Giampaolo non vuole un Milan monco: bisogna segnare di più

Giampaolo e i primi piani tattici 2019-2020

di Redazione Derby Derby Derby

di Max Bambara –

Quante volte ci è capitato di ascoltare una delle frasi più classiche e maggiormente rituali pronunciata dagli allenatori durante una conferenza stampa: “non contano i moduli, contano i giocatori”. Tante volte, forse troppe. Può essere vero, senza dubbio, però sia consentito evidenziare come la derubricazione facile del modulo a questione secondaria sia una sorta di escamotage da parte di tanti allenatori, utile ad eludere le domande più insidiose. Ciò è legittimo da parte dei tecnici ma, se viene accettato come verità assoluta, non è produttivo. I moduli infatti contano, nonostante qualche pensiero illuminato o troppo superficiale, e, soprattutto, hanno un peso specifico. Siamo del parere che anche il nuovo allenatore del Milan ne sia perfettamente consapevole e, non a caso, durante la sua conferenza stampa di presentazione, ha usato una frase particolarmente circostanziata: “dobbiamo migliorare la sintesi fra gol segnati e gol subiti”. Giampaolo esprime una grande verità perché in questa frase, all’apparenza tautologica, si cela il vero problema del Milan, non della scorsa stagione, bensì delle ultime quattro stagioni, tutte accomunate da alcuni dati simili. Innanzitutto dal 2015 in poi il Milan è sempre partito con l’idea di centrare la zona Champions.

Negli anni sono stati messi in discussione prima Mihajlovic, poi Montella, infine Gattuso, senza però prendere in considerazione il fatto che tutti e tre questi allenatori non hanno mai allenato squadre costruite in maniera omogenea, seguendo un progetto di gioco credibile. Nelle ultime quattro estati infatti, il Milan ha avuto ben quattro proprietà diverse e, in conseguenza, quattro linee societarie distinte e distanti, non collegate fra esse e disomogenee nel modo di vedere e valutare la rosa. Nel 2015 c’era ancora la vecchia gestione guidata da Adriano Galliani, nel 2016 c’era la cogestione fra la parte italiana e quella cinese, nel 2017 il mercato è stato condotto da Massimiliano Mirabelli, mentre nel 2018 il dominus del mercato rossonero è stato Leonardo. Nessuna stabilità quindi e, pertanto, scarsa progettualità. Il dato estemporaneo ha sempre prevalso sul dato costruttivo, non per colpe specifiche di qualcuno in particolare, ma per ovvii motivi di mere contingenze figlie del tempo. Ne sono nate sempre squadre monche in cui il reale problema è stato la fase offensiva. Dal Milan di Mihajlovic (49 reti) al Milan di Gattuso ultima versione (55 reti), passando per le 56 e 57 segnature nelle stagioni di mezzo, l’aggregato dei gol in Serie A del Milan è stato sempre troppo basso.

Non solo, c’è un altro particolare che balza all’occhio e dà lo spaccato più chiaro della situazione. Nel Milan degli ultimi 4 anni, è sempre andata in doppia cifra la prima punta titolare e mai nessun altro giocatore presente in organico. Bacca, nel 2015-16, fece 18 reti, la coppia Bacca-Lapadula nella stagione successiva (si alternarono nel ruolo di punta titolare) mise a segno 21 reti (13 Bacca, 8 Lapadula) in campionato, Cutrone e Kalinic nella stagione 2017-18 misero a segno 16 marcature (10 Cutrone, 6 Kalinic), mentre Higuain e Piatek nell’ultimo anno sportivo, hanno realizzato 15 reti (6 Higuain, 9 Piatek). Altri giocatori in doppia cifra? Nessuno. Ecco, quando Giampaolo dice che va migliorata la sintesi fra gol segnati e gol subiti, probabilmente fa riferimento a questi numeri ed al dato comune a quelle stagioni per cui si è segnato troppo poco giocando quasi sempre con una sola punta.

Il 4-3-1-2 che, stando ai rumors, il tecnico ex doriano vorrebbe implementare, dà un respiro diverso al Milan ed una dimensione nuova ad una fase offensiva che, di stagione in stagione, ha finito per incartarsi su sé stessa, arrivando a dare colpe e responsabilità ai numeri 9 che si sono alternati, i quali, comunque, la doppia cifra riuscivano a raggiungerla. In uno sport collettivo come il calcio tuttavia, pensare di raggiungere l’obiettivo stagionale soltanto con i gol importanti di un giocatore, diventa pretesa luciferina. Serve almeno un centrocampista che si avvicini alla doppia cifra ed è necessaria una seconda punta capace di giocare per Piatek e di fare anche gol con buona continuità. D’altronde il Milan ha chiuso la stagione con 36 gol subiti, esattamente quanto il Napoli arrivato secondo. In Champions però ci è andata l’Atalanta che ha sì subito 10 reti in più del Milan, ma ha anche realizzato 22 gol in più. Nel calcio, quasi sempre, ha ragione chi sa osare. Il Milan tutto ciò lo sa bene per storia e tradizione e ritornare al calcio con le due punte è forse il modo migliore per riconciliarsi con sé stessi e provare ad alzare l’asticella che, finora, si è sempre scontrata con un’eccessiva ricerca dell’equilibrio.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy