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UNO SGUARDO SUL CAMPIONATO

Francesco Baiano: “Il Napoli quest’anno ha una grande chance, grandi meriti per il Milan”

PALERMO, ITALY - MARCH 22:  Assistant Coach Francesco Baiano (L) speaks to Augusto Nelson during a Palermo training session at Stadio Renzo Barbera on March 22, 2013 in Palermo, Italy.  (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Parla uno dei protagonisti del “Foggia dei Miracoli” dei primi anni ‘90 di Zdeněk Zeman. Si tratta di Francesco Baiano, ex attaccante classe 1968 di Napoli, Empoli, Parma, Fiorentina e Foggia.

Redazione DDD

Compagno di squadra di Diego Armando Maradona nel Napoli e di Gabriel Batistuta negli anni alla Fiorentina, l’ex capocannoniere del Foggia, Francesco Baiano, ripercorre le sue esperienze calcistiche, con aneddoti e tuffi nei suoi ricordi più significativi. Inoltre, Baiano si esprime anche sugli attuali campionati di Serie A e di Serie B e sui loro protagonisti: "Napoli? Sono dei ricordi bellissimi, soprattutto perché parliamo del 1985, quando ero un ragazzino che iniziava a conoscere il campionato di Serie A e campioni di livello mondiale: uno su tutti, Diego Armando Maradona. Per me, era un sogno giocare nella massima serie indossando la maglia della città in cui sono nato. Un aneddoto che racconto spesso riguarda il più grande di tutti: Maradona mi regalava le sue scarpe, ma nonostante avessimo lo stesso numero lui aveva la pianta del piede molto più larga della mia, e i suoi scarpini mi andavano grandi. Così, ‘El Pibe de Oro’ decise di farmi fare lo sponsor della Puma".

 Baiano, con Signori e Rambaudi

Secondo te, perché non c’è stato modo di rimanere con i partenopei? Ti sarebbe piaciuto diventare una bandiera del Napoli. La risposta di Baiano a SuperNews: "Sicuramente sì, perché sono nato a Napoli e tifo per questa squadra. Da una parte, ero molto contento, perché in quel Napoli c’erano dei fuoriclasse assoluti, specialmente in attacco, come Giordano, Careca, Maradona, Carnevale. Per questo, ero felice di vedere il popolo partenopeo sognante, i tifosi che hanno potuto assistere alla vittoria di due scudetti grazie a questi grandi giocatori; dall’altra parte, però, io non avevo grandi spazi per esprimermi. A quel punto, ho preferito andare a fare esperienza girando per l’Italia".

Che parentesi è stata per te il Foggia di Zeman? Cosa ha permesso a quella squadra di entrare nella storia e nella memoria collettiva? "E’ stata una parentesi determinante per il mio cammino di crescita. Io venivo da un’annata disastrosa con l’Avellino. Zeman mi aveva richiesto già quando allenava il Parma. Purtroppo, io sono arrivato a Parma il giorno dopo il suo esonero. Nonostante io non avessi fatto bene con la maglia dell’Avellino, Zeman si è ricordato di me e mi ha voluto a tutti i costi al Foggia. Quell’esperienza è stata la mia fortuna: in due anni ho messo a segno 38 gol, abbiamo vinto il campionato e sfiorato l’Europa. Quel gruppo, composto da tanti ragazzi e guidato da un maestro di calcio, riesce dopo 30 anni a far parlare di sè. Chi mi incontra, si ricorda ancora di quel Foggia, una squadra che giocava a calcio e che si divertiva nel farlo". Che ricordi hai dei tuoi anni con la maglia della Fiorentina? "Sono stati 5 anni importanti, in cui ho avuto modo di sperimentare un altro processo di crescita. Il livello era alto e bisognava stare al passo. Quella di Firenze è sempre stata una piazza importante ed esigente. Io ho sempre avuto un feeling particolare con gli argentini, vado molto d’accordo con loro. Maradona, infatti, mi chiamava ‘Baianito’: mi reputava un sudamericano. Ho avuto modo di conoscere Batistuta, che è diventato uno dei primi tre giocatori al mondo nel suo ruolo. In quei 5 anni a Firenze ho vinto qualcosa, ma il mio infortunio ha frenato un po’ la mia carriera. Sono stato costretto a fermarmi per un anno e mezzo. Tuttavia, a Firenze sono stato molto apprezzato ed è stato un periodo molto importante della mia carriera".

