Il derby delle date tra 1922 e 1926: quando è nato il Napoli? I toni sono accesi!

Il derby delle date tra 1922 e 1926: quando è nato il Napoli? I toni sono accesi!

Il Napoli compie oggi 93 anni secondo il sito ufficiale del Club di De Laurentiis, ma lo storico partenopeo Angelo Forgione è di tutt’altro avviso

di Redazione Derby Derby Derby

di Leonardo Sasso –

“93 anni di storia, di campioni e di momenti indimenticabili. Tanti auguri Napoli”. Così su Twitter il Napoli ha festeggiato il suo compleanno. Il 1° agosto 1926, infatti, veniva fondato il club. A questo punto dovrebbero partire le immagini, le musiche e le emozioni di celebrazione dell’evento. E invece in casa Napoli inizia la discussione storica.

E’ proprio lo storico, nonchè giornalista e scrittore, Angelo Forgione, a sostenere che la data non sia quella “giusta”. Secondo questa rilettura storica, il Napoli era già nato nel 1922 e quattro anni dopo, nel 1926, cambiò denominazione, per motivi politici. Un po’ come accadde all’Ambrosiana e al Milano, ovvero Inter e Milan, durante il ventennio.

La prima botta al 1′ agosto, Forgione l’ha data su Twitter: “È il giorno del falso compleanno del Napoli. È che una narrazione imprecisa, ripetuta continuamente, diventa ufficiale, come dimostra la falsa datazione della nascita della pizza margherita. Dunque, fate pure gli auguri al Napoli, se vi pare”.

Succede agli storici di non prendere per buone le date che sono ormai divenute consuetudine. In casa Milan, ad esempio, Luigi La Rocca sostiene che il Milan non sia nato il 16 dicembre, ma che quel giorno fosse già nato da diversi giorni, mentre altri storici accreditano la data del 18 dicembre.

Per rimanere al Napoli, Forgione ha rincarato la dose su Facebook: “La data del 1926  non è la data di fondazione del club ma quella del cambio di denominazione per motivi politici. Dal nome inglese a quello italiano, dettato dall’applicazione della Carta di Viareggio, uno statuto ufficializzato proprio nell’agosto 1926 dal commissario straordinario della FIGC e presidente del CONI Lando Ferretti per mettere letteralmente il movimento calcistico italiano nelle mani del Fascismo e ricondurre il Calcio al processo di “nazionalizzazione” mussoliniana. Il Napoli, questo Napoli, era già nato nell’ottobre del 1922, quando si era realizzata la fusione tra Naples Foot-Ball Club e l’U.S. Internazionale Napoli, e si era costituito l’Internaples Foot-Ball Club, che aveva eletto come presidente Emilio Reale (patron anche della vecchia U.S. Internazionale) e scelto il colore azzurro. Quella squadra, il primo Napoli, militava nella Lega Sud della Prima Divisione Nazionale, divisa in due competizioni distinte del Nord e del Sud. Dal 1898, infatti, anno di fondazione della Federazione Italiana Foot-Ball, poi FIGC, il Nord-Italia monopolizzava il campionato italiano, rendendolo espressione del “triangolo industriale” appena nato e relegando le squadre centro-meridionali al ruolo di comprimarie, prima escludendole dai tornei che assegnavano il titolo di campione d’Italia e poi fingendo, nel 1912, di ascoltarne le proteste con la concessione di una finalissima tra le squadre vincitrici di un Girone Nord (con Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia e Veneto) e di un Girone Sud (con Toscana, Lazio e Campania). Finali pro forma, perché tutti, compresa la FIGC, erano ben consci del divario creato tra i due movimenti calcistici. Nel 1925, la precaria situazione finanziaria dell’Internaples aveva convinto Emilio Reale a cedere il club al facoltoso commerciante Giorgio Ascarelli, più adatto a garantire sicurezza al club. Il nuovo presidente, il secondo della storia del club, aveva ingaggiato l’allenatore lombardo Carlo Carcano, già calciatore della Nazionale, e la giovane promessa piemontese Giovanni Ferrari. Dalle giovanili era stato promosso in prima squadra un certo Attila Sallustro. Quella compagine era poi arrivata a giocarsi, con esito infelice, la finale di Lega Sud contro l’Alba Roma, valevole per l’accesso all’inutile finalissima nazionale per lo scudetto. Lì irruppe il regime fascista, impegnato nel processo di “nazionalizzazione” del Regno d’Italia. I sodalizi del Nord protestarono per le decisioni superiori, riunendosi più volte a Genova, Torino e Milano, ritenendo le tre squadre di Napoli e Roma inadeguate alla competizione e usurpatrici di posti spettanti al Calcio settentrionale. L’ostracismo, però, dovette piegarsi alla volontà politica. A Napoli, a quel punto, si pose un problema serio. Mussolini detestava gli inglesismi, e pur italianizzando il nome Internaples ne sarebbe venuta fuori la “Internazionale”, che ricordava l’Internazionale comunista, avversaria politica del Fascismo. Il presidente Ascarelli, di origine ebraica, suggerì allora la più opportuna adozione del semplice nome italiano della città”.

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