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Josè Mauri: “Sogno di ritrovare Mihajlovic, ma gli sguardi di Donadoni mi hanno fatto crescere”

BARI, ITALY - JANUARY 25:  Rodney Strasser (L) of Reggina competes for the ball with Daniele Sciaudone of Bari during the Serie B match between AS Bari and Reggina Calcio at Stadio San Nicola on January 25, 2014 in Bari, Italy.  (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Dall'Argentina, le parole di Josè Mauri oggi al Talleres

Redazione DDD

Jose Mauri scalpita per il ritorno nel calcio: “Avevo bisogno di tornare in Argentina, mi mancavano famiglia e amici. E anche la campagna e andare a cavallo. Ero in scadenza con il Milan e così ho deciso di tornare in Argentina. È stata una scelta personale, per avvicinarmi alla famiglia e alle cose a cui tengo di più, ma mica potevo smettere di giocare a calcio”, ha detto il centrocampista classe 96, ex Parma e Milan, oggi al Talleres, a TuttoMercatoWeb.

Come sta oggi Josè Mauri: “Sono felice. Ogni giorno mi chiedevano ‘ma eri al Milan perché sei venuto qui? Ti hanno cacciato?’. Ho risposto che avevo scelto io di tornare. E aver fatto questa scelta a ventitré anni mi ha riempito di orgoglio. Qui ho guadagnato dieci volte in meno, ma ho scelto io e sono felice. Italia? Giocare a porte chiuse è brutto, non si diverte nessuno. Gli attori principali siamo noi, ma il calcio è della gente. Se provate a guardare una finale di Champions senza volume non è divertente”.

I ricordi milanisti:  “Quando sei in uno spogliatoio come il Milan cresci per forza. Al Milan devi diventare uomo, ci sono grandi campioni che ti danno consigli. Ricordo quando c’era Mihajlovic che facevamo una partita e poi davanti a tutti ti chiedeva un parere. E io a diciannove anni che dovevo dire? Anche in panchina ci faceva stare concentrati. Studiavo la partita, così ero pronto a rispondere. Al Milan oggi c’è confusione e dura da un po’. Quando si prendono delle decisioni andrebbero portare avanti fino alla fine. I calciatori quando non si sa cosa accadrà magari sono distratti. Mihajlovic? Sarebbe bello ritrovarlo, una rivincita. Non mi sono lasciato male con lui, ma forse oggi mi darebbe più fiducia. L’allenatore che mi ha dato di più è stato Donadoni. Non mi dava consigli, con lo sguardo capivo se stavo facendo bene o no".

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