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In attesa di Roma-Lazio…

Mou senti Banfi: “Per vincere il derby contro la Lazio serve questa tattica…”

Mou senti Banfi: “Per vincere il derby contro la Lazio serve questa tattica…”

E se lo dice l'Allenatore nel Pallone....

Redazione DDD

di Giuseppe Martorana -

Uno dei derby più accesi del panorama calcistico, quello tra Roma e Lazio andrà in scena domenica prossima e, tra i tanti personaggi sentiti in questa settimana speciale per entrambe le tifoserie c’è anche lo storico attore del film Un allenatore del pallone, Lino Banfi, che intervistato da Antonio Ferrantino su Pagine Romaniste ha voluto presentare il match. “Quella di domenica contro la Lazio sarà una bella guerra, ma per fortuna non ci saranno né morti nè feriti, ma solo persone incazzete e altre meno incazzete. Mourinho non lo conosco personalmente, ma tutti lo chiamano Mou e in dialetto pugliese significa adesso. Dunque se questo nome ha il significato che gli attribuiamo noi, Mou dobbiamo vincere. Noi siamo pronti e dico che finirà 2-1 per la Roma”.

Pronta anche la risposta sulla “tattica” che utilizzerebbe per affrontare la Lazio di Sarri: “Andrei con la B-zona ed il Nodo al Pettine, un nuovo metodo che sto mettendo a punto in questi giorni. Il nodo al pettine è semplice da capire, ma difficile da applicare: bisogna riuscire a fare dei tiri che nessuno si aspetta in modo da cogliere di sorpresa gli avversari; un po’ come faceva Francesco Totti. Il capiteno, che con la punta del piede faceva saltare sopra la chepa del portiere il pallone mandandolo in rete. Il metodo che utilizzerei contro la Lazio è questo. È vincente, ve lo assicuro” ribadisce l’attore pugliese che spiega anche come si è avvicinato al mondo del calcio: “Da giovane non ero un appassionato, fino a quando non mi dissero che il padre di un attore era paralitico, era sulla sedia a rotelle, e poiché il figlio non poteva accompagnarlo sempre allo stadio cercava una persona che avrebbe potuto farlo. Mi avrebbero pagato 2.000 lire e fatto mangiare qualcosa al bar. Dissi subito: “Io sono laziale”. Volevo lavorare e guadagnare qualcosa. La domenica andai allo stadio: il figlio ci accompagnò in macchina e una volta vicino l’Olimpico faccio sedere sulla carrozzina l’uomo e facciamo un tratto di strada prima di sederci. Quando passammo davanti al bar vidi che sto laziale non mi pagò nè panino nè niente. Tra l’altro non parlava quasi mai ed era sempre incazzeto. Guardai la partita, anche se non me ne importava nulla, ed ero arrabbiato con lui a tal punto che l’avrei lasciato lì da solo, ma dato che non fa parte del mio carattere, l’ho aiutato. Un altro giorno, invece, mi chiesero di accompagnare un romanista. Dissi: “Della Lazio o della Roma non mi interessa, l’importante è che mi offre da mangiare”. Glielo dissero e quel signore mi fa: “Aò me sei simpatico. Ce famo na bella amatriciana”. Io gli rispondo: “Azzo! Vengo subito”. Mi diede la stessa paga del laziale, ma in più, una volta al bar del tennis, ci sedemmo a un tavolino e iniziammo a mangiare. A un certo punto mi fa: “Se famo un po’ de trippa?”. Feci un pranzo che non riuscii a stare in piedi a guardare la partita. Da allora cercai sempre questa persona per andare a vedere la Roma. Mi rendo conto che questa cosa sembri una barzelletta, ma è così che ho iniziato a seguire la Roma e ad innamorarmi dei suoi colori”.

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