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A Parma non arrivano solo giocatori, arrivano storie. Storie che partono da lontano, spesso molto più lontano del Tardini. Nei cognomi di questa rosa convivono l’eco dell’antica Roma e delle migrazioni italiane, le radici africane dei grandi imperi, i patronimici nordici battuti dal vento e i nomi iberici nati tra torri di guardia e città medievali.
Lautaro Valenti porta nel nome la forza dei Valens latini, Enrico Delprato richiama la terra e i campi del Nord Italia, Mandela Keita trascina con sé l’eredità regale dell’Impero del Mali. Pontus Almqvist arriva dal Nord Europa con un cognome che profuma di alberi e natura, mentre Zion Suzuki lega Parma a una tradizione giapponese millenaria. E poi ancora Bernabé, Pellegrino, Guaita, Valeri, Oristanio: nomi che raccontano viaggi, fede, battaglie, migrazioni.
Il Parma di oggi è questo: un incrocio di lingue, origini e destini che si incontrano sotto la stessa maglia. Ogni partita diventa così non solo una sfida sportiva, ma il punto di contatto tra storie lontane che trovano, qui, un nuovo centro. Perché prima di essere numeri di maglia, questi uomini sono eredi di un passato che continua a correre sul campo.
Lautaro Valenti, difensore del Parma, (Rosario, 14 gennaio 1999): il cognome Valenti ha origini antichissime e affonda le sue radici nel latino Valens, termine che significa “forte”, “valoroso”, “in salute”. In epoca romana veniva utilizzato come nome proprio per indicare persone dotate di coraggio, vigore fisico e determinazione, qualità che nel tempo si sono trasformate in un vero e proprio cognome ereditario. Diffusosi inizialmente in Italia, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud, il cognome Valenti è poi arrivato in Argentina grazie alle grandi ondate migratorie italiane tra Ottocento e Novecento. Qui si è radicato in modo particolare nelle province più urbanizzate, come Santa Fe e Buenos Aires.
Adrian Benedyczak (Kamień Pomorski, 24 novembre 2000): il cognome Benedyczak ha origine slava, in particolare polacca, ed è una forma patronimica derivata dal nome Benedykt, equivalente del nostro Benedetto. Questo nome affonda le sue radici nel latino Benedictus, che significa “benedetto”, “colui che è sotto una buona sorte”. Il suffisso -czak, tipico dei cognomi dell’Europa orientale, indica “figlio di” o “discendente di”, per cui Benedyczak può essere interpretato come “figlio di Benedetto”. Storicamente, questo tipo di cognomi nasceva per identificare le famiglie attraverso il nome del capostipite, rafforzando il senso di appartenenza al clan. Diffuso soprattutto nelle regioni settentrionali della Polonia, il cognome conserva una forte impronta religiosa, legata alla tradizione cristiana e alla figura di San Benedetto.
Nahuel Estévez (Buenos Aires, 14 novembre 1995): il cognome Estévez ha origine spagnola ed è di tipo patronimico: deriva infatti dal nome proprio Esteban, corrispondente al nostro Stefano. La radice è greca, Stéphanos, che significa “corona”, “ghirlanda”, simbolo di onore e vittoria. Il suffisso -ez, tipico dei cognomi iberici, indica “figlio di”, per cui Estévez va interpretato come “figlio di Esteban”. Nato nella penisola iberica durante il Medioevo, questo cognome si è diffuso massicciamente in America Latina con la colonizzazione spagnola. In Argentina è molto presente, soprattutto nelle grandi città come Buenos Aires, dove si è radicato attraverso generazioni di famiglie di origine europea.
