Il croato strategico, il Milan colma una lacuna tattica che dura dal 2016

Il croato strategico, il Milan colma una lacuna tattica che dura dal 2016

L’arrivo di Rebic: al Milan mancava da molti anni un esterno che avesse tecnica e gamba. L’ultima volta che il Milan ha avuto un giocatori simile, complementare a Suso sulla sponda opposta, fu il girone d’andata 2016-17 (Niang) in cui i rossoneri fecero 39 punti su 57 disponibili, ancora oggi il miglior momento di calcio del Milan negli ultimi anni.

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Ante Rebic potrebbe non essere soltanto un giocatore importante per il Milan. Potrebbe invece essere la chiave di volta per ritrovare “la strada giusta” sul piano tattico, aspetto che negli ultimi anni è stato deficitario e condizionante in senso negativo. Rebic infatti è un giocatore perfetto per un attacco a 3 in linea (il classico 4-3-3 sarebbe il modulo più adatto per vederlo protagonista) o, addirittura, per un attacco a 4 con tre giocatori offensivi dietro una prima punta (il 4-2-3-1). Si tratta di un tipo di giocatore particolarmente strategico in una squadra perchè non è il classico esterno offensivo giocoliere, ma è un’ala totale, capace di dare profondità al gioco e di “strappare” avendo sia qualità tecniche notevoli, sia una fisicità impressionante.

Nell’ipotesi di un 4-3-3 con Piatek centravanti, Suso e Rebic esterni d’attacco, il Milan non troverebbe soltanto una struttura tecnica molto credibile con protagonisti complementari, ma arriverebbe a chiudere un cerchio apertosi nel 2016. L’anno citato non è casuale: il girone di andata della stagione 2016-2017 infatti, rappresenta il momento migliore di calcio del Milan degli ultimi anni. Sia in termini di gioco espresso, sia in termini di risultati ottenuti. In quel girone, il Milan riuscì a fare ben 39 punti sui 57 disponibili, una media quasi da scudetto, tanto che quella fu l’unica stagione in cui la squadra rossonera riuscì a battere per ben due volte la Juventus (l’ultima vittoria addirittura risaliva al novembre 2012).

Accadde in campionato, a San Siro, grazie ad uno splendido gol di Manuel Locatelli e successe nuovamente due mesi dopo a Doha (ai rigori, ma la squadra di Montella avrebbe meritato la vittoria già nei tempi regolamentari), portando il Milan ad alzare un trofeo dopo 5 anni di sofferta astinenza. Se mettiamo assieme tutte queste cose, traiamo la convinzione che quel Milan non poteva di certo essere considerato la migliore squadra del campionato, ma aveva una struttura di gioco coerente, tale da renderlo una squadra con una sua fisionomia riconoscibile ed efficace. Ciò era possibile perché in quel 4-3-3 implementato da Montella vi erano due cardini offensivi che si bilanciavano in maniera perfettamente complementare. Un regista di fascia sulla destra ed un giocatore di gamba, capace di dare strappi e attaccare gli spazi sulla fascia sinistra. Suso chiedeva quasi sempre la palla addosso, mentre Niang attaccava continuativamente gli spazi.

Su queste travi portanti nonché sulla grande intelligenza tattica di Jack Bonaventura, il Milan ha costruito quel girone di andata che illuse i milanisti in merito alla possibilità di un rapido ritorno ai vertici del calcio italiano. Non è stato successivamente così, per tutta una serie di motivi e di situazioni che, adesso, sarebbe anche inutile rivangare. Tuttavia, la storia ci fornisce una traccia: quando il Milan ha dato a Suso un alter ego complementare e alternativo sulla sponda opposta del campo, il 4-3-3 è stato un modulo molto sensato. Ed ecco che qui si inserisce l’arrivo al Milan di Ante Rebic, giocatore che è adeguato per ricoprire quel ruolo e che può dare un contributo tecnico e fisico finanche superiore a quello che seppe dare Niang nel girone di andata di tre stagioni fa.

Il ragazzo croato non è soltanto migliorato in maniera esponenziale dal punto di vista tecnico in questi ultimi anni; ha anche affinato le sue qualità fisiche ed aerobiche, diventando un giocatore in grado di alzare i ritmi delle gare grazie alla sua incredibile esplosività. Stiamo parlando di un elemento che è stato titolare e protagonista indiscusso nella Croazia che, soltanto un anno fa, ha sfiorato una clamorosa vittoria al Mondiale, dovendosi poi accontentare del secondo posto in seguito alla sconfitta in finale contro la Francia. Un esterno offensivo di tale levatura, al Milan, mancava da molto tempo e va evidenziato come il parallelo con Niang concerne soltanto le caratteristiche, in quanto il livello tecnico dei due giocatori non è comparabile. Rebic si trova certamente su un piano più alto rispetto a Niang che, tutt’oggi, è ancora un giocatore alla perenne ricerca di una dimensione stabile, non soltanto tecnica ma, probabilmente, anche mentale.

Il Milan nel girone di ritorno 2016-2017 sostituì Niang con un giocatore eccelso dal punto di vista tecnico, ma difettoso sul piano degli strappi fisici (Deulofeu) mentre nei due anni successivi trovò un suo equilibrio con un 4-3-3 in cui gli esterni offensivi erano Suso e Calhanoglu. Proprio il giocatore turco è stato, in queste ultime due stagioni, il principale equivoco tattico del Milan. Non per colpe sue ovviamente, ma a causa dell’assenza in rosa di un giocatore con le caratteristiche tecniche di Ante Rebic, capace di dare una dimensione diversa e meno prevedibile al modo di attaccare della squadra rossonera. Calhanoglu, come Suso, è un giocatore che preferisce avere il pallone addosso più che attaccare gli spazi (non a caso per Giampaolo è un centrocampista e non un giocatore offensivo) e questo, inevitabilmente, condiziona lo sviluppo del gioco perché la manovra offensiva finisce per diventare troppo lenta e prevedibile.

L’arrivo di Rebic pertanto sopperisce ad una lacuna cronica e di natura storica del Milan e consegna a Marco Giampaolo una squadra fatta e finita per giocare un 4-3-3 credibile e molto adatto alle caratteristiche dei giocatori a sua disposizione. Certo, volendo essere puntigliosi mancherebbe un esterno importante che possa entrare in turnazione con i due titolari, ma il Milan quest’anno ha soltanto il campionato ed, eventualmente, questa lacuna potrà essere colmata per tempo durante la sessione di mercato invernale.

 

 

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