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Sabato 7 febbraio il Genoa attende il Napoli campione in carica allo Stadio Marassi. Due squadre, due città lontane per geografia e immaginario. Eppure, per quasi quarant’anni, sono state legate da un gemellaggio storico – il più longevo nel panorama ultras italiano – che ha scavalcato decenni e generazioni, prima di spezzarsi bruscamente nel 2019.
Quando si dice che due curve sono gemellate, ci si riferisce al rapporto di amicizia che intercorre tra i gruppi organizzati di due squadre diverse. In nome di esso, gli affiliati si impegnano non solo ad evitare insulti e provocazioni, ma anche a condividere le rispettive visioni, e persino a supportarsi a vicenda negli scontri diretti e contro gli avversari comuni.
Ma gli anni Ottanta sono passati, e con loro l’età d’oro del movimento ultras, con tutto il suo codice di valori. E oggi anche l’alleanza tra le Curve A e B partenopee e la Gradinata Nord dello Stadio Luigi Ferraris appartiene al passato. Anche se, nelle ultime settimane, sembra tirare aria di disgelo.
Per risalire alla data di nascita del gemellaggio tra Genoa e Napoli, bisogna tornare all’ultima giornata del campionato 1981-82. È il 16 maggio, e i rossoblù si presentano al San Paolo con un solo obiettivo: fare almeno un punto. Abbastanza per non retrocedere e rimanere davanti al Milan nella lotta salvezza.
I rossoneri, impegnati a Cesena, fanno un’impresa e ribaltano uno 0-2 in un clamoroso 3-2. Per il Grifone, sotto di un gol, la faccenda si complica. Con quel risultato, la retrocessione del club più antico d’Italia sarebbe matematica. È in quel momento che accade qualcosa di inaspettato.
In campo, i giocatori rossoblù iniziano a percepire non solo il sostegno dei propri tifosi, ma dell’intero stadio. Per i napoletani, è meglio vedere il Milan in Serie B che il Genoa. E al 79’ arriva il gol del pareggio: segna il difensore Mario Faccenda, sullo sviluppo di un calcio d’angolo.
1-1, il San Paolo esplode come se a segnare fosse stato il Napoli. Il Milan è in B, il Genoa è salvo. Quel pareggio segnerà l’inizio di una lunga amicizia.
Passano gli anni, e il gemellaggio tra le due tifoserie si consolida, tanto da diventare una certezza nel panorama ultras italiano. Napoli-Genoa è una partita diversa dalle altre, vissuta sugli spalti all’insegna del rispetto e della simpatia reciproca, pur senza mai cancellare la competizione sportiva.
Un’altra data da ricordare è il 10 giugno 2007. Questa volta siamo a Marassi, e Genoa e Napoli si giocano il ritorno in Serie A dopo anni difficili nelle categorie minori. Finisce 0-0, e va bene così: entrambe promosse, anche grazie al pareggio tra Piacenza e Triestina.
Triplice fischio, e Genova si trasforma in una grande festa, con i tifosi azzurri mescolati a quelli rossoblù in una piazza De Ferrari gremita. Un’immagine bellissima, destinata a restare negli annali della storia recente del tifo italiano.
Non mancheranno momenti di tensione agonistica o risultati pesanti, come il 6-1 subito dal Grifone al San Paolo nel dicembre 2011, ma nulla metterà davvero in discussione il gemellaggio, che continuerà a essere un raro esempio di unità tra Nord e Sud, senza discriminazioni o retoriche stucchevoli.
Ma anche le cose belle finiscono. Il punto di non ritorno arriva tra dicembre 2018 e gennaio 2019. È il 26 dicembre, a Milano si gioca Inter-Napoli. Le vie che circondano lo stadio diventano teatro di gravi scontri tra tifosi nerazzurri e partenopei. Sulla strada rimane Daniele Belardinelli, ultras del Varese, storicamente legati alla Curva Nord.
Pochi giorni dopo, prima della sfida tra Genoa e Inter a Marassi, nella curva rossoblù compare uno striscione che recita: “Ricordiamo un ultras scomparso: R.I.P. Dede”. Un gesto che dai tifosi napoletani viene vissuto come un tradimento imperdonabile.
Segue un comunicato delle due Curve, che annunciano la rottura ufficiale con i tifosi genoani: “Questa improvvisa e persistente solidarietà verso una tifoseria che ci ha teso un vile agguato senza nemmeno farsi carico di chiedere come stessero i ragazzi gemellati coinvolti negli scontri”, si legge nella nota.
“Non condividiamo questa linea di tendere mani e abbracciare compagini nemiche colpevoli di aver tolto la vita a dei nostri fratelli di viaggio”, è la conclusione perentoria. I genoani si prendono del tempo, ma la risposta arriva: “Verificata l’autenticità del comunicato, prendiamo atto del suo contenuto. Il gemellaggio è finito. Onore a tutti gli ultras scomparsi”.
È il 9 aprile 2019, il più antico gemellaggio del calcio italiano ormai è storia.
I rapporti tra le due tifoserie rimangono cordiali, soprattutto tra chi è estraneo all’ambiente dei gruppi organizzati. Ma napoletani e genovesi non si chiamano più fratelli, e quell’atmosfera particolare che caratterizzava gli incroci tra Genoa e Napoli è svanita per sempre.
Come succede in ogni rottura, anche nelle più brutte, rimangono i bei ricordi e l’amaro in bocca di un calcio italiano che non c’è più. Oggi, le generazioni sugli spalti si sono date il cambio, e quello che resta di quelle curve ricorda molto la situazione di una coppia di divorziati che però continua ad andare molto d’accordo, e che, forse, con il tempo potrebbe anche riconciliarsi.
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