Mateo Pellegrino, centravanti del Parma, (Valencia, 22 ottobre 2001): il cognome Pellegrino ha origine italiana ed è legato al termine latino peregrinus, che significa “viandante”, “straniero”, ma soprattutto “pellegrino” nel senso religioso del termine. In epoca medievale veniva attribuito a persone che avevano compiuto lunghi viaggi sacri verso luoghi di culto, come Roma, Santiago de Compostela o la Terra Santa. Con il tempo, il soprannome si è trasformato in cognome ereditario, indicando famiglie legate a questa tradizione di fede e di cammino spirituale. Diffuso principalmente nel Sud Italia, in particolare in Campania, Sicilia e Calabria, il cognome Pellegrino è poi arrivato in Spagna e in America Latina grazie ai flussi migratori.
Adrián Bernabé, faro del Parma, (Barcellona, 25 maggio 2001): il cognome Bernabé ha origini bibliche e affonda le sue radici nell’aramaico Bar-Nabà, che significa “figlio della consolazione” o “figlio dell’incoraggiamento”. È un nome legato alla tradizione cristiana, reso celebre dalla figura di San Barnaba, uno dei primi compagni di San Paolo e importante missionario del cristianesimo primitivo. Con il passare dei secoli, il nome proprio Bernabé si è trasformato in cognome, soprattutto nella penisola iberica, dove è stato adottato da famiglie che volevano richiamare valori di fede, dedizione e altruismo. Diffuso principalmente in Spagna e in alcune zone dell’America Latina, il cognome conserva una forte impronta religiosa e simbolica.
Pontus Almqvist (Nyköping, 10 luglio 1999): il cognome Almqvist ha origini scandinave, in particolare svedesi, ed è composto da due elementi tipici della tradizione nordica: alm e kvist. Il termine alm significa “olmo”, un albero molto diffuso nel Nord Europa, mentre kvist indica un “ramo” o una “fronda”. Il significato letterale può quindi essere interpretato come “ramo di olmo”, un’immagine fortemente legata alla natura. In Svezia, soprattutto tra Settecento e Ottocento, era comune creare cognomi ispirati agli elementi naturali, come alberi, fiumi o montagne, per distinguere le famiglie e superare il sistema patronimico tradizionale.
Vicente Guaita, portiere del Parma, (Torrent, 10 gennaio 1987): il cognome Guaita ha origini spagnole, in particolare legate all’area della Comunità Valenciana e della Catalogna. Deriva dal termine medievale guaita, che indicava una “sentinella”, una “vedetta” o una “guardia di sorveglianza”. In passato, questo soprannome veniva attribuito a persone che svolgevano il compito di controllare mura cittadine, torri o punti strategici, soprattutto nei periodi di conflitto o durante il Medioevo. Con il tempo, la funzione si è trasformata in cognome ereditario, tramandato di generazione in generazione.
Emanuele Valeri, terzino sinistro del Parma, (Roma, 7 dicembre 1998): il cognome Valeri ha origini latine e deriva dal nome Valerius, appartenente a una delle più antiche e importanti famiglie dell’antica Roma, la gens Valeria. Il termine proviene dal verbo latino valere, che significa “essere forte”, “stare bene”, “avere vigore”. In epoca romana indicava persone dotate di coraggio, autorevolezza e solidità morale. Con il passare dei secoli, il nome si è trasformato in cognome ereditario, mantenendo intatto il suo valore simbolico. Diffuso in tutta Italia, soprattutto nel Centro, il cognome Valeri è particolarmente presente nel Lazio, terra d’origine della storica famiglia romana.
Enrico Delprato (Bergamo, 10 novembre 1999): il cognome Delprato ha origini italiane ed è di tipo toponimico. Deriva dall’espressione “del prato”, che indicava una persona proveniente o residente nei pressi di un prato, di una zona erbosa o di campi aperti. In epoca medievale, questo tipo di cognomi veniva utilizzato per identificare gli individui in base al luogo in cui vivevano, soprattutto quando più persone avevano lo stesso nome. Con il tempo, la dicitura “del prato” si è fusa in un’unica parola, trasformandosi in cognome ereditario. Diffuso soprattutto nel Nord Italia, in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna, il cognome richiama un legame diretto con la terra e con l’ambiente rurale.
