Nel giro di tre anni la Salernitana è passata dalla Serie A ai playoff di C: una crisi profonda che ora impone ricostruzione e riscatto.

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La parabola della Salernitana racconta una delle cadute più brusche del calcio italiano recente. Nel giro di pochi anni il club granata è passato dall’entusiasmo della permanenza in Serie A alle inquietudini di una stagione vissuta tra contestazioni, cambi di guida e l’incubo della Serie C. Una discesa lenta ma costante, che oggi impone una riflessione profonda sul futuro della società e sulla necessità di ricostruire basi solide.

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Dall'impresa della salvezza all'illusione della stabilità

La stagione 2021/22 aveva consegnato alla città di Salerno una delle salvezze più emozionanti della storia recente della Serie A. Dopo un girone d’andata disastroso, l’arrivo di nuovi investimenti e una serie di risultati sorprendenti avevano trasformato una squadra spacciata in una protagonista della lotta salvezza. L’ambiente granata sembrava finalmente pronto per consolidarsi nella massima serie.

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SALERNO, ITALIA - 05 MAGGIO: Salernitana festeggia durante il campionato italiano di Serie A 2021-2022 tra Salernitana e Venezia il 05 maggio 2022 allo Stadio Arechi-Salerno, Italia. (Foto di Andrea Rosito ATPImages/Getty Images)

L’anno successivo, stagione 2022/23, con una salvezza ottenuta con maggiore anticipo e un’identità offensiva riconoscibile, sembrava l’inizio di un percorso di crescita. La Salernitana aveva trovato entusiasmo, pubblico e continuità tecnica. Ma proprio nel momento in cui servivano programmazione e visione, il progetto ha iniziato a perdere equilibrio.

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SALERNO, ITALIA - 20 MAGGIO: I giocatori US Salernitana sono delusi durante la partita di Serie A TIM tra US Salernitana e Hellas Verona FC allo Stadio Arechi il 20 maggio 2024 a Salerno, Italia. (Foto di Francesco Pecoraro/Getty Images)

Errori e confusione tecnica: l’inizio della fine

La stagione 2023/24 rappresenta l'inizio della vertiginosa caduta dei granata. Con appena 17 punti, con soli 31 gol fatti e ben 81 subiti, in 38 partite di campionato, è arrivata una netta retrocessione in Serie B. La retrocessione maturata non è stata il frutto di un singolo errore, ma di una lunga serie di decisioni sbagliate. Il mercato ha portato in rosa giocatori spesso fuori condizione o poco funzionali tra loro, mentre la squadra ha cambiato più volte guida tecnica: partendo da Paulo Sousa, passando per "Pippo" Inzaghi e Fabio Liverani, finendo con Stefano Colantuono, non si è mai trovata una vera identità.

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SALERNO, ITALIA - 09 FEBBRAIO: Filippo Inzaghi manager degli US Salernitana durante la partita di Serie A TIM tra US Salernitana ed Empoli FC - Serie A TIM allo Stadio Arechi il 09 febbraio 2024 a Salerno, Italia. (Foto di Ivan Romano/Getty Images)

Ogni cambio in panchina ha rappresentato un tentativo di correggere la rotta, ma senza un progetto coerente. La Salernitana è apparsa fragile mentalmente, incapace di reagire nei momenti difficili e troppo dipendente dagli episodi. Anche il rapporto con la tifoseria, storicamente passionale e calorosa, si è progressivamente incrinato davanti a prestazioni deludenti e mancanza di chiarezza societaria.

La Serie B e il trauma della doppia caduta

La retrocessione dalla Serie A avrebbe dovuto rappresentare un punto di ripartenza. Invece, dopo appena una stagione in Serie B, la Salernitana si è ritrovata coinvolta in un drammatico playout contro la Sampdoria. Una sfida pesantissima, simbolo di un campionato vissuto sempre sul filo dell’incertezza e della fragilità.

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I giocatori della US Salernitana sembrano abbattuti durante la partita di Serie B Play-Out tappa 2 tra US Salernitana e UC Sampdoria allo Stadio Arechi il 22 giugno 2025 a Salerno, Italia. (Foto di Giuseppe Maffia/NurPhoto via Getty Images)

Il verdetto finale è stato amarissimo: la sconfitta nel playout ha sancito la retrocessione in Serie C, certificando una crisi sportiva e societaria che sembrava impensabile solo pochi anni fa. Dalla salvezza eroica in Serie A al crollo fino alla terza serie: una caduta verticale che ha lasciato incredulità e rabbia in una piazza abituata a vivere il calcio con passione totale.

Salerno, una piazza che merita risposte

Nonostante il periodo difficile, Salerno resta una delle piazze più calorose e identitarie del panorama calcistico nazionale. Lo dimostrano i numeri dello stadio, la presenza costante dei tifosi e il legame profondo tra la città e la maglia granata. Proprio per questo la delusione attuale pesa ancora di più.
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La sensazione diffusa è che la Salernitana abbia perso sé stessa: non solo sul piano tecnico, ma soprattutto nella capacità di trasmettere appartenenza, ambizione e organizzazione. Per uscire da una crisi come questa, non basta di certo qualche innesto di mercato o qualche cambio di panchina.

Riparare la discesa

Il futuro della Salernitana passa da una parola spesso abusata nel calcio ma oggi inevitabile: ricostruzione. Servono una direzione tecnica chiara, investimenti mirati e una società capace di prendere decisioni coerenti nel lungo periodo. La priorità dev'essere restituire al club un’identità riconoscibile.

Mercoledì 27 alle ore 20:00, i granata si giocheranno una parte importante del proprio futuro nel ritorno della semifinale playoff di Serie C in casa del Brescia, dopo l’1-1 maturato nella gara d’andata. Una sfida che vale molto più di una finale: è il primo vero bivio per tentare di ricominciare la risalita verso la Serie A e restituire speranza a una tifoseria che, nonostante tutto, continua a crederci.

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