Spezia-Atalanta, il derby delle gemellate: la prima in A tra rispetto, collaborazione e scambio di… allenatori

Le due società non si sono mai incontrate in Serie A, ma nei vari scontri disputati in B non è mai mancato il rispetto e lo scambio di favori, soprattutto in chiave allenatori; vedi Nedo Sonetti e Andrea Mandorlini

di Redazione DDD

di Marco Alborghetti –

Domani alle 18 all’Orogel Stadium di Cesena andrà in scena un match storico tra Spezia e Atalanta, alla loro prima sfida in assoluto nella massima categoria. Match inedito, ma non in Serie B, dove Dea e aquilotti si sono affrontati per 12 volte, a cavallo tra gli anni 20’ e 30’. Anche le statistiche “ammuffite” da ormai 80 anni, certificano la netta supremazia dei nerazzurri: 6 vittorie, 5 pareggi e una sola sconfitta. In attesa di scoprire l’esito della prima assoluta in A, è doveroso descrivere il rapporto speciale tra le due tifoserie, perché storicamente Dea e aquilotti hanno condiviso storie, emozioni, e pure allenatori.

Nedo Sonetti (Photo by New Press/Getty Images)

RISPETTO, AMICIZIA E SOLIDARIETÀ – Per l’allenatore dello Spezia, l’Atalanta è un modello da seguire, così come lo fu negli anni 80’, quando la Dea si fece notare in Europa con il raggiungimento della semifinale di Coppa delle Coppe, persa però a Bergamo contro il Malines.
In quell’occasione, la tifoseria spezzina decise di omaggiare l’ambizione e l’impensabile traguardo raggiunto mischiandosi con i 40mila tifosi orobici presenti all’Atleti Azzurri d’Italia, per dare manforte alla squadra di casa, per una sfida che è passata alla storia come “una specie di rivincita della provincia sui grandi squadroni”, definizione data dagli stessi tifosi dello Spezia. Da quel momento le vite e le storie delle due tifoserie si sono intrecciate, in un mix di storie, amicizie e profondo rispetto reciproco, culminato durante la prima parte dell’epidemia covid con gli aiuti raccolti proprio dalla Curva Ferrovia (analoga alla Curva Nord dell’Atalanta) per l’ospedale Papa Giovanni XXIII, allo stremo delle forze.

BINARIO LA SPEZIA-BERGAMO – Un legame passionale e solidale difficile da spezzare, ma non è l’unico comune denominatore che ha reso vivido il rapporto tra le due tifoserie. In principio fu proprio una casuale serie di passaggi da una sponda all’altra di alcuni allenatori a far credere che forse il destino volesse rendere assai ricco e unico il rapporto tra nerazzurri e bianconeri. Dopo due anni alla guida dello Spezia (1920-22), nel 1930 Joszef Violak (italianizzato Giuseppe Viola) decise di passare all’Atalanta, dove rimase fino al 1933. Analogo percorso fece anche Ottavio Barbieri, che dopo un anno tra promozione in A e retrocessione in B con la Dea nel biennio 1936-38, si trasferì nella società ligure nel 1942, rimanendo saldo in B fino al ’48 (durante la guerra, infatti, i campionati di calcio vennero sospesi). Nel 1941, dopo due anni nella città spezzina e una promozione in B, l’allenatore Janos Nehadoma (altro ungherese dopo Violak) passò all’Atalanta, e fino alla sospensione del campionato riuscì a mantenere stabilmente la Dea in A e negli ottavi di Coppa Italia. Nedo Sonetti, dopo il triennio 1976-79 culminato con la retrocessione dello Spezia in Serie C2, nel 1983 prese in mano la squadra orobica, portandola in Serie A e alla storica finale di Coppa Italia del 1987, persa però contro il Napoli di Maradona. Ultimo passaggio dalla Liguria alla Lombardia fu quello di Andrea Mandorlini. Nel 2000 l’allenatore di Ravenna portò all’ennesima promozione in Serie C gli aquilotti, ma nel 2003 decise di accasarsi alla Dea. Un’esperienza agrodolce, data la promozione in A e la successiva retrocessione in Serie B. Dopo più di 80 anni, l’attesa è finita, ma non sarà di certo uno stadio vuoto a fermare la gioia e il rispetto di Atalanta e Spezia, lontani fisicamente, ma legati da un’amicizia trentennale che né il covid né una sconfitta cocente potranno di certo rovinare.

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