Analisi Piatek: tra gli esperimenti estivi e il senso del killer

Analisi Piatek: tra gli esperimenti estivi e il senso del killer

Pistolero del Milan: che stagione sarà?

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Il problema Piatek, nella realtà delle cose, non esiste. O meglio esiste soltanto nella forma mentis dei polemisti in servizio permanente, che cercano il capello fuori posto al fine di creare una discussione. Ritenere infatti che la mancanza di gol per un centravanti, in 4 amichevoli estive, possa essere un serio argomento, tradisce lo spirito di una dissertazione intelligente. Verrebbe da chiedersi se stiamo parlando realmente di calcio oppure se siamo caduti nella solita trappola per cui tutto entra nel calderone delle discussioni pseudo-calcistiche. Se è così, conviene mettere da parte ogni intento analitico: la provocazione, fine a sé stessa, è destinata inevitabilmente a prevalere sulla logica delle cose.

Piatek sarà uno dei grandi macro-argomenti della prossima stagione rossonera: è destinato ad esserlo per tante ragioni e per una serie di motivi che è lecito spiegare. Non può tuttavia esserlo ora. Giudicare i giocatori dalle amichevoli non è possibile. Non sono partite attendibili e non rappresentano una base empirica utile a fornire l’incipit di un giudizio sensato. Meglio, quindi, evitare. Il calcio estivo serve agli allenatori per fare esperimenti, per dare una dimensione alle loro idee, per provare a scrutare tracce di gioco e di alternative nuove alle soluzioni abituali. Piatek non rientra in questo giro: che segni o meno nelle amichevoli, poco aggiunge a ciò che sappiamo di lui.

Discuterlo come uomo gol non è così proponibile come argomentazione. Per due ragioni: per i numeri realizzativi, indiscutibili, e per la cultura del movimento con cui attacca la porta. Per certe punte infatti, alcuni principi di movimento sono naturali. Non sono stati insegnati da nessuno, perché l’istinto del gol è un prerequisito dell’anima. Nasce con te e morirà con te. Piatek ha questo tipo di prerequisito, volgarmente chiamato “istinto del killer”. Non deve dare dimostrazioni sul punto. Deve semplicemente andare oltre, completare la sua crescita tecnica ed implementare il suo inserimento nel Milan diventando una punta vera, che partecipa al gioco e che lavora molto per la squadra.

Quest’aspetto, nella scorsa stagione, è un po’ mancato. Il suo lavoro spalle alla porta però necessita di diventare più costante e maggiormente qualitativo negli spazi stretti e nelle rifiniture. Ci saranno partite nel corso della stagione in cui il Milan dalla sua prima punta non avrà bisogno dei gol. Avrà necessità di un appoggio, di una boa a cui aggrapparsi, di un riferimento certo. Ecco, in questo aspetto, il ragazzo polacco ha l’obbligo di alzare la sua asticella del rendimento. Ne ha le basi ed ha soprattutto un fisico da corazziere che può e deve imparare a sfruttare meglio. In Italia, in un approccio marginale e superficiale all’argomento punte, tendiamo a valutare gli attaccanti meramente come uomini gol.

Questo è, senza dubbio, uno degli aspetti che pesano di più in una punta, ma non è l’unico aspetto. Puoi avere anche una stagione meno fortunata sul piano realizzativo, ma se fornisci un contributo importante alla squadra, dando sostanza alla tua presenza in campo, difficilmente ti saranno mossi appunti sulle prestazioni. In queste prime amichevoli, l’unico aspetto davvero importante da sottolineare, è il modo di stare in campo di Piatek. Meno statico, meno legato esclusivamente all’attacco della profondità, più completo dal punto di vista dei movimenti e delle scelte cui ha obbligato i marcatori avversari.

Sono solo prime luci che andranno confermate poi nel tempo, ma al Milan quello che sta mancando in questi anni dal suo centravanti titolare non sono i gol, ma una presenza completa e sostanziale sul piano delle prestazioni. Negli ultimi 5 anni, la punta che ha segnato più gol col Milan è stata Carlos Bacca. In tanti non lo penserebbero, nonostante i numeri siano lì a dimostrarlo. La sensazione netta che lasciava Bacca però, nelle sue prestazioni, era quella di un corpo estraneo alla squadra, quasi inutile se a fine partita non figurava nel tabellino dei marcatori.

Ecco, l’argomento reale, l’unico che fa sostanza, è tutto lì: il numero nove del Milan ha l’obbligo di andare oltre i gol nella globalità delle sue prestazioni. La sfida, per Piatek, sarà proprio questa nella stagione 2019-2020. I gol non sono un banco di discussione per lui e, a fine annata, non saranno l’unico parametro sul quale verrà valutato.

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