Mandela Keita (Lovanio, 10 maggio 2002): il cognome Keita ha origini africane, in particolare dell’area dell’Africa occidentale, ed è storicamente legato all’antico Impero del Mali. Keita era infatti il cognome della dinastia reale fondata da Sundiata Keita, il leggendario sovrano che nel XIII secolo unificò vaste regioni dell’Africa subsahariana. Questo cognome è quindi simbolo di nobiltà, leadership e potere politico, tramandato nei secoli come segno di appartenenza a una stirpe prestigiosa. È diffuso soprattutto in paesi come Mali, Guinea, Senegal e Costa d’Avorio.
Jacob Ondrejka, esterno del Parma, (Landskrona, 2 settembre 2002): il cognome Ondrejka ha origini slave, in particolare riconducibili all’area dell’Europa orientale, tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Deriva dal nome proprio Ondřej (Andrea in italiano), che a sua volta affonda le radici nel greco Andréas, con il significato di “uomo”, “virile”, “coraggioso”. Il suffisso -ka è tipico delle lingue slave e indica un diminutivo o un legame familiare, per cui Ondrejka può essere interpretato come “discendente di Ondřej” o “figlio di Andrea”. Questo tipo di cognome nasceva per identificare i nuclei familiari attraverso il nome del capostipite, rafforzando il senso di appartenenza al clan. Con il tempo, a causa delle migrazioni interne europee, il cognome si è diffuso anche in Scandinavia, dove oggi è presente soprattutto in Svezia.
Mathias Løvik (6 dicembre 2003): il cognome Løvik ha origini norvegesi ed è di tipo toponimico, cioè legato a un luogo geografico. Deriva dall’unione di due elementi tipici della lingua norrena: lø o ly, che indica un “riparo” o una “zona protetta”, e vik, termine molto comune nei cognomi scandinavi che significa “baia” o “insenatura”. Il significato complessivo può quindi essere interpretato come “baia riparata” o “insenatura protetta”. In passato, questo cognome veniva attribuito a famiglie che vivevano in prossimità di queste aree costiere, spesso legate alla pesca o alla navigazione. In Norvegia era comune identificare le persone in base al luogo di provenienza, soprattutto nelle comunità rurali o marittime.
Matija Frigan (Fiume, 11 febbraio 2003): il cognome Frigan ha origini slave, diffuse soprattutto nell’area dei Balcani, in particolare tra Croazia e Slovenia. Deriva probabilmente da un soprannome legato al carattere o al comportamento, collegato al termine arcaico frig o frigan, usato in alcuni dialetti per indicare una persona irrequieta, vivace o dal temperamento acceso. In epoca medievale, questo tipo di appellativo veniva assegnato per distinguere individui con una forte personalità, trasformandosi poi in cognome ereditario. Nel tempo, Frigan si è radicato soprattutto nelle zone costiere dell’Adriatico, come Fiume, città storicamente crocevia di culture e commerci.
Gaetano Oristanio (Vallo della Lucania, 28 settembre 2002): il cognome Oristanio ha origini sarde ed è di tipo toponimico, cioè legato a un luogo geografico. Deriva infatti dalla città di Oristano, capoluogo storico della Sardegna centro-occidentale. In epoca medievale era comune identificare una persona con il nome del luogo di provenienza, soprattutto quando ci si spostava per lavoro o commercio: da qui espressioni come “da Oristano”, poi trasformate nel tempo in Oristanio. Il nome Oristano, a sua volta, affonda le radici nel latino Aureus o Aristanis, con significati legati a “luogo splendente” o “terra fertile”. Questo cognome richiama quindi un forte legame con l’isola sarda, la sua storia e le sue tradizioni.