Attualmente il Napoli è primo in classifica, con 25 punti e 8 vittorie su 9 partite giocate in Serie A. Dove possono arrivare i partenopei quest’anno? Secondo te, a chi o a cosa si deve principalmente questo grande risultato in classifica? "Napoli, Milan, Inter, Juventus, Roma e Lazio sono tutte squadre con un organico che permette loro di lottare per lo scudetto. In questo momento, basandosi sulla classifica, Inter, Milan e Napoli sono le più accreditate. Se questa fosse la classifica di aprile, le altre non sarebbero più in grado di rientrare nella corsa scudetto. Tuttavia, siamo ad ottobre e mancano ancora tantissime partite, perciò non mi sento di escludere dalla lotta scudetto nessuno dei club che ho citato. Il Napoli ha totalizzato 8 vittorie su 9 partite, e nonostante lo 0 a 0 contro la Roma entrambe le squadre hanno giocato per vincere, e questo è importante. Penso che i partenopei negli ultimi anni siano stati sempre competitivi. Certo, tra “essere competitivi” e “vincere” c’è di mezzo il mare. Ci sono squadre abituate a vincere, nel momento più importante riescono a farlo perché in rosa hanno giocatori abituati a questo: alcuni elementi aiutano anche gli altri del gruppo ad essere vincenti. Io credo che quest’anno il Napoli abbia una grande chance di vincere, perché ha raggiunto la giusta maturità di squadra. Dovrebbe sfruttare questo momento. I viola? Non mi è piaciuto il comportamento dell’entourage di Vlahovic. I procuratori comunicano che il ragazzo non vuole rinnovare il contratto e finiscono nel tritacarne, e poi è il giocatore che deve avere le spalle larghe per gestire la situazione. A 21 anni non puoi avere le spalle larghe. Credo che il suo non voler tirare il rigore nel match contro il Cagliari sia stato un segnale di poca personalità. Tuttavia, alla sua età può essere normale fare un passo indietro. Se dovesse rimanere fino a giugno non sarà sicuramente semplice per il serbo, perché la piazza di Firenze non ha preso bene le sue scelte. Vlahovic ha fatto delle promesse al popolo Viola, che non ha mantenuto rifiutando il rinnovo del contratto. Al di là di questo, io dico sempre che i giocatori passano e le società e i tifosi restano. E’ andato via Batistuta da Firenze, figuriamoci se non può andar via Vlahovic. Se un giocatore vuole andarsene, bisogna accompagnarlo all’uscita. Per quanto riguarda la Fiorentina, credo che negli ultimi anni, per una piazza così importante come quella di Firenze, sia stato deprimente per i tifosi, per la stampa e per tutti vedere la squadra lottare per non retrocedere. Quest’anno è arrivato un allenatore che ha una visione di calcio completamente diversa. E’ normale che ci siano degli alti e bassi, ma credo che ci sia anche un buon processo di crescita della squadra. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che Italiano viene da un club che negli ultimi anni ha lottato per non retrocedere. Quindi, ci vuole pazienza".

Quale squadra ti sta stupendo positivamente quest’anno in campionato? "Sicuramente mi ha stupito il cambiamento della Fiorentina, la meritata posizione in classifica occupata dal Napoli, ma soprattutto mi ha stupito tanto il Milan, perché ha spesso giocato con 4-5 importanti assenze e si ritrova ugualmente primo in classifica. I rossoneri hanno dimostrato di avere un gruppo forte, nonostante le assenze di Maignan, Giroud, Hernandez, Ibrahimovic, Diaz. Questa è la prova di una squadra unita, che merita il primo posto, guidata da un allenatore molto capace. Questo fa ben sperare per il futuro".

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