Petrachi: dal derby con la Juve all’asse di mercato con la Juve

Petrachi: dal derby con la Juve all’asse di mercato con la Juve

di Redazione Derby Derby Derby

di Marco Varini –

Dicembre 2009-Maggio 2019, quasi dieci anni di Toro granata per Gianluca Petrachi. Ben noto a Ventura come dirigente, prima in affiancamento all’esperto Rino Foschi e poi in prima persona dal 2010, Petrachi ha affiancato il presidente Cairo nell’avventura torinese. Poco esposto, spesso nell’ombra, Petrachi è stato un punto di svolta fra i dispendiosi e poco produttivi mercati di inizio gestione Cairo e l’escalation verso il periodi delle grandi cessioni remunerative e dell’assestamento del Toro nella parte medio-alta della classifica.

Per questi motivi, Cairo ha tenuto duro quando ha capito che la Roma faceva sul serio con Petrachi. Di fronte alla volontà del dirigente, Roma e Torino si sono “aggiustate” con un trasferimento minore a livello giovanile come risarcimento. E’ così che è iniziata letteralmente una nuova vita per Petrachi. Ma davvero nuova. Per dieci anni, per lui la Juventus era l’altra squadra di Torino, la rivale cittadina, l’avversaria del derby. Oggi, la logica è diversa. Diametralmente opposta. L’asse di mercato fra Roma e Juventus è forte e chiaro.

La Roma sta tenendo, forse non a caso, in scacco l’Inter per Dzeko, ma attende il lavorio ai fianchi del club bianconero sul Pipita per avere all’Olimpico il bomber argentino. C’è già stato lo scambio Spinazzola-Luca Pellegrini. La Juventus, per Petrachi, non è più l’altra metà del derby, ma un interlocutore privilegiato anche alla luce di quello che è accaduto negli anni scorsi, vedì Pjanic, vedi Szczesny. Dal canto suo Petrachi si è presentato così: “Dzeko? Non è uno si sveglia al mattino decide di andar via, si mette d’accordo con un’altra squadra e ci ricatta. Se non ha gli stimoli giusti, porta una squadra che porta il grano e poi può andare. Non mi piace essere preso per la gola. Non mi interessa che abbia raggiunto un accordo. Lui deve essere uno che fa parte di questa casa, ma non ne è il proprietario. Non ci faremo strozzare da nessuno. Le soluzioni che abbiamo trovato abbiano un senso logico e calcistico. Higuain? Può essere un nuovo Batistuta. Manolas? Voleva andare via. Il Napoli ha fatto una proposta importante, Diawara ha bisogno di fiducia, ma ha quel profilo. Ieri mi ha chiamato ed è disposto a non fare vacanze. Ecco questo è il senso di appartenenza e di entusiasmo che vogliamo”.

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