Oliver Sørensen (Nørre Aaby, 10 marzo 2002): il cognome Sørensen ha origini scandinave, in particolare danesi, ed è di tipo patronimico. Deriva dal nome proprio Søren, versione nordica di Severino, a sua volta legato al latino Severus, che significa “serio”, “rigoroso”, “autorevole”. Il suffisso -sen, tipico dei paesi nordici, indica “figlio di”, per cui Sørensen va interpretato come “figlio di Søren”. In Danimarca, fino al XIX secolo, il sistema patronimico era la norma: i figli assumevano automaticamente il cognome basato sul nome del padre. Con il tempo, questi cognomi sono diventati ereditari. Sørensen è oggi uno dei cognomi più diffusi nel paese e richiama valori di disciplina, fermezza morale e responsabilità.
Christian Ordóñez, centrocampista del Parma, (Moreno, 24 luglio 2004): il cognome Ordóñez ha origini spagnole ed è di tipo patronimico. Deriva dal nome proprio Ordoño, molto diffuso nella penisola iberica durante il Medioevo, soprattutto tra le famiglie nobili del Regno di León. Il nome Ordoño ha radici germaniche e significa “lancia” o “arma”, simbolo di forza e spirito guerriero. Il suffisso -ez indica “figlio di”, per cui Ordóñez può essere interpretato come “figlio di Ordoño”. Con la colonizzazione spagnola, il cognome si è diffuso in tutta l’America Latina, diventando particolarmente comune in Argentina. A Moreno, nella provincia di Buenos Aires, è presente grazie alle migrazioni europee del XIX e XX secolo.
Benjamin Cremaschi (Miami, 2 marzo 2005): il cognome Cremaschi ha origini italiane, in particolare lombarde, ed è di tipo toponimico. Deriva dalla città di Crema, in provincia di Cremona, e veniva attribuito alle persone provenienti da quella zona. In epoca medievale, quando gli individui si spostavano per lavoro o commercio, era comune identificarli con il luogo d’origine: da qui espressioni come “quello di Crema”, poi trasformate nel tempo in Cremaschi. Questo cognome si è diffuso soprattutto nel Nord Italia, mantenendo un forte legame con il territorio lombardo. Con le grandi migrazioni tra Ottocento e Novecento, molte famiglie Cremaschi si sono trasferite all’estero, in particolare nelle Americhe, dove il cognome è oggi presente negli Stati Uniti e in Argentina.
Sascha Britschgi (Lucerna, 27 agosto 2006): il cognome Britschgi ha origini svizzere, in particolare della Svizzera centrale e delle aree di lingua tedesca. È un cognome tipicamente alpino, legato ai dialetti germanici locali, e deriva probabilmente da un soprannome o da un termine antico collegato alla vita rurale e montana. In alcune interpretazioni, la radice Britsch richiama l’idea di “pendio” o “terreno scosceso”, facendo riferimento a persone che vivevano o lavoravano in zone collinari o montuose. Nel corso dei secoli, questo tipo di cognome si è stabilizzato come identificativo familiare, tramandato di generazione in generazione all’interno delle comunità svizzere. Britschgi è oggi concentrato soprattutto nei cantoni centrali, come Lucerna e Uri, zone caratterizzate da una forte identità territoriale.
Milan Djurić (Tuzla, 22 maggio 1990): il cognome Djurić ha origini slave, in particolare dell’area balcanica tra Bosnia, Serbia e Croazia, ed è di tipo patronimico. Deriva dal nome proprio Đura o Đuro, variante slava di Giorgio, che affonda le sue radici nel greco Geōrgós, con il significato di “lavoratore della terra” o “contadino”. Il suffisso -ić, tipico dei cognomi dell’ex Jugoslavia, indica “figlio di”, per cui Djurić può essere interpretato come “figlio di Đura”.
