Paolo Poggi: “Il gol più veloce in Serie A? Icardi stava per battermi, Udinese-Ajax la partita che vorrei rigiocare”

Le parole di Paolo Poggi, ex attaccante, tra le altre, di Udinese, Roma e Mantova e attuale Direttore Tecnico del Venezia. 10 stagioni di Serie A, oltre 250 presenze e 50 gol, con 1 Coppa Italia vinta con il Torino: ha ripercorso le tappe più importanti della sua lunga carriera, ricca di aneddoti inediti.

di Redazione DDD

Paolo Poggi ha segnato il gol più veloce della Serie A, 8 secondi, siglato quando era nel Piacenza nella gara al Franchi contro la Fiorentina: “Un record che dura dal 2001, da 19 anni, tantissimo tempo. Anche se nel calcio di oggi sono cambiate un po’ le regole e potrebbe essere più semplice batterlo. Ricordo che qualche anno fa Icardi, calciando direttamente da metà campo, prese la traversa contro il Napoli. Che sudata! Come tutti i record è fatto per essere battuto, ma questa longevità fa piacere”. Tu hai iniziato la carriera nella tua città, al Venezia in C1: cosa significa difendere i colori “di casa”? “È una grande responsabilità – ha ribadito Paolo Poggi a SuperNews – ma soprattutto un grande onore. E’ forte il senso di orgoglio. In una città come Venezia, poi, dove non si gira con l’auto, i tifosi ti circondano ad ogni fine partita, la loro vicinanza si sente ancora più forte”. In Serie B, l’anno successivo, sei stato il miglior cannoniere del Venezia di Zaccheroni. Una grande impresa per un ragazzo appena ventenne che già godeva della piena fiducia del tecnico. “L’anno della Serie B ha rappresentato per il Venezia il ritorno allo Stadio Sant’Elena, dopo anni passati a Mestre, e anche per questa ragione è stata una stagione molto significativa per me, essendo nato proprio a Sant’Elena. Questo mi ha spinto a dare ancora di più in campo. In quell’anno ho conosciuto Zaccheroni: era un tecnico giovane che, dopo due campionati vinti al Baracca Lugo, arrivava con un’idea di gioco ben chiara. Il suo modo di essere è stato fondamentale per coinvolgere un gruppo che aveva tanti giocatori di spicco con forti personalità”.

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Nella stagione successiva arriva la chiamata del Torino e il 22 novembre 1992, a 21 anni, fai il tuo esordio in serie A contro la Juventus. Il tuo ricordo? “È stata una chiamata un po’ a sorpresa quella del Torino. Mi ero appena affacciato ad un calcio “da grandi” con il Venezia, i granata arrivavano da una finale di Coppa Uefa persa male con l’Ajax e Luciano Moggi, direttore sportivo granata dell’epoca, aveva scelto me per sostituire Lentini appena venduto al Milan. In quel novembre tremavano le gambe, esordire al Delle Alpi nel derby di Torino, particolarmente sentito dai tifosi granata, è stato qualcosa di molto bello. Nelle due semifinali della Coppa Italia 1992-93 vinta con il Torino ho segnato sia all’andata che al ritorno. E poi nello spareggio UEFA, qualche anno dopo con l’Udinese, ho messo a segno il gol dell’1-1 che ci ha permesso di qualificarci alla “vecchia” Europa League, mandando la Juventus all’Intertoto. Fino alla 27^ giornata di quel campionato, in una partita in casa con la Lazio (ndr persa 0-2), eravamo in lotta per il primo posto. È stato un sogno durato a lungo: la Juventus e l’Inter erano tecnicamente superiori, ma noi avevamo un gruppo molto difficile da affrontare. Alla fine abbiamo conquistato un grande 3° posto: l’unico rammarico è che la qualificazione alla Champions League è stata estesa alle prime 4 classificate soltanto nella stagione seguente. Io, Amoroso e Bierhoff? Aggiungo anche Locatelli e Jorgensen. Era ormai una squadra forte non solo nell’undici iniziale, ma avevamo una rosa molto competitiva anche in panchina. Il gruppo era diventato forte mentalmente e chiunque giocasse faceva poca differenza. Avevamo l’abitudine di fare le cose ad altissima intensità: ormai era stata acquisita una mentalità di gioco che faceva la differenza. Un po’ come accade oggi con l’Atalanta. Con Amoroso e Bierhoff mi trovavo benissimo non solo in campo, ma anche a livello caratteriale”.

Sempre nella stagione 1997-98 c’è stata la curiosa vicenda della tua figurina introvabile nelle chewing-gum, insieme a quella di Volpi del Bari. Come ti ricordi quell’episodio? “Erano state stampate pochissime figurine. Non sbaglio a dire che più del 99% dei ragazzi che ha fatto quella raccolta non l’ha completata. C’è stata anche un’interrogazione parlamentare e un’inchiesta sulla vicenda che ha portato a capire che fosse una truffa”. Tra i tanti gol che hai fatto con la maglia dell’Udinese, ce n’è uno a cui sei particolarmente legato? “Ce ne sono diversi: quelli all’Ajax e al Widzew Lodz in Coppa UEFA, ad esempio. Ma la rete che ricordo con più soddisfazione è nella stagione 1996-97 ed è il gol che ha sbloccato la partita contro la Roma all’Olimpico, nell’incontro poi terminato 0-3 che ci ha permesso, per la prima volta nella storia dell’Udinese, di qualificarci in Europa”.

E il giocatore più forte in assoluto che hai ammirato in campo? “Troppo facile, Ronaldo. Il fenomeno. Era una sintesi delle qualità attuali di CR7 e Messi, era impressionante. Un giocatore senza difetti, se non legati a fragilità e sfortune fisiche, ma in un’ipotetica pagella sulle qualità da calciatore avrebbe preso tutti 10. Non aveva punti deboli: forte, veloce, faceva gol, aiutava la squadra, umile. Un giocatore che non ha paragoni nella storia del calcio”.

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