratta di un modello adottato - ha ricordato Pellissier a SuperNews - anche da grandi club come Bayern Monaco, Barcellona e anche dai Rangers in Scozia: abbiamo preso ispirazione da loro. Siamo contenti di aver aperto le porte del club ai nostri tifosi, tutti insieme possiamo puntare a fare qualcosa di davvero importante. Il nostro obiettivo è arrivare nei professionisti tra due anni, questo prevede il nostro business plan. Non basta crederci, bisogna avere anche fortuna e una società sana, con persone che sanno quello che fanno”.

Più di quindici anni con la stessa casacca, hai mai avuto la possibilità di lasciare il Chievo Verona? “Sono un abitudinario, uno legato alla casa e alla famiglia. Al Chievo Verona ho dato il massimo. La società ha sempre rinunciato a qualsiasi richiesta pur di trattenermi a Verona, facendo scelte anche importanti dal punto di vista economico. Alla fine non ho mai dovuto scegliere io in prima persona e non mi sarei mai permesso di “bisticciare” con la società per andare a giocare altrove. Il rispetto delle persone viene prima di ogni cosa. Sono ben felice di quanto fatto in carriera”.

Quali errori continua a compiere il calcio italiano e quali possono essere le soluzioni per il futuro? “Il calcio italiano ha tantissime problematiche. Ormai non siamo più la prima Nazionale al Mondo, probabilmente veniamo anche dopo Nazionali che una volta non avevano neppure i campi da calcio. Dobbiamo necessariamente evolverci. La soluzione non è far giocare i giovani a tutti i costi, non è così che trovi i campioni. Io ho cominciato a giocare in Serie A a 23 anni, ma fino ai 40 poi non ho mai mollato. Ognuno ha i suoi tempi, bisogna capire questo per non bruciare i talenti. Nei settori giovanili i ragazzi devono giocare non per vincere ma per migliorare giorno dopo giorno. Nei campionati Primavera c’è addirittura la possibilità di retrocedere. Così è normale vedere squadre zeppe di stranieri pur di far bene. Ma il male non sono gli stranieri, ma la gestione dei nostri giovani e del calcio giovanile”.

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