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MILANO, IL DERBY DEI DANESI

Thomas Helveg e il derby: “L’Inter ha più da perdere, al Milan basta anche un pareggio…”

12 Jun 1998:  Thomas Helveg of Denmark is brought down by Khamis Al-Owairan of Saudi Arabia during the World Cup group C game at the Felix Bollaert Stadium in Lens, France. Denmark won 1-0.  Mandatory Credit: Shaun Botterill /Allsport

Il derby di Milano visto da un doppio ex speciale

Redazione DDD

Connazionale di Kjaer ed Eriksen, il danese Thomas Helveg il derby della Madonnina lo ha vissuto con entrambe le maglie: "Seguo molto il Milan, credo non sia una sorpresa da dire, anche di più di Udinese e Inter, le mie altre due squadre italiane. Vedendo anche l'ultima sfida contro la Roma, mi sembra che abbia trovato un qualcosa che completa un po' tutto. Non ti so dire cosa, ma giocando bene o male i risultati stanno arrivando e questo è fondamentale. Guarda la Juve: non è una squadra scarsa, ma fa fatica a trovare risultati. Sono periodi che non durano tanto, ma alla fine chi raccoglie di più in questi momenti va a vincere. Il passaggio dal Milan all'Inter? Non ha lasciato grande traccia. Non ho trovato grandi differenze, né durante le partite, né quando facevo una passeggiata in centro. Questo è stato molto piacevole. All'Inter mi sono trovato subito bene. C'era sempre qualche tifoso nerazzurro che ridendo mi diceva: 'ora sei nella squadra giusta di Milano'. Ma sempre con grande sportività, con lo spirito giusto. Sia al Milan che all'Inter ho trovato campioni incredibili. Adriano era un avversario scomodissimo per tutte le difese. Fisicamente era già difficile da tenere. Non era uno tecnicamente troppo forte, ma fisicamente ti passava sopra. Non voglio fare paragoni, ma un po' Lukaku mi ha ricordato lui. Poi quando calciava... era come un cavallo! (ride, n.d.r.). Le difficoltà lui le ha trovate a livello mentale, al di fuori del campo. Credo fosse un po' fragile. Per fortuna che giocava con me!".

 (Photo by Getty Images)

(Photo by Getty Images)

E' la settimana del derby. Come vivevi a Milano i giorni precedenti a questa partita? "Non era solo - ha risposto Helveg nell'intervista concessa a L'interista.it - la settimana del derby, iniziava da molto prima. Ricordo la mia prima Stracittadina: già tre settimane prima si cominciava a parlarne, della sua importanza. Ogni volta che uscivamo dall'allenamento c'erano tifosi che volevano soltanto parlare del derby, fregandosene della partita successiva che veniva prima, che per squadre come Milan ed Inter è sempre fondamentale. La prima volta che vidi questa cosa fu una cosa divertente, perché vedevo queste persone che non pensavano ad altro. Arrivavo poi da fuori ed osservavo la grandezza di sfide come questa e Roma-Lazio. Una volta in campo poi, ho capito il tutto, su come veniva sentito da tutti. Una esperienza intensa: divertente, ma non facile".

E quello di domenica sarà fondamentale: che derby ti aspetti? "Il derby rimane una partita importantissima, sempre. L'Inter insegue, con un distacco di 7 punti, sicuramente farà la differenza vincere o perdere perché potrebbe cadere a 10 punti o tornare in corsa per lo scudetto. Penso che i nerazzurri vorranno partire forte, andando all'attacco. Anche se il Milan avrà la maggior parte dei tifosi dalla sua visto che è in casa. La squadra di Inzaghi ha molto di più da perdere. Al contrario al Milan anche un pareggio potrebbe andare bene, anche se ovviamente cercherà i 3 punti. Sarà una bella sfida, imprevedibile. Eriksen? Chi ama il calcio ha vissuto quanto successo rimanendo scosso. Io ero allo stadio, non si capiva come stesse, sono state ore di grande paura, spavento. Non è stato piacevole. E' finita bene, per fortuna. Abbiamo avuto un grande sospiro di sollievo. Cose come questa riuniscono la gente. In Danimarca, l'amore per la nazionale è stato rafforzato. Fra le difficoltà dovute al Covid-19 e la vicenda-Eriksen, la nostra Nazione si è riunita sempre di più. Già c'era voglia di festeggiare per il ritorno allo stadio. Quindi: grande spavento, ma anche una cosa bella, un mix di emozioni incredibile. Ora lo posso dire perché è andata bene per Christian. Ora se vedi la Nazionale quando gioca, è un'onda di emozione che non finisce mai. Non dico che sia così a causa di quanto successo a lui, ma sicuramente ha contribuito".

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