La crociata dei tifosi, Suso rappresenta il 29% del fatturato dei gol del Milan negli ultimi due anni

La crociata dei tifosi, Suso rappresenta il 29% del fatturato dei gol del Milan negli ultimi due anni

Suso e le cifre, la questione senza fanatismi

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Quando partono le crociate contro un singolo giocatore, significa che i demoni del fanatismo hanno preso il sopravvento sulla razionalità. Ciò accade perchè il calcio è uno sport collettivo e pensare di poterlo valutare esclusivamente secondo logiche individuali (è colpa di questo o di quel giocatore) è una pretesa figlia di una convinzione meramente luciferina. Viene da dire, magari! Magari Suso fosse il problema del Milan. Magari bastasse tenerlo in panchina per risolvere le problematiche della squadra rossonera che da ormai sei lunghe stagioni non si qualifica alla Champions League. L’illusione della mente è stata scientificamente studiata ed uno dei più grandi aforisti italiani come Alessandro Morandotti l’ha perfettamente riassunta in una frase: “le più diffuse credenze traggono la loro forza dalla non verificabilità”.

La questione, a nostro avviso, sta tutta qui. In una parte importante del tifo rossonero si è instillata la convinzione secondo la quale, senza Suso, i risultati del Milan sarebbero stati migliori in questi ultimi anni. Tale opinione risulta, ovviamente, inverificabile, in quanto non è possibile tornare indietro e la realtà controfattuale ha certamente un fascino meraviglioso, ma non possiede basi empiriche. Ciò che è possibile invece analizzare è il rendimento di Suso in questi ultimi due anni (le analisi oggettive sui rendimenti dei singoli giocatori vanno sempre fatte su periodi temporali superiori alla singola stagione), rapportato al fatturato offensivo del Milan. Prima di fare ciò comunque, chi scrive vuole mettere in chiaro che nell’articolo non c’è la partigianeria come base ispiratrice. Personalmente, fosse dipeso da noi, in estate avremmo ceduto Suso per prendere un’ala pura di piede destro da mettere al suo posto.

Il motivo non è dato da una questione personale contro il giocatore spagnolo (che, come tutte le questioni personali, finirebbe per diventare una vuota esibizione di muscoli), bensì in un’opinione molto radicata in relazione alla squadra rossonera. A nostro avviso infatti, le squadre vanno costruite sui centravanti e sulle loro caratteristiche. Essendo Piatek una prima punta bravissima ad attaccare il primo palo, avremmo sacrificato Suso ed avremmo investito pesantemente su un’ala di piede destro, capace di giocare in assistenza al polacco ed in relazione ai suoi movimenti. Tutto ciò non è avvenuto anche perchè il Milan in estate ha fatto scelte diverse e l’allenatore rossonero del momento, Marco Giampaolo, ha ben pensato di definire lo spagnolo “un fuoriclasse”, con la conseguenza di toglierlo formalmente dal mercato e di rinunciare al trequartista che serviva per implementare il suo sistema di gioco.

Torniamo però al discorso di fondo. Negli ultimi due anni (stagione 2017-18 e 2018-19) Suso ha contribuito quasi al 29% (28,8% per la precisione) del fatturato offensivo del Milan, ammontante a 111 reti. Lo ha fatto portando in dote 13 gol e 19 assist in 70 partite. Ci siamo chiesti se queste cifre fossero alte o basse in un campionato come la Serie A italiana ed abbiamo fatto un confronto con i numeri di tutti gli altri giocatori offensivi delle prime 7-8 del campionato (esclusi gli attaccanti ovviamente, sia le prime e sia le seconde punte), tenendo fuori solo la Juventus che da molti anni fa un campionato a parte. Abbiamo preso in considerazione soltanto quei giocatori che avevano disputato almeno 50 partite in questi due campionati e che, nell’arco temporale identificato, avevano giocato sempre nella stessa squadra. I risultati sono quelli che seguono.

Nel Napoli i principali giocatori offensivi sono stati Insigne (18 gol e 13 assist in 65 partite) che ha partecipato al 21,8% del fatturato complessivo di gol del Napoli e Callejon (13 gol e 21 assist in 72 partite) che ha invece partecipato al 22,5% del fatturato complessivo di gol dei partenopei ammontante a 151 reti. Nella Roma Under (10 gol e 7 assist in 52 partite) ha inciso sul 13% dei gol totali dei capitolini; è andato molto meglio El Shaarawy (18 gol e 10 assist in 61 partite) che ha inciso sul 21,8% dei gol totali ammontanti a 128 reti. Nella Lazio Milinkovic Savic (17 gol e 6 assist in 66 partite) e Luis Alberto (15 gol e 18 assist in 61 partite) hanno inciso rispettivamente sul 15,8 e sul 22,7% dei gol complessivi della loro squadra, ammontanti ad un totale di 145 reti.

