Nel giro di tre anni la Salernitana è passata dalla Serie A ai playoff di C: una crisi profonda che ora impone ricostruzione e riscatto.
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La parabola della Salernitana racconta una delle cadute più brusche del calcio italiano recente. Nel giro di pochi anni il club granata è passato dall’entusiasmo della permanenza in Serie A alle inquietudini di una stagione vissuta tra contestazioni, cambi di guida e l’incubo della Serie C. Una discesa lenta ma costante, che oggi impone una riflessione profonda sul futuro della società e sulla necessità di ricostruire basi solide.
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Dall'impresa della salvezza all'illusione della stabilità
La stagione 2021/22 aveva consegnato alla città di Salerno una delle salvezze più emozionanti della storia recente della Serie A. Dopo un girone d’andata disastroso, l’arrivo di nuovi investimenti e una serie di risultati sorprendenti avevano trasformato una squadra spacciata in una protagonista della lotta salvezza. L’ambiente granata sembrava finalmente pronto per consolidarsi nella massima serie.
L’anno successivo, stagione 2022/23, con una salvezza ottenuta con maggiore anticipo e un’identità offensiva riconoscibile, sembrava l’inizio di un percorso di crescita. La Salernitana aveva trovato entusiasmo, pubblico e continuità tecnica. Ma proprio nel momento in cui servivano programmazione e visione, il progetto ha iniziato a perdere equilibrio.
Errori e confusione tecnica: l’inizio della fine
La stagione 2023/24 rappresenta l'inizio della vertiginosa caduta dei granata. Con appena 17 punti, con soli 31 gol fatti e ben 81 subiti, in 38 partite di campionato, è arrivata una netta retrocessione in Serie B. La retrocessione maturata non è stata il frutto di un singolo errore, ma di una lunga serie di decisioni sbagliate. Il mercato ha portato in rosa giocatori spesso fuori condizione o poco funzionali tra loro, mentre la squadra ha cambiato più volte guida tecnica: partendo da Paulo Sousa, passando per "Pippo" Inzaghi e Fabio Liverani, finendo con Stefano Colantuono, non si è mai trovata una vera identità.
Ogni cambio in panchina ha rappresentato un tentativo di correggere la rotta, ma senza un progetto coerente. La Salernitana è apparsa fragile mentalmente, incapace di reagire nei momenti difficili e troppo dipendente dagli episodi. Anche il rapporto con la tifoseria, storicamente passionale e calorosa, si è progressivamente incrinato davanti a prestazioni deludenti e mancanza di chiarezza societaria.
La Serie B e il trauma della doppia caduta
La retrocessione dalla Serie A avrebbe dovuto rappresentare un punto di ripartenza. Invece, dopo appena una stagione in Serie B, la Salernitana si è ritrovata coinvolta in un drammatico playout contro la Sampdoria. Una sfida pesantissima, simbolo di un campionato vissuto sempre sul filo dell’incertezza e della fragilità.
Il verdetto finale è stato amarissimo: la sconfitta nel playout ha sancito la retrocessione in Serie C, certificando una crisi sportiva e societaria che sembrava impensabile solo pochi anni fa. Dalla salvezza eroica in Serie A al crollo fino alla terza serie: una caduta verticale che ha lasciato incredulità e rabbia in una piazza abituata a vivere il calcio con passione totale.
Salerno, una piazza che merita risposte
Nonostante il periodo difficile, Salerno resta una delle piazze più calorose e identitarie del panorama calcistico nazionale. Lo dimostrano i numeri dello stadio, la presenza costante dei tifosi e il legame profondo tra la città e la maglia granata. Proprio per questo la delusione attuale pesa ancora di più.Caricamento post Instagram...
Riparare la discesa
Il futuro della Salernitana passa da una parola spesso abusata nel calcio ma oggi inevitabile: ricostruzione. Servono una direzione tecnica chiara, investimenti mirati e una società capace di prendere decisioni coerenti nel lungo periodo. La priorità dev'essere restituire al club un’identità riconoscibile.Mercoledì 27 alle ore 20:00, i granata si giocheranno una parte importante del proprio futuro nel ritorno della semifinale playoff di Serie C in casa del Brescia, dopo l’1-1 maturato nella gara d’andata. Una sfida che vale molto più di una finale: è il primo vero bivio per tentare di ricominciare la risalita verso la Serie A e restituire speranza a una tifoseria che, nonostante tutto, continua a crederci.
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