Zion Suzuki (Newark, 21 agosto 2002): il cognome Suzuki ha origini giapponesi ed è uno dei più diffusi in Giappone. Deriva dall’unione di due elementi: suzu, che significa “campanella”, e ki, che indica “albero” o “legno”. Il significato letterale può quindi essere interpretato come “albero delle campane” o “legno che suona”, un’immagine poetica legata alla natura e alla spiritualità. In epoca antica, i cognomi giapponesi venivano spesso ispirati a elementi naturali o simbolici, per identificare le famiglie in base al territorio o a particolari caratteristiche ambientali. Suzuki era originariamente legato a clan samurai e a famiglie di rango, prima di diffondersi progressivamente tra la popolazione. Oggi è estremamente comune in tutto il Giappone e rappresenta un forte simbolo di identità nazionale. Nel caso di Zion, nato negli Stati Uniti, il cognome testimonia le sue radici nipponiche e il legame culturale con il paese d’origine della famiglia.
Patrick Cutrone (Como, 3 gennaio 1998): il cognome Cutrone ha origini italiane, in particolare del Sud Italia, soprattutto tra Calabria e Sicilia. Deriva probabilmente dal termine dialettale cutruni o cutrone, che indicava una persona robusta, forte, dal fisico imponente, oppure in alcune zone era legato a chi svolgeva lavori pesanti nei campi. In passato era comune attribuire soprannomi basati sull’aspetto fisico o sulle caratteristiche personali, che con il tempo si sono trasformati in cognomi ereditari.
Mariano Troilo, difensore del Parma, (Córdoba, 22 giugno 2003): il cognome Troilo ha origini italiane, in particolare dell’Italia meridionale, soprattutto tra Campania, Puglia e Abruzzo. Deriva dal nome proprio Troilo, di antica tradizione greca, legato alla figura mitologica di Troilo, principe troiano, simbolo di nobiltà e valore guerriero durante la guerra di Troia. Il nome era diffuso già in epoca medievale grazie alla letteratura cavalleresca e ai racconti epici, trasformandosi poi in cognome ereditario. Con le grandi migrazioni italiane tra Ottocento e Novecento, molte famiglie Troilo si sono trasferite in Sud America, in particolare in Argentina, dove il cognome si è radicato profondamente. A Córdoba è presente proprio grazie a questa eredità migratoria.
Alessandro Circati (Fidenza, 10 ottobre 2003): il cognome Circati ha origini italiane e risulta piuttosto raro, con una probabile provenienza dall’Italia centrale. Deriva verosimilmente da un antico soprannome o da una forma dialettale legata al termine latino circus o circatus, che richiamava l’idea di “cerchio”, “movimento circolare” o “percorso”. In epoca medievale, molti cognomi nascevano proprio da caratteristiche fisiche, comportamentali o da riferimenti simbolici legati alla vita quotidiana, che col tempo diventavano identificativi familiari.
Edoardo Corvi (Parma, 23 marzo 2001): il cognome Corvi ha origini italiane ed è legato al termine latino corvus, che significa “corvo”. In epoca medievale era comune attribuire soprannomi ispirati ad animali, spesso per caratteristiche fisiche, comportamentali o simboliche: il corvo, ad esempio, rappresentava intelligenza, astuzia e capacità di adattamento. Da questi soprannomi nacquero poi molti cognomi ereditari, tra cui appunto Corvi. Diffuso soprattutto nel Nord e Centro Italia, il cognome è presente anche in Emilia-Romagna, territorio di origine del giocatore. In alcune tradizioni popolari, il corvo era visto come un animale guardiano, capace di osservare dall’alto e prevedere i pericoli, simbolo quindi di lungimiranza e prudenza.
Carlos Cuesta, allenatore del Parma, (Palma di Maiorca, 29 luglio 1995): il cognome Cuesta ha origini spagnole ed è di tipo toponimico. Deriva dal termine cuesta, che in spagnolo significa “salita”, “pendio” o “strada in pendenza”. In epoca medievale questo soprannome veniva attribuito a persone che vivevano nei pressi di colline o strade ripide, oppure a chi abitava in zone sopraelevate rispetto ai centri abitati. Con il tempo, il riferimento geografico si è trasformato in cognome ereditario. Cuesta è diffuso in diverse regioni della Spagna, in particolare in Castiglia e nelle Baleari, dove Palma di Maiorca rappresenta un importante centro storico.
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