Nell’Atalanta il principale giocatore offensivo è stato Gomez (autore di 13 gol e 20 assist in 68 partite) che ha inciso sul 24,6% dei gol totali della Dea (134 reti totali), mentre nell’Inter c’è stato Perisic (19 gol e 15 assist in 71 partite) che ha impattato sul 27,6% dei gol dei nerazzurri (123 reti totali) Nella Fiorentina bisogna evidenziare Chiesa (12 gol e 11 assist in 73 partite) che ha inciso per il 22,7% sul fatturato complessivo di gol della sua squadra (101 reti) ed infine per il Milan va segnalato Calhanoglu (9 gol e 12 assist in 67 partite) che ha inciso sul 18,9% dei gol totali del Milan (ammontanti a 111 reti). Che cosa ci dicono questi numeri? Innanzitutto che la Serie A è un campionato estremamente tattico, dove l’apporto incisivo dei giocatori offensivi è sensibilmente più basso rispetto a quello degli altri campionati. Ci dicono inoltre che nessun giocatore offensivo delle prime squadre del campionato partecipa a più del 30% dei gol complessivi della sua squadra.

I giocatori maggiormente impattanti da questo punto di vista sono stati Suso (28,8%) e Perisic (27,6%), ossia due buoni giocatori che non sono mai riusciti nella loro carriera ad andare oltre quel livello medio nel quale da anni vivacchia la Serie A italiana. Nel campionato italiano non ci sono fenomeni (Juventus a parte) ed i numeri citati ne danno ampia dimostrazione. Nessuno dei giocatori presi in considerazione è mai stato impattante o decisivo in Champions League, o perchè non ci ha mai giocato, oppure perchè quando c’è stato ha fatto poco per dar segno tangibile della propria presenza. In questo contesto, il Milan si può permettere di fare guerre di religione su Suso che, piaccia o meno, è il giocatore più impattante delle ultime due stagioni di Serie A sui gol complessivi della sua squadra? A nostro avviso no, anche perchè la sua alternativa (Castillejo) non è un giocatore abbastanza credibile dal punto di vista tecnico.

Pensare come fanno in molti che si possa giocare col trequartista, significa ignorare completamente il motivo principale per il quale è andata esaurendosi subito l’esperienza di Giampaolo sulla panchina del Milan, dato che Paqueta non è un 10 ma un 8, come giustamente sottolineato da Zico. Ipotizzare altresì Rebic sulla destra come soluzione continuativa, è un’opinione priva di riscontri sul campo. Il ragazzo gioca prevalentemente a sinistra o, in alternativa, come punta centrale. In carriera, pochissime volte (4 in totale) ha agito come esterno di destra o come ala destra, fatta salva qualche partita nella Nazionale croata. Suso, domenica sera, pur nel contesto di una prestazione negativa, aveva estratto dal coniglio la giocata dopo un’ora di gioco, con tanto di finta ed assist al bacio utile a liberare Rafael Leao solo davanti al portiere. Sarebbe stato il 2-0 che avrebbe chiuso la partita, ma purtroppo il ragazzo portoghese non ha avuto la freddezza per trafiggere Gabriel.

Non siamo del parere che i numeri diano verità assolute ed inconfutabili, tanto più in una materia come il calcio dove i gusti personali e le sensibilità alternative hanno assoluta sacralità e pieno diritto di cittadinanza; tuttavia i numeri offrono uno spaccato della realtà oggettivo, che non è possibile ignorare se si vogliono fare analisi credibili in rapporto alle squadre di calcio. L’unica soluzione per rinunciare a Suso, è quella di cederlo ed acquistare un giocatore migliore di lui nel repertorio tecnico e nel monotematismo di giocata, che è il vero limite dello spagnolo. Si tratta però di una scelta strategica che deve fare il Milan come società e non di una decisione adottabile a stagione in corso dall’allenatore.

In questi anni, tre allenatori su tre (Montella, Gattuso, Giampaolo) lo hanno sempre schierato con continuità. Nessuno di loro soffriva di masochismo; più semplicemente, non avevano soluzioni migliori e non potevano rinunciare a cuor leggero ad un giocatore impattante quasi per un terzo sui gol complessivi della squadra.

 

 

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