Alex Morgan scherzava, ma negli Usa se la sono presa

Alex Morgan scherzava, ma negli Usa se la sono presa

di Redazione Derby Derby Derby

di Giuseppe Livraghi –

Galeotto fu il tè (anzi, il tea). Quello che doveva essere un simpatico modo d’esultare si è trasformato, incredibilmente, in un “caso”: i sudditi di Sua Maestà Britannica non hanno, infatti, gradito il comportamento dell’attaccante della Nazionale femminile statunitense Alex Morgan, la quale ha festeggiato una sua realizzazione alle “cugine” d’oltreoceano mimando la degustazione della bevanda amatissima dagli albionici. Il fatto risale alla gara delle semifinali del Mondiale femminile, disputatasi lo scorso 2 luglio a Lione e terminata col successo per 2-1 delle yankee, con la rete decisiva realizzata dalla Morgan al 31′. Visto il polverone venutosi a creare, la stessa attaccante statunitense (all’anagrafe Alexandra Patricia Morgan) ha tenuto a precisare che il suo gesto non voleva affatto essere offensivo.

Spazzato via, quindi, ogni possibile riferimento alla “rivolta del tè” o “Boston tea party”, episodio relativo alla Guerra d’Indipendenza Americana avvenuto il 16 dicembre 1773, quando un gruppo di patrioti yankee (i Figli della Libertà) gettò a mare il carico di tè caricato su navi inglesi ancorate nel porto di Boston. Per la cronaca, le statunitensi, dopo il successo per 2-1 sulle cugine inglesi (frutto delle reti di Christen Press al 10′ e -appunto- di Alex Morgan al 31′, nonché della parata del portiere Alyssa Naeher sul rigore di Stephanie Houghton all’84’), si sono aggiudicate la competizione trionfando nella finale con l’Olanda, piegata (2-0) dalle realizzazioni di Megan Rapinoe (su rigore) al 61′ e di Rose Lavelle al 69′. Per le ragazze a stelle e strisce si tratta della conferma del titolo conquistato nell’edizione del 2015 organizzata in Canada. Il palmarès della Nazionale femminile USA si aggiorna, dunque, a quattro titoli iridati (1991, 1999, 2015 e 2019), altrettanti oro olimpici (1996, 2004, 2008 e 2012) e ben otto titoli continentali della CONCACAF. Questo Mondiale ha un valore forse maggiore di quello di quattro anni or sono, poiché conquistato senza le realizzazioni dell’implacabile Abby Wambach e le “parate impossibili” dell’italoamericana Hope Solo, rispettivamente ritiratesi dal calcio giocato nel 2015 e nel 